giovedì 9 agosto 2018

I saluti estivi con Augusto Minzolini sulla situazione politica alla chiusura delle Camere


A che punto siamo con la Brexit?

 
L'UE e il Regno Unito hanno raggiunto l'8 dicembre, un accordo sulle seguenti questioni prioritarie della prima fase dei negoziati:
diritti dei cittadini: i cittadini dell'UE residenti nel Regno Unito e i cittadini del Regno Unito residenti nell'UE potranno continuare ad esercitare i diritti attualmente garantiti dalle normative europee, sulla base dei principi di parità di trattamento e di non discriminazione. In tale ambito non è stata accolta la richiesta dell'UE affinché la tutela dei diritti dei cittadini dell'UE residenti nel Regno Unito fosse garantita direttamente dalla giurisdizione della Corte di giustizia dell'UE. Le disposizioni relative alla protezione dei diritti dei cittadini UE residenti nel Regno Unito saranno sostanzialmente incorporate nel diritto britannico (avranno dunque applicabilità diretta e non potranno essere modificate unilateralmente dal Regno Unito attraverso una legge ordinaria) ed i tribunali britannici dovranno fare riferimento diretto ad esse, assumendo a riferimento le sentenze della Corte di giustizia dell'UE. In caso di incertezza è previsto, da parte delle corti del Regno Unito, un sistema di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell'UE per un periodo di 8 anni dall'entrata in vigore dell'accordo di recesso. Il controllo sulla corretta applicazione delle disposizioni relative ai diritti dei cittadini sarà esercitato dalla Commissione europea e, nel Regno Unito, da una autorità indipendente;
liquidazione finanziaria: il Regno Unito si impegna ad onorare tutti gli obblighi finanziari dovuti per la sua partecipazione all'UE, secondo la metodologia di calcolo proposta dall'UE. In particolare, il Regno Unito si impegna a onorare tutti gli obblighi finanziari fino al 2020, data di scadenza del quadro finanziario pluriennale di bilancio dell'UE attuale e gli altri impegni finanziari già assunti che dovrebbero andare oltre tale data. Secondo le prime stime non ufficiali, tale impegno corrisponderebbe ad una cifra tra i 45 e i 60 miliardi di euro;
confine tra Irlanda e l'Irlanda del Nord : L'UE e il Regno Unito si sono impegnati a tutelare gli accordi del Venerdì santo (o accordo di Belfast) del 1998. Il Regno Unito si impegna a presentare soluzioni per regolamentare il confine tra Irlanda del Nord ed Irlanda senza la creazione di una frontiera fisica e senza controlli alla frontiera, nel quadro della definizione dell'accordo sulle future relazioni tra UE e Regno Unito. In mancanza di un accordo tra le parti il Regno Unito si impegna a mantenere il pieno allineamento regolamentare con le disposizioni dell'UE relative al mercato interno ed all' Unione doganale, funzionali al rispetto della cooperazione nord/sud in Irlanda e degli accordi del 1988.
Si ricorda che, il 4 dicembre 2017, l'UE e il Regno Unito avevano raggiunto un accordo che prevedeva che solo l'Irlanda del Nord avrebbe mantenuto su base volontaria un allineamento regolamentare con l'UE e quindi sarebbe rimasta sostanzialmente nel regime doganale dell'UE (ciò avrebbe implicato la creazione di un sistema di controllo alla frontiera tra l'Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito). Il Governo inglese ha poi dovuto ritirare tale proposta, in quanto il Partito Democratico Unionista (che sostiene dall'esterno il Governo di minoranza conservatore) ha indicato la propria contrarietà ad applicare all'Irlanda del Nord un regime regolamentare diverso da quello del restante territorio del Regno Unito.
Il 19 marzo 2018, il capo negoziatore per l'UE, Michel Barnier, e David Davis, capo negoziatore per il Regno Unito, hanno annunciato di aver raggiunto una parziale intesa su un progetto di accordo di recesso del Regno Unito dall'UE, volto a tradurre il contenuto dell'accordo sulle questioni prioritarie che era stato raggiunto l' 8 dicembre 2017
In particolare, il progetto di accordo di recesso prevede:
  • un periodo transitorio dal 30 marzo 2019 al 31 dicembre 2020 nel corso del quale il Regno Unito cesserà di partecipare al processo decisionale dell'UE, poiché sarà diventato uno Stato terzo, ma conserverà pieno accesso al mercato unico dell'UE. Nel corso di tale periodo il Regno Unito potrà negoziare accordi commerciali con Paesi terzi che potranno entrare in vigore prima della conclusione del periodo transitorio solo previa autorizzazione dell'UE;
  • la garanzia anche per i cittadini dell'UE che si registreranno nel Regno Unito nel corso del periodo di transizione (30 marzo 2019 – 31 dicembre 2020) degli stessi diritti garantiti ai cittadini dell'UE già residenti nel Regno Unito;
  • l'impegno del Regno Unito ad onorare la liquidazione finanziaria sulla base dell'accordo che era stato raggiunto l'8 dicembre (v. sopra).
Il progetto di accordo non contiene ancora una soluzione su alcune questioni e in particolare sulle modalità per evitare un confine fisico tra Irlanda e Irlanda del Nord.
Regno Unito e l'UE si sono comunque accordati sull'inserimento nell'accordo di recesso di una clausola di salvaguardia sull'allineamento regolamentare tra Irlanda e Irlanda del Nord con le disposizioni europee relative al mercato interno nell'Irlanda del Nord (il che implicherebbe la creazione di una separazione regolamentare tra Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito), che si applicherebbe in mancanza di altra soluzione, da individuarsi nell'ambito del negoziato sulle future relazioni tra l'UE e il Regno Unito.
Si ricorda che tale proposta, in un primo tempo, era stata giudicata irricevibile da parte della Premier britannica, Theresa May.

Avvio della seconda fase dei negoziati

Il Consiglio dell'UE ha adottato il 29 gennaio 2018 ulteriori direttive di negoziato (che integrano per i profili della disciplina del periodo transitorio le direttive di negoziato che erano state adottate dal Consiglio il 22 maggio 2017).
Le direttive di negoziato aggiuntive prevedono che:
  • il periodo di transizione dovrà essere definito chiaramente e limitato precisamente nel tempo, e dovrà concludersi entro il 31 dicembre 2020. Le disposizioni dell'accordo di recesso relative ai diritti dei cittadini dovranno quindi applicarsi dalla data in cui termina il periodo di transizione.
    La data del 31 dicembre 2020 coincide con la scadenza del corrente quadro finanziario pluriennale dell'UE 2014-2020. Secondo stime della Commissione europea, l'uscita del Regno Unito dall'UE potrebbe produrre una riduzione nel bilancio annuale dell'UE tra i 10 e i 12 miliardi di euro, corrispondente a circa il 10 per cento del bilancio annuale dell'UE, che si aggira sui 150 miliardi di euro l'anno;
  • nel periodo transitorio, il Regno Unito continuerà a partecipare all'Unione doganale e al mercato unico (con tutte e quattro le libertà) e l'acquis dell'UE continuerà ad applicarsi integralmente nei suoi confronti e al suo interno esattamente come se fosse ancora uno Stato membro. Di conseguenza, il Regno Unito dovrà restare vincolato agli obblighi derivanti dagli accordi conclusi con i Paesi terzi. Qualsiasi modifica dell'acquis decisa nel periodo di transizione si applicherà automaticamente al Regno Unito;
  • nel corso del periodo transitorio si applicheranno tutti gli esistenti strumenti e strutture dell'Unione in materia di regolamentazione, bilancio, vigilanza, attività giudiziaria ed esecuzione, ivi compresa la competenza della Corte di giustizia dell'Unione europea;
  • dal 30 marzo 2019 il Regno Unito sarà un paese terzo. Come tale non sarà quindi più rappresentato nelle istituzioni, organi e organismi dell'Unione.
Il Consiglio europeo del 22 e 23 marzo 2018 ha poi adottato orientamenti per quanto riguarda il negoziato sul quadro delle future relazioni tra UE e Regno Unito, nei quali, in particolare, si prevede che:
  • l'UE intende stabilire con il Regno Unito una cooperazione più stretta possibile, che comprenda la cooperazione economica e commerciale, ma anche la lotta contro il terrorismo e la criminalità internazionale, e la politica di sicurezza, difesa ed estera;
  • le 4 libertà del mercato unico (libera circolazione dei capitali, delle merci, dei servizi e delle persone) sono indivisibili e non sarà possibile negoziare un accordo basato sui singoli settori (cosiddetto "cherry picking");
  • considerato che il Regno Unito non intende partecipare al mercato unico o all'Unione doganale, si indica l'intenzione di avviare i lavori per un accordo di libero scambio, che comprenda il commercio di beni in tutti i settori e senza tariffe o restrizioni quantitative, il commercio di servizi (i servizi finanziari al momento non sono esclusi), compatibilmente con il futuro status di paese terzo del Regno Unito, accesso ai rispettivi mercati di appalti, investimenti e protezione della proprietà intellettuale, comprese le denominazioni di origine e l'accesso reciproco alla acque e alle risorse della pesca;
  • il futuro partenariato tra UE e Regno Unito dovrebbe, inoltre:
    - comprendere disposizioni ambizione sulla circolazione delle persone fisiche, sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e sul riconoscimento delle qualifiche professionali;
    - puntare a mantenere la connettività tra UE e Regno Unito in materia di servizi di trasporto, mediante un accordo sul trasporto aereo e accordi sulla sicurezza aerea;
    - prevedere condizioni per la partecipazione del Regno Unito, in quanto Paese terzo, ai programmi dell'UE ad esempio nei settori della ricerca, istruzione, cultura;
    - fornire garanzie volte ad assicurare condizioni di parità, con l'obiettivo di prevenire un vantaggio concorrenziale sleale di cui il Regno Unito potrebbe beneficiare indebolendo i propri livelli di protezione relativi a misure fiscali, sociali, ambientali e regolamentari, nonché in materia di concorrenza ed aiuti di Stato;
    - contemplare efficaci scambi di informazioni, il sostegno alla cooperazione operativa tra autorità di contrasto e la cooperazione giudiziaria in materia penale;
    - prevedere adeguati meccanismi di consultazione, coordinamento e cooperazione in materia di politica estera, di sicurezza e di difesa da realizzarsi sulla base di un accordo sulla sicurezza delle informazioni;
    - prevedere una governance delle relazioni tra UE e Regno Unito in materia di vigilanza, risoluzione delle controversie, sanzioni e meccanismi di ritorsione incrociata.

Libro bianco del Governo del Regno Unito sulle future relazioni con l'UE

Il Governo del Regno Unito ha pubblicato il 12 luglio 2018 il Libro bianco sulle future relazioni tra il Regno Unito e l'UE.
Nel libro bianco il Governo del Regno Unito presenta la sua piattaforma negoziale per la seconda fase dei negoziati sulla Brexit, relativa al quadro delle future relazioni del Regno Unito con l'UE.
Nel libro bianco, il Governo del Regno Unito propone di regolare le future relazioni tra Regno Unito e UE nel quadro di un accordo di associazione con una architettura istituzionale che dovrebbe essere ricalcata sulla base di accordi quali ad esempio l'accordo economico e commerciale con il Canada (CETA), l'accordo di associazione tra l'UE e l'Ucraina.
Nel libro bianco si indica che l'accordo relativo al futuro quadro delle relazioni tra il Regno Unito e l'UE è inestricabilmente legato all'accordo relativo al recesso del Regno Unito dall'UE e che quindi i due accordi devono essere conclusi insieme
In particolare, per il futuro quadro delle relazioni tra il Regno Unito e l'UE il Libro bianco propone:
  • la creazione di un'area di libero scambio tra Regno Unito per i prodotti agricoli e alimentari e industriali, sulla base del quale il Regno Unito si impegna a uniformarsi alla regolamentazione dell'UE, evitando cosi la creazione di frontiere fisiche, dazi e tariffe per la circolazione di tali prodotti. Da tale area sarebbero esclusi i settori dei servizi (e quindi anche dei servizi finanziari, che non disporranno più dei diritti del "EU Single passport" ) e del digitale che il Regno Unito sarebbe libero di regolamentare in modo autonomo. La creazione di un'area di libero scambio per i prodotti agricoli, alimentari e industriali consentirebbe di evitare la creazione di un confine fisico tra l'Irlanda del Nord e l'Irlanda e al tempo stesso consentirebbe di mantenere l'unita regolamentare per la circolazione di tali prodotti nell'intero Regno Unito;
    Come conseguenza della creazione dell'area di libero scambio il Regno Unito chiede di poter continuare a partecipare (contribuendo finanziariamente) alle Agenzie europee che provvedono a regolare la libera circolazione dei prodotti, quali l'Agenzia europea delle sostanze chimiche, l'Agenzia europea per la sicurezza aerea, l'Agenzia europea per i medicinali.
  • di cessare la libera circolazione delle persone, con la possibilità per il Regno Unito di poter riprendere il controllo sull'immigrazione preservando forme di agevolazione per la mobilità di studenti e di lavoratori qualificati;
  • di armonizzare i sistemi doganali attraverso un Trattato di armonizzazione ( Facilitated customs arrangement - FCA) che preveda che nel Regno Unito vengano riscosse per contro dell'UE le tariffe europee per i beni destinati al mercato UE mentre per i beni destinati al mercato interno si applicheranno le tariffe britanniche;
  • una cooperazione sull'energia e i trasporti;
  • pur non partecipando più alla definizione della politica estera, di difesa, di sicurezza e di giustizia ed affari interni dell'UE, il Regno Unito chiede una cooperazione tra UE e Regno Unito nel settore della sicurezza che includa un mantenimento delle capacità operative ai fini della protezione dei cittadini, compresa la possibilità di condividere dati, informazioni e forme di cooperazione pratiche per perseguire la criminalità e il terrorismo. A tal fine chiede di conservare (contribuendo finanziariamente) l'attuale partecipazione del Regno Unito a Europol e Eurojust, lo sviluppo di accordi per: il coordinamento sulla politica estera di difesa e di sviluppo; una capacità congiunta a supporto della interoperabilità delle forze militari del Regno Unito e dell'UE; il rafforzamento della competitività dell'industria europea della difesa; una ampia cooperazione per affrontare le cause dell' immigrazione illegale; il dialogo strategico in tema di cibersicurezza; lotta al terrorismo; protezione civile e sicurezza della salute.
  • una forte cooperazione in tema di protezione dei dati, che consenta di preservare il libero flusso di circolazione di dati a beneficio delle imprese e delle esigenze di sicurezza;
  • accordi di cooperazione nei settori della ricerca ed innovazione, cultura ed istruzione, sviluppo e cooperazione internazionale, ricerca nel settore della difesa e dello spazio, prevedendo di mantenere la partecipazione del Regno Unito ai relativi programmi dell'UE ai quali il Regno Unito si impegna a fornire il proprio contributo finanziario;
  • un accordo volto ad istituire una forma di negoziato annuale per l'accesso alle rispettive acque di pesca;
  • un sistema di risoluzione delle dispute fondato su una commissione congiunta e forme di arbitrato indipendente vincolante per le parti, che pur facendo riferimento al ruolo della Corte di giustizia dell'UE si fondi sul principio che non può essere la Corte di una delle due parti a risolvere eventuali dispute tra entrambi.
Il Consiglio dell'UE ha esaminato il Libro bianco del governo del Regno Unito in occasione della riunione del 20 luglio scorso, al termine della quale il Capo negoziatore dell'UE, Michel Barnier, ha diffuso una nota nella quale si indica che il Libro bianco contiene vari elementi per una discussione costruttiva sul quadro delle future relazioni tra UE e Regno Unito, come ad esempio la proposta di un accordo di libero scambio, la convergenza sulla necessità di una cooperazione nel settore della sicurezze interna ed esterna, le garanzie sulla protezione dei diritti fondamentali e il riconoscimento della ruolo della Corte di giustizia dell'UE nell'interpretazione del diritto europeo. Al tempo stesso Barnier si è interrogato sulla compatibilità di alcune proposte del Libro bianco con il mandato negoziale ricevuto dal Consiglio europeo, come l'integrità del mercato unico, l'indivisibilità delle quattro libertà e l'autonomia del processo decisionale dell'UE e su altre ancora che non paiono poter essere effettivamente applicabili o paiono suscettibili di creare maggiori oneri amministrativi e burocratici, come ad esempio la proposta di armonizzare i sistemi doganali attraverso un Trattato di armonizzazione, che potrebbe creare rischi di frode.


[1] Attualmente il Regno Unito, come Stato membro dell'Unione, partecipa al mercato unico dei servizi finanziari, all'interno del quale vige il cosiddetto "passaporto unico" ( single passport). Il regime consente a un intermediario autorizzato in uno Stato membro di operare (con succursali o in libera prestazione di servizi) in qualunque altro Stato membro senza bisogno di autorizzazioni. L'uscita del Regno Unito dall'UE comporterà la revoca del passaporto unico; gli intermediari britannici saranno trattati come intermediari dei Paesi terzi e dovranno ottenere una nuova licenza nei diversi Stati membri in cui intendono operare e sottoporsi alla vigilanza da parte delle autorità del paese ospitante.

Risoluzione del Parlamento europeo sul quadro delle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito

Il Parlamento europeo ha approvato il 14 marzo 2018 una risoluzione sulle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito nella quale in particolare:
  • ribadisce che l'accordo internazionale sulle nuove relazioni tra l'UE e il Regno Unito potrà essere formalmente negoziato soltanto allorché il Regno Unito avrà lasciato l'UE e sarà divenuto un paese terzo; ricorda che tale accordo può essere concluso soltanto con la piena partecipazione e approvazione finale del Parlamento europeo;
  • ricorda che il Parlamento europeo approverà il quadro per le future relazioni tra l'UE e il Regno Unito solo se tale quadro rispetterà i seguenti principi:
    - impossibilità per un Paese terzo di godere degli stessi diritti e degli stessi vantaggi di uno Stato membro dell'Unione europea o di un membro dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA) o dello Spazio economico europeo (SEE);
    - tutela dell'integrità e del corretto funzionamento del mercato interno, dell'Unione doganale e delle quattro libertà;
    - salvaguardia dell'ordinamento giuridico dell'UE e del ruolo della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE);
    - rispetto dei principi democratici, dei diritti umani e delle libertà fondamentali;
    - parità di condizioni, in particolare per quanto concerne il costante rispetto, da parte del Regno Unito, delle norme discendenti dagli obblighi internazionali, nonché dalla legislazione e dalle politiche dell'Unione in settori quali la concorrenza equa, inclusi gli aiuti di Stato, i diritti sociali e dei lavoratori, e in particolare livelli equivalenti di protezione sociale e salvaguardie contro il dumping sociale, l'ambiente, i cambiamenti climatici, la protezione dei consumatori, la salute pubblica, le misure sanitarie e fitosanitarie, la salute e il benessere degli animali, la fiscalità, prevedendo altresì un chiaro meccanismo di contrasto all'evasione fiscale, all'elusione fiscale e al riciclaggio, la protezione dei dati e la tutela della vita privata
    - salvaguardia degli accordi dell'UE con i Paesi terzi e le organizzazioni internazionali;
    - salvaguardia della stabilità finanziaria dell'UE e rispetto del suo regime e delle sue norme di regolamentazione e di vigilanza, nonché loro applicazione;
    - giusto equilibrio tra diritti e obblighi inclusi, ove opportuno, contributi finanziari commisurati;
  • ribadisce che un accordo di associazione tra l'Unione europea e il Regno Unito potrebbe costituire il quadro adeguato per le future relazioni e dovrebbe includere un meccanismo solido per la risoluzione delle controversie;

Relazioni economiche e commerciali
  • ribadisce che l'adesione del Regno Unito al mercato interno e all'Unione doganale sarebbe la soluzione migliore nonché l'unica in grado di garantire la prosecuzione di scambi commerciali senza attriti;
  • ricorda che la partecipazione al mercato interno presuppone il pieno rispetto delle quattro libertà e l'incorporazione delle norme UE corrispondenti, parità di condizioni, anche attraverso un regime in materia di concorrenza e aiuti di Stato, l'osservanza della giurisprudenza della CGUE e contributi al bilancio dell'Unione;
  • rileva che l'Unione doganale consente la rimozione delle barriere tariffarie e di alcuni controlli doganali ma richiede il rispetto della politica commerciale dell'UE;
  • sottolinea che, nel quadro di un accordo di libero scambio, l'accesso al mercato per i servizi è limitato e sempre soggetto a esclusioni, e che l'uscita dal mercato interno comporterà per il Regno Unito la perdita sia dei diritti conferiti dal passaporto per i servizi finanziari;
  • sottolinea che l'intesa UE-Regno Unito dovrebbe includere un solido meccanismo di composizione delle controversie, nonché strutture di governance; sottolinea, a tale proposito, la competenza della Corte di giustizia dell'Unione europea nell'interpretazione delle questioni connesse al diritto dell'UE;
  • ribadisce che, per quanto riguarda i prodotti agricoli e alimentari, l'accesso al mercato dell'UE è subordinato al rigoroso rispetto di tutta la legislazione e le norme dell'UE, in particolare in materia di sicurezza alimentare, OGM, pesticidi, indicazioni geografiche, benessere degli animali, etichettatura e tracciabilità, norme sanitarie e fitosanitarie, salute umana, animale e vegetale;

Politica estera, cooperazione in materia di sicurezza
  • osserva che la cooperazione nei settori succitati è subordinata a un accordo relativo alle informazioni in materia di sicurezza per la protezione delle informazioni classificate dell'UE;
  • sottolinea che un partenariato del genere dovrebbe rendere possibile la partecipazione del Regno Unito alle missioni civili e militari dell'UE (senza un ruolo guida per il Regno Unito) e le operazioni, i programmi e i progetti, lo scambio di intelligence, la formazione e lo scambio di personale militare e la collaborazione in materia di politica degli armamenti, inclusi i progetti sviluppati nell'ambito di una cooperazione strutturata permanente (PESCO);
  • osserva che, in materia di politica estera e di sicurezza comune, il Regno Unito in quanto Paese terzo non sarà in grado di partecipare al processo decisionale dell'UE, tuttavia, che ciò non esclude meccanismi di consultazione che consentiranno al Regno Unito di allinearsi con le posizioni di politica estera dell'UE;
Sicurezza interna
  • sottolinea che è nel reciproco interesse dell'UE e del Regno Unito istituire un partenariato che assicuri la continua cooperazione in materia di sicurezza per far fronte a minacce comuni, in particolare il terrorismo e la criminalità organizzata;
  • ritiene che la futura cooperazione potrà essere sviluppata sulla base degli accordi con Paesi terzi non Schengen che consentono lo scambio di dati in materia di sicurezza e la cooperazione operativa con gli organi e i meccanismi dell'UE (come Europol e Eurojust);
Governance del futuro accordo
  • insiste sull'assoluta necessità che il sistema di governance del futuro accordo preservi pienamente l'autonomia del processo decisionale dell'UE e del suo ordinamento giuridico, e in particolare il ruolo della Corte di giustizia dell'Unione europea;
  • appoggia l'idea di istituire una commissione mista incaricata di controllare l'attuazione dell'accordo, far fronte alle divergenze di interpretazione e applicare in buona fede le misure correttive convenute;
  • ritiene che i meccanismi di governance dovrebbero prevedere il deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea; ribadisce che, per l'applicazione e l'interpretazione delle disposizioni dell'accordo non inerenti al diritto dell'Unione, può essere preso in considerazione un meccanismo alternativo di risoluzione delle controversie soltanto se offre garanzie di indipendenza e imparzialità equivalenti a quelle offerte dalla Corte di giustizia dell'Unione europea;
Diritti dei cittadini
  • ribadisce che una delle questioni chiave per il consenso del Parlamento sarà il trattamento di tutte le questioni in sospeso relative ai diritti dei cittadini, insieme alla garanzia che la Brexit non abbia ripercussioni sui diritti dei cittadini dell'UE che risiedono legalmente nel Regno Unito né su quelli dei cittadini del Regno Unito che risiedono legalmente nell'UE-27;
  • insiste affinché, durante il periodo di transizione, ogni cittadino dell'UE che arriva nel Regno Unito goda dei medesimi diritti di coloro che sono arrivati prima dell'inizio del periodo di transizione.

Cosa farà la presidenza austriaca dell'UNIONE EUROPEA?

Dal 1° luglio 2018, l'Austria ha assunto la Presidenza semestrale del Consiglio dell'Unione europea, subentrando alla Bulgaria. Il mandato austriaco si concluderà il 31 dicembre e a subentrare alla Presidenza, dal 1° gennaio 2019, sarà la Romania.
Nel documento in cui illustra le proprie priorità, la Presidenza austriaca evidenzia in primo luogo come i suoi lavori e il suo impegno saranno strettamente connessi e insieme condizionati da tre fattori e tre scadenze decisive per il futuro dell'Europa, e segnatamente:
  • la conclusione dei negoziati sulla Brexit, che dovrebbe aver luogo entro l'autunno di quest'anno - con la finalizzazione dell'Accordo di recesso, dei termini del periodo di transizione e di una Dichiarazione politica sul quadro delle relazioni future tra Regno Unito e Unione europea - se si vuol rispettare il termine per il recesso stesso, che l'articolo 50 del TUE fissa al 29 marzo 2019 ( per approfondimenti vedi tema Brexit );
  • l'avvio concreto dei negoziati sul prossimo Quadro finanziario pluriennale 2021-2027, sulla base del pacchetto di proposte perfezionato dalla Commissione europea tra i mesi di maggio e giugno 2018 ( per approfondimenti vedi tema Il nuovo quadro finanziario pluriennale 2021-2027);
  • la necessità, nell'imminenza delle nuove elezioni del Parlamento europeo, programmate per il maggio 2019, di profondere i massimi sforzi per accelerare i negoziati sulle proposte legislative di maggior rilievo, se non per portarli a conclusione.
Rifacendosi al titolo del Programma di lavoro della Commissione europea per il 2017 - "Un'Europa che protegge, dà forza e difende" - la Presidenza austriaca afferma di voler conferire priorità alla funzione protettiva dell'Unione nei confronti dei suoi cittadini, concentrando dunque la propria azione su tre settori: migrazione e sicurezza, mantenimento della competitività attraverso la digitalizzazione, stabilità nelle regioni e nei Paesi del Vicinato.
In tema di migrazioni e sicurezza, la Presidenza austriaca intende:
  • rilanciare i lavori verso la riforma del Sistema comune europeo di asilo, partendo dalla proposta di compromesso presentata dalla Presidenza bulgara e discussa in una sessione informale del Consiglio GAI nel mese di giugno e cercando una sintesi tra le persistenti ragioni di contrasto;
  • lavorare a una nuova focalizzazione e a un rafforzamento dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (FRONTEX), con l'obiettivo di garantire una protezione efficiente delle frontiere esterne dell'Unione;
  • lavorare a più stretto contatto con i Paesi terzi, allo scopo di garantire efficaci politiche di rimpatrio, fornire assistenza a chi necessiti di protezione internazionale prima del suo ingresso nel territorio dell'Unione e al contempo evitare che chi non necessita di protezione affronti viaggi pericolosi nel tentativo di farvi ingresso.
    Le politiche di migrazione e asilo sono state tra i principali temi del Consiglio europeo del 28-29 giugno 2018; in proposito i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri hanno concordato una serie di conclusioni, tra l'altro, con particolare riguardo all'istituzione di piattaforme regionali di sbarco in Paesi terzi, alla realizzazione di centri controllati in Stati membri, al proseguimento dei lavori per la revisione del regolamento Dublino, e al rafforzamento della cooperazione con l'Africa per la riduzione delle cause profonde della migrazione irregolare ( per approfondimenti vedi tema Agenda europea sulla migrazione).
Queste tre linee tematiche e di azione saranno discusse nel corso di un Vertice informale dei Capi di Stato e di Governo, già programmato a Salisburgo per il 20 settembre 2018.
Sul piano della sicurezza, inoltre, la Presidenza austriaca intende operare in direzione di una cooperazione più efficiente e di un costante scambio di informazioni tra le autorità di sicurezza degli Stati membri, nonché di una piena interoperabilità dei database più rilevanti, e sottolinea la necessità di ulteriori sforzi congiunti per combattere le minacce terroristiche e ogni forma di radicalizzazione.
In tema di mercato interno e digitalizzazione, il documento della Presidenza austriaca rileva come la percentuale europea del PIL globale e la potenza economica dell'Unione siano in graduale declino. Per garantire la competitività e la prosperità dell'Unione, è essenziale lavorare a una semplificazione del quadro regolatorio e a un progresso costante nel campo dell'innovazione e della digitalizzazione dell'economia. La Presidenza austriaca si ripropone pertanto:
  • di accelerare i lavori per il completamento del Mercato unico digitale, la modernizzazione della pubblica amministrazione su larga scala e il rinnovamento della politica industriale;
  • di dare nuovo impulso ai negoziati sulla tassazione dell'economia digitale, allo scopo di garantire che i profitti siano tassati nel Paese all'interno del quale vengono generati.
I temi del completamento del Mercato unico digitale e della tassazione dell'economia digitale sono stati oggetto del Consiglio europeo del 28-29 giugno 2018. Circa il completamento del Mercato unico digitale, i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri hanno evidenziato l'importanza di conseguire risultati in merito alle rimanenti proposte legislative prima della fine dell'attuale legislatura europea. Per quanto concerne la tassazione dell'economia digitale, invece, hanno, in particolare, invitato il Consiglio dell'UE a proseguire l'esame sulle proposte sulla tassazione digitale, presentate dalla Commissione europea il 21 marzo 2018, che perseguono l'obiettivo di adeguare le norme fiscali europee ai nuovi modelli imprenditoriali della realtà digitale, al fine di assicurare che le imprese che operano nell'UE paghino le tasse nel luogo in cui sono generati gli utili e il valore.
Per quanto attiene infine alla stabilità nel Vicinato dell'Unione, la Presidenza austriaca intende lavorare con decisione a un rafforzamento dei rapporti tra l'Unione e i suoi vicini, concentrandosi nello specifico sui Paesi dei Balcani occidentali e dell'Europa sudorientale.
Più nel dettaglio, in continuità con il lavoro già intrapreso dalla Presidenza bulgara e con la Strategia per l'allargamento presentata dalla Commissione europea il 6 febbraio 2018, e sulla base della relazione 2018 sulla politica dell'allargamento presentata dalla Commissione europea il 17 aprile 2018, l'Austria intende assicurare una concreta prospettiva europea per tutti gli Stati dei Balcani occidentali, basata su criteri chiari connessi alle performance individuali e ai progressi conseguiti.
Le priorità della Presidenza austriaca vengono poi illustrate nel dettaglio procedendo per singole formazioni del Consiglio, e partendo da quelle che saranno le linee di lavoro sviluppate a livello di Consiglio affari generali. Tra i temi cui viene conferito maggior rilievo, in aggiunta ai tre già individuati e illustrati supra, vanno menzionati, in particolare:
  • il dibattito in materia di sussidiarietà e proporzionalità.
    Si ricorda che il 10 luglio 2018 la Task force sulla sussidiarietà e proporzionalità, istituita il 18 gennaio 2018, sulla base di una proposta del Presidente della Commissione europea, ha presentato al Presidente Juncker il proprio rapporto finale recante nove raccomandazioni, accompagnate da misure concrete di attuazione ( per approfondimenti vedi il tema " Rapporto della Task force della Commissione europea sulla sussidiarietà e proporzionalità ").
    La Commissione europea sta preparando una comunicazione incentrata sull'ulteriore rafforzamento della sussidiarietà, proporzionalità e miglioramento della regolamentazione nel funzionamento quotidiano dell'Unione europea.
    La Presidenza austriaca dell'UE organizzerà a novembre 2018 una conferenza sulla sussidiarietà a Bregenz, che offrirà l'opportunità di discutere ulteriormente le raccomandazioni della task force.
  • Il rafforzamento della cooperazione strutturata in materia di politica estera, di sicurezza e di difesa (PESCO), attraverso il rapido sviluppo di efficienti strutture di governance e l'implementazione del primo blocco di progetti già approvati. Sempre in tema di politica di difesa, la Presidenza austriaca intende affrontare in particolare il tema del finanziamento delle missioni e delle operazioni PSDC, attraverso l'esame della proposta relativa al nuovo strumento finanziario relativo alla European Peace facility proposto dall'Alta rappresentante il 13 giugno e che dovrebbe sostituire l'attuale meccanismo ATHENA[1];
    Il Consiglio dell'UE dell'11 dicembre 2017 - sulla base di una proposta presentata da Francia, Germania, Italia e Spagna - ha adottato una decisione con la quale è stata istituita la cooperazione strutturata permanente (PESCO) in materia di difesa, alla quale partecipano tutti gli Stati membri UE tranne Gran Bretagna, Danimarca e Malta.
    Nella decisione del Consiglio dell'UE, istitutiva della PESCO, si stabiliscono una serie di impegni vincolanti:
    - cooperare al fine di conseguire obiettivi concordati riguardanti il livello delle spese per gli investimenti in materia di equipaggiamenti per la difesa. In particolare, si prevede l'impegno degli Stati partecipanti alla PESCO ad aumentare i bilanci per la difesa, al fine di conseguire l'obiettivo di un aumento a medio termine della spesa per investimenti nel settore della difesa del 20% e del 2% del totale della spesa per la difesa destinata alla ricerca;
    - ravvicinare gli strumenti di difesa;
    - rafforzare disponibilità, interoperabilità e schierabilità delle forze;
    - cooperare per colmare, anche attraverso approcci multinazionali e senza pregiudizio della NATO, le lacune constatate nel quadro del «meccanismo di sviluppo delle capacità»;
    - partecipare allo sviluppo di programmi comuni di equipaggiamenti di vasta portata nel quadro dell'Agenzia europea per la difesa.
    Contestualmente alla decisione istitutiva della PESCO, sono stati indentificati una prima serie di 17 progetti di cooperazione, approvati dal Consiglio dell'UE il 6 marzo 2018. L'Italia è capofila in 4 progetti (come la Germania) e partecipa ad 11 progetti. Altri progetti saranno definiti entro dicembre 2018.
    Si ricorda, inoltre, che nell'ambito della Presidenza austriaca dovrebbero proseguire i negoziati relativi alla proposta di regolamento che istituisce il Fondo europeo per la difesa, che prevede uno stanziamento complessivo di 13 miliardi di euro nell'ambito del prossimo quadro finanziario 2021-2027, per azioni volte a promuovere la cooperazione tra Stati membri dell'UE sia nella ricerca che nello sviluppo di prodotti e tecnologia nel settore della difesa.
  • il completamento dell' Unione bancaria, attraverso la ricerca di un accordo in sede negoziale sul pacchetto presentato dalla Commissione europea nel novembre del 2016, e la focalizzazione sui temi della riduzione del rischio, dell'istituzione di un Sistema europeo di assicurazione sui depositi (EDIS) e dell'introduzione di un backstop comune al Fondo di risoluzione unico, fornito dal Meccanismo europeo di stabilità (MES);
    Il 29 giugno, a margine del Consiglio europeo, si è tenuto l' Euro Summit, nel suo formato esteso a 27 Stati membri, che ha convenuto in particolare che:
    - l'accordo in sede di Consiglio sul pacchetto sulla condivisione dei rischi nel settore bancario dovrebbe consentire ai colegislatori di approvarlo entro la fine dell'anno;
    - si dovrebbe iniziare a lavorare a una tabella di marcia al fine di avviare negoziati sul sistema europeo di assicurazione dei depositi; 
    - il Meccanismo europeo di stabilità (MES) fornirà sostegno al Fondo di risoluzione unico (SRF) e sarà rafforzato sulla base degli elementi indicati nella lettera del presidente dell'Eurogruppo (entro dicembre 2018, l'Eurogruppo stabilirà i termini per il sostegno comune e concorderà le condizioni per l'ulteriore sviluppo del MES).
  • il raggiungimento - per quanto possibile - di un accordo globale in sede negoziale sul pacchetto di proposte legislative relative all' Unione dell'energia, delle quali si sottolinea l'interconnessione, che rende improduttivo procedere per parti separate ( per approfondimenti vedi tema L'Unione dell'energia);
  • la prosecuzione del dibattito sulla modernizzazione e la semplificazione della Politica agricola comune dopo il 2020 (parte integrante e decisiva dei lavori consigliari sul nuovo Quadro finanziario pluriennale), che dovrebbe peraltro essere accompagnata da misure a tutela dei produttori agricoli, considerati l'anello più debole nella catena dell'approvvigionamento alimentare;
    Il nuovo quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 prevede 365 miliardi di euro per la PAC (a prezzi correnti), che corrisponde a una percentuale media del 28,5% del bilancio complessivo dell'UE per il periodo 2021-2027. Di questo importo, 265,2 miliardi di euro sono destinati ai pagamenti diretti, 20 miliardi al sostegno al mercato (FEAGA) e 78,8 miliardi allo sviluppo rurale (FEASR). Ulteriori 10 miliardi di euro saranno disponibili attraverso il programma di ricerca dell'UE Orizzonte Europa per sostenere specifiche attività di ricerca e innovazione in prodotti alimentari, agricoltura, sviluppo rurale e bioeconomia. Secondo quanto dichiarato dalla Commissione europea, i finanziamenti a favore della PAC subirebbero una riduzione del 5% rispetto al bilancio UE 2014-2020 (secondo il Parlamento europeo i tagli sarebbero sottostimati e ammonterebbero, nel complesso, al 15%). In dettaglio, appaiono ridotti sia i pagamenti diretti (da 303 miliardi a 286 miliardi di euro) sia le dotazioni del Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale (FEASR) che si concentra sulla risoluzione di problematiche specifiche delle zone rurali dell'UE (da 95,5 a 78,8 miliardi di euro). Lo scorso 18 giugno, in sede di Consiglio agricoltura, l'Italia si è espressa contro il taglio alla spesa per la politica agricola ( secondo Confagricoltura i tagli per l'Italia ammonterebbero a circa 3 miliardi di euro e colpirebbero soprattutto le aziende di maggiore dimensione).
  • la ricerca di un accordo in sede negoziale per un'ulteriore riduzione delle emissioni CO2 delle auto, passo fondamentale per il conseguimento degli obiettivi fissati a livello di UE per il 2030, accompagnata da un impegno particolare per avviare il dibattito sulla recente proposta della Commissione relativa alla plastica monouso.

La conferenza stampa di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi (8 agosto 2018)
























martedì 3 luglio 2018

"L'inganno di Enrico Berlinguer" (Pendragon), intervista a Domenico Del Prete

"Il mistero della corazzata russa" di Luca Ribustini. Il dibattito al museo nazionale di Arte Moderna a Valle Giulia del 22 giugno scorso

Cari amici, qui potrete ascoltare e vedere il dibattito che si è svolto a Roma lo scorso 22 giugno con Luca Ribustini, autore del libro "Il mistero della corazzata russa", giunto alla seconda edizione riveduta e ampliata, che racconta il dramma della ex corazzata italiana "Giulio Cesare" nel porto di Sebastopoli nella notte tra il 28 e il 29 ottobre 1955. Qui sotto pubblico la locandina dell'evento. 
 Oltre al sottoscritto,che ha moderato il dibattito, sono intervenuti Tiberio Graziani, Presidente di Vision & Global Trends Istituto Nazionale per le analisi globali. E sono intervenuti Irina Vikhoreva dell'associazione "Speranza" e l'ex VicePresidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati Massimo Artini, di Alternativa Libera. Buona visione.


Qui invece c'è una piccola galleria fotografica. Ringrazio per le foto Tiberio Graziani, la dottoressa Vikhoreva e Luca Ribustini.