martedì 25 agosto 1992

Paolo VI: una lettera non cambia la storia

Così la stampa cattolica
“Voce Repubblicana” del 25 agosto 1992
Di Lanfranco Palazzolo
(A destra Giovanni Montini nel 1944 con Vittorio De Sica)

Alcune settimane fa è apparso su uno dei più coraggiosi settimanali cattolici della Sicilia, “Prospettive”, un articolo nel quale si auspica la prossima beatificazione di Paolo VI. Il settimanale catanese sottolinea l'importanza del magistero di Papa Montini. Sugli sviluppi che il pontefice ha dato al Concilio Vaticano II° aperto da Giovanni XXIII°. Ecco come il giornale siciliano sostiene l'inizio della causa di beatificazione di Paolo VI “Introdurre la causa di beatificazione significa por mano ad un compito assai arduo: la valutazione delle virtù ‘in grado eroico’ e di un magistero che ha avuto la durata di quindici anni....”. Proprio il giorno dopo, un altro periodico della stampa cattolica ha evidenziato una notizia di tutt'altro tono. Il bisettimanale Adista ha infatti pubblicato una lettera di Paolo VI quando ancora non era stato eletto al Soglio Pontificio, riprendendola dal periodico francese “Golias”, che sta conducendo in Francia un'inchiesta sui rapporti tra il clero francese e il governo fantoccio di Vichy nato durante l’ultima guerra ad opera dei nazisti. La lettera è indirizzata a Mons. Giuseppe De Bernardi, vescovo di Pistoia e di Prato nel 1947. In questa breve epistola l’allora segretario di Stato Vaticano Montini, pregò il vescovo di “vigilare” su di un processo che si sarebbe tenuto, di li a pochi giorni, a Pistoia nei confronti di Carlo Scorza: figura di secondo piano del fascismo, fu tenace avversore durante il ventennio, dell'Azione cattolica e responsabile dell'aggressione contro il deputato Giovanni Amendola, che mori a causa di quelle percosse alcuni mesi dopo. La figura di Giovanni Amendola è stata invece una tra le più importanti del mondo laico che si affacciò dopo la Prima guerra mondiale verso la triste esperienza del fascismo. Amendola fu tenace assertore della partecipazione dei cattolici alla vita politica del paese, votò a favore dei Patti Gentiloni, prima della guerra, e fu ha coloro che tentarono di creare un fronte di “Unione Democratica” contro il fascismo. Scorza era dunque accusato di questa aggressione in qualità di responsabile ideale, poiché era stato lui ad assicurare Amendola che nessuno lo avrebbe disturbato in quei giorni. Il motivo della polemica nasce dal commento che l'agenzia di stampa “Adista”, pubblicando la lettera del segretario di Stato Vaticano Montini, accompagna alla pubblicazione della lettera. Stupisce soprattutto il giudizio che la rivista rivolge a Montini. Le accuse sono del tutto infondate e basta leggere il documento per capire che le intenzioni del futuro pontefice erano tutt'altro che rivolte a favorire l'imputato. L'opinione di “Adista” è invece questa: “Quel processo nonostante la ‘raccomandazione’ del braccio destro di Papa Pacelli non andò affatto “bene”: aperto il 24 marzo del '47, si concluse il 23 maggio dello stesso anno con la condanna a 30 anni di reclusione per 6 dei 18 squadristi imputati”. Due anni dopo ci fu l’amnistia firmata dal ministro della Giustizia Togliatti, e in ricorso Scorza riuscì a farla franca. Furono cancellate le aggravanti e poco dopo l'ex segretario del P.n.f. fu di nuovo libero. “Adista” insinua questo: “Carlo Scorza fu debitore dell'interessamento Vaticano? Facilmente non lo sapremo mai. Cosa scrisse di tanto e compromettente il Segretario di Stato Vaticano? Un passo della lettera chiarirà le idee a molti “La famiglia dello Scorza, che ritiene l'imputato estraneo al fatto delittuoso dell'aggressione dell'Amendola, crede di poterne crede di poterne documentare ampiamente nel processo l'innocenza, ma nutre in proposito delle preoccupazioni, temendo che ragioni di carattere politico possano contribuire a turbare la serena oggettività del dibattito”. Conoscendo meglio i risvolti negativi di quegli anni possiamo considerare più che,i giustificate le paure dei familiari di Carlo Scorza. E' abbastanza evidente come Montini non chieda di alterare il processo, ma di fare in modo che questo. si svolga Senza condizionamenti esterni. Proprio per questo motivo non si può affermare che questa sia una lettera di raccomandazione. L'unica “raccomandazione” che si intuisce è che giustizia sia fatta senza condizionamenti esterni. Risentito dalla pubblicazione di questa lettera, il settimanale della diocesi di Pistoia “La Vita” ha pubblicato un articolo di protesta nel quale viene accusato il bisettimanale “Adista” di strumentalizzazione. Il periodico toscano non contesta la pubblicazione della lettera che rappresenta pur sempre un documento interessante, ma non condivide l’interpretazione che l'agenzia di informazione cattolica fornisce del documento: “Fin qui i fatti ricordati da ‘Adista’. Ma è sull'interpretazione, lascia chiaramente trasparire dalla presentazione dello ‘scoop’ giornalistico che nascono dei dubbi motivati”. Il giornale toscano non accetta le accuse che sono state fatte al Vaticano, descritto come protettore dei nazifascisti: “Ora gli storici più seri, e non guidati da ideologie e per di più a senso unico, hanno già dimostrato come l’interessamento della chiesa per questi uomini fu dettato dalla carità che la spinse a soccorrere chi in quel momento era perseguitato, senza distinzione di colore politico”. Lo spirito della lettera scritta da Paolo VI è in queste parole. Di conseguenza è difficile trovarsi d'accordo con coloro che pretendono di poter accertare la verità partendo da posizioni pregiudiziali come forse ha fatto “Adista”. La pubblicazione di questa lettera non modificherà in alcun modo il giudizio storico emesso su Paolo VI e non influirà sul suo futuro processo di beatificazione. Ma quest'ultima considerazione non spetta certo a noi.

giovedì 6 agosto 1992

Dc incompatibile

Così la stampa cattolica
Di Lanfranco Palazzolo
“Voce Repubblicana” del 6 agosto 1992
(A sinistra il segretario della Dc Arnaldo Forlani)

LA COMPLESSA situazione politica che il nostro paese sta attraversando, lascia in molti sconcerto e dubbi sulla reale capacità dell'attuale classe politica al governo di affrontare le emergenze degli ultimi anni. Il momento è senza dubbio delicato, in questo scenario emergono due forze, due schieramenti che vogliono risolvere i problemi italiani in termini diversi. Anche la storia è costellata di dualismi, per risolvere i problemi ci sono sempre due strade. Maurice Duverger nel suo libro “I partiti politici” pubblicato negli anni Sessanta scriveva: “Attraverso la storia, tutte le grandi lotte di fazione furono dualiste: armagnacchi e borgognoni, guelfi e ghibellini, cattolici e protestanti girondini e giacobini. Ogni qualvolta l’opinione pubblica viene posta dinnanzi a grandi problemi, essa tende a catalizzarsi intorno a due poli opposti. Il movimento naturale della società è incline al bipartitismo”. Questa dicotomia sembra oggi riproporsi all’interno delle molte forze politiche presenti in Italia. I segnali più chiari in questo senso vengono dalla democrazia cristiana, vittima in questo ultimo periodo di forze contrapposte. All'indomani della formazione dell'ultimo governo sono stati in molti a salutare con la loro approvazione la proposta di incompatibilità voluta dai vertici del partito. I giornali e le riviste cattoliche hanno identificato questo gesto come un atto di buona volontà per il futuro che si prospetta sempre più difficile. E per la prima volta, dopo mesi, la Dc è riuscita a coagulare attorno a sé i consensi della maggioranza della stampa cattolica. Non si tratta di un approvazione incondizionata, quanto di un piccolo incoraggiamento per continuare su questa strada. Il settimanale cattolico “L'Ortobene” di Nuoro come molti altri periodici della stessa tendenza è favorevole alla piccola svolta “Il principio dell'incompatibilità sostenuto dalla Dc, quale che sia il giudizio sul piano strettamente giuridico, assume uno straordinario significato politico. Non solo i cittadini hanno approvato. Ma ora anche gli altri partiti ne riconoscono la validità. Noi speriamo che sia solo l'inizio di un profondo rinnovamento che investa l'intera Dc”. I giudizi sono cauti, anche perchè sono noti a tutti i Problemi di divisione che ci sono all'interno del partito. Ma il rinnovamento del paese e della classe politica si gioca anche su altri temi. Ecco cosa scrive su questo argomento l'on. Torchio sul “Nuouo Torrazzo” di Crema: “In un periodo di grandi sacrifici richiesti al paese è importante il segnale dell'incompatibilità tra mandato ed incarico ministeriale, senza però dimenticare l'incompatibilità con la dirigenza nei partiti. Ha un valore l'azzeramento dei tesseramenti dubbi ed inquinati, ma è soprattutto il riconoscimento della necessita di una rigenerazione sostanziale della vita politica italiana. Il parlamentare democristiano ha ragione quando afferma che è ora di fare chiarezza dentro i partiti. E’ indispensabile una nuova politica oltre ad un necessario chiarimento tra le forze politiche. Il rigetto della “vecchia guardia” resta uno dei punti fermi di questo rinnovamento. “L'Unione Monregalese su questo tema è molto chiara: “E dà il piacere dell'impossibile vedere il divo Giulio finalmente libero dopo 45 anni di impegni governativi; e sapere che non ci sarà più l'ineffabile Cirino pomicino, né Prandini, nè Tognoli...”. Quel grande uomo di Stato che fu Vittorio Bachelet, parlando dei problemi italiani sostenne che l'impegno per la ripresa doveva essere duro e non casuale, fondato davvero su di un severo impegno: “I cristiani sanno bene che non c'è azione politica feconda se non è sostenuta da un disegno e da una continua elaborazione culturale e da un radicamento nella realtà”. Oggi ci rendiamo conto che sia l'elaborazione culturale che il radicamento nella realtà mancano completamente. Sono assenti quando ai cittadini è impedito di partecipare alla vita politica di un partito. Un altro parlamentare Dc, l'on. Vito Scalia, ha scritto recentemente una lettera aperta al settimanale cattolico di Catania “Prospettive”, indicando i problemi della Dc etnea. In questa interessante lettera sono criticati i criteri di gestione del tesseramento controllato negli ultimi mesi da un commissario inviato da Roma, l'on. Nicola Sanese: “Fin dalla sua nomina, il commissario si è distinto per la pervicacia con la quale ha tentato di proporre ed imporre la più grave delle vulnerazioni possibili: quella della libera e personale, volontaria adesione di qualsiasi libero cittadino della Repubblica italiana”. A queste gravi critiche segue un interessante prospetto nel quale sono elencate le quote azionarie delle varie correnti locali per il prossimo congresso della Dc. Cosa significa tutto questo? E' presto detto, dove i partiti voltano le spalle alla società civile, di cui dovrebbero far parte, il rinnovamento rimane sempre circoscritto nei limiti dell'utopia. Le dimissioni dell'on. Scotti dalla carica di ministro degli Esteri per non sottostare alla regola dell'incompatibilità, hanno gettato altre ombre sulla reale capacità del primo partito politico italiano di rigenerarsi. Anche il ritiro delle dimissioni di Forlani è stato oggetto di grosse preoccupazioni in seno alla stampa cattolica. Ecco come la direzione de “Il Nuovo Torrazzo” di Crema: “Ciò che temevo è successo Forlani ha ritirato le dimissioni. Lasciamo perdere le nobili motivazioni che lo hanno spinto prima al gesto di abbandono e poi a rimangiarsi la parola. Ciò che conta è il senso politico della decisione... Pare che le correnti democristiane non riescano a mettersi d'accordo su un nome nuovo”. Molto Più duro è stato il commento di “Avvenire” sulle dimissioni di Scotti: “Ha poco senso domandarsi quale futuro politico attende l'on. Scotti...In un paese responsabile, in un partito serio, su personaggi siffatti è giusto e auspicabile che cali la tela”. Forse sarebbe meglio calarla su una Parte del partito che dimostra ancora la vitalità necessaria ad imbrigliare il Processo di rinnovamento.