mercoledì 1 luglio 1992

Partito unico: cosa bolle in pentola

“Così la stampa cattolica”
La Voce Repubblicana, 1 luglio 1992
Di Lanfranco Palazzolo


NON E' SEMPLICE riuscire a comprendere quali siano in quest'ultimo periodo i fermenti della realtà cattolica italiana. Si può essere certi del fatto che essi non vedono ancora i segni del cambiamento al quale aspiravano prima delle elezioni politiche. Vedremo nei prossimi giorni cosa si aspettano i cattolici dalla democrazia cristiana per il futuro prossimo. Le voci più recenti ed insistenti parlano di scissione del primo partito politico italiano ma si tratta di una voce esterna alla Dc. La proposta di divisione nasce dalla delusione di non essere riusciti a costruire il partito che per ora non c'è. I settimanali diocesani sono molto preoccupati per il paese. Essi hanno registrato in questi giorni i sentimenti, gli umori, e le ansie che agitano i cattolici italiani quali mostrano più di una perplessità di fronte all'immobilismo della Dc. La lotta per la segreteria ha fugato tutti i dubbi dei cattolici sul presunto rinnovamento dello scudocrociato dopo l'elezione di Scalfaro alla Presidenza della Repubblica. Il tentativo di affidare a Gava la segreteria della Dc dopo le recenti dimissioni dell'on. Forlani ha creato molti dubbi e perplessità da chi si attende va un rinnovamento più chiaro e netto. Il settimanale diocesano “La Voce del Popolo” di Treviso ha pensato di contattare la base del partito e delle associazioni cattoliche per verificare il consenso sul discusso uomo politico campano. Ebbene il rifiuto è stato unanime, hanno risposto tutti che Gava era la persona meno adatta che il partito potesse scegliere in questo momento; il vice presidente dell'Azione Cattolica diocesana ha minacciato di restituire la tessera; l’on. Mario Frasson ha detto che “Gava rappresenta il modo di fare la politica che la gente non vuole più e che sarebbe ora di cambiare”. Il sondaggio che “La Voce del Popolo” ha fatto rappresenta solo una parte delle critiche mosse ai democristiani per non avere risposto alle attese dei cattolici. Si accusa la Dc di non avere affrontato la scadenza di aprile con il necessario impegno e in linea con le esigenze che i cattolici hanno manifestato. “Il nostroTempo” settimanale diocesano di Torino formula alla Dc, proprio questa accusa “LaDc che non aveva preso molto sul serio l'avvertimento lanciato da alcuni esponenti (ricordiamo Bodrato circa la necessita di autodefinirsi dopo la fine del comunismo) ha pagato in termini di voti e d'immagine alcune colpe storiche di poco rinnovamento e di una linea politica non troppo chiara. Il settimanale di Cuneo “La Guida” non è stato meno tenero nei confronti dei capicorrente e del partito: “I capicorrente danno l'impressione di essere impegnati a mantenere la propria forza e quella della corrente che guidano. Non si rendono conto (o non vogliono) che, così facendo spingono la Dc verso la china”. Il quadro è quello di un partito in crisi non solo di consensi ma di capacità nel trovare nuove forze per rigenerarsi. A questo punto appare difficile conciliare l'unità dei cattolici con la crisi di idee di un partito politico che pretende di rappresentare ancora la forza dei cattolici, senza peraltro affrontare la crisi del paese con rinnovato impegno. C'è ancora chi la pensa diversamente come Francesco Bonini, il quale in un suo articolo pubblicato su molti settimanali diocesani ritorna sullo spinoso tema dell'unità dei cattolici: “Il rapporto tra Dc e mondo cattolico, nella necessaria distinzione di piani e di competenze non esaurisce il ruolo e l'identità della Dc ma li qualifica e pertanto non può essere insignificante per la vita del partito”. E' questo invece l'elemento di rottura tra i cattolici e la Dc. La Dc non è affatto qualificante per i cattolici. Se non ci sarà il rinnovamento, essi non si sentiranno più in obbligo nei confronti della Dc. Molto meno enigmatico e più chiaro sul futuro è l'ex presidente dell'Azione Cattolica italiana nonché ordinario presso la facoltà di Scienze Politiche di Roma in Storia Moderna Alberto Monticone, il quale ritiene non programmabile l'unità dei cattolici intorno alla Dc asserendo che la democrazia cristiana ha bisogno di essere rifondata subito, insieme al rapporto con la base ecclesiale. Il necessario supporto di questa politica è il riavvicinamento alla gente continua il prof. Monticone: “Intanto gran parte del ceto politico italiano dovrebbe lasciar spazio a persone meno note e più sensibili alle attese della gente”. Il cambiamento va interpretato soprattutto in questo punto, ridare spazio alla gente. La stessa esigenza emerge da una intervista su “Toscana Oggi” al consigliere regionale Francesco Bosi: “Garantire la più larga partecipazione dei cittadini all'elaborazione della proposta politica come sintesi dei bisogni e delle speranze della gente, con modalità che non liquidano ma allarghino e superino la troppo angusta base degli iscritti al partito”. Affinché questa proposta sia realizzabile sarà necessario attuare in pratica concreta le norme statutarie del partito. Con il rinnovamento delle intenzioni nei confronti degli iscritti si potrà dare maggiore spazio a coloro che vogliono battersi davvero per il rinnovamento del partito, ma soprattutto per quello del paese.