giovedì 9 luglio 1992

Quel ruvido signore lombardo

Così la stampa cattolica
“Voce Repubblicana” del 9 luglio del 1992
di Lanfranco Palazzolo

PER ORA non sappiamo cosa avranno pensato in questi giorni i cittadini della Lombardia che durante le ultime elezioni politiche hanno deciso di abbandonare la Dc per affidare il loro voto alla Lega Lombarda. Siamo comunque certi che le polemiche sorte sulle parole del Papa, pronunziate nel discorso di Lodi, abbiano lasciato l'amaro in bocca a più di un leghista. E' opportuno innanzitutto ricordare quali sono state le parole del Papa che la Lega ha “incriminato” per comprendere se le accuse del professor Miglio e del senatore Bossi abbiano o meno un fondamento; ecco il passo del discorso che ha causato tante discussioni: “Il compito che vi attende, cari lodigiani, si prospetta esigente,m a in linea con il patrimonio morale e gli alti esempi sociali e civili che i vostri padri vi hanno lasciato in eredità. Evitate con cura gli scogli dei particolarismi territoriali, ideologici, di categoria ed affrontate uniti i problemi più ardui, ricercandone la soluzione in atteggiamento di reciproca fiducia e di leale collaborazione”. E'bastato questo passo del discorso di Giovanni Paolo II per scatenare l'ira degli uomini di punta del carroccio. II professor Miglio accusa apertamente il Papa di avere tenuto un discorso a favore della Dc e contro la creazione della provincia di Lodi, ma il peggio sarebbe venuto dopo con Ia proposta di uno sciopero fiscale e addirittura la minaccia di un nuovo scisma religioso, in linea con la politica medievale della Lega. I settimanali delle diocesi hanno seguito queste vicende dapprima con un certo stupore e successivamente con occhio molto critico nei confronti della politica leghista. Per il settimanale diocesano “La Voce” di Perugia si è trattato di una polemica fuori luogo, descrivendo Umberto Bossi come un "ruvido signore lombardo", sostenendo che la posizione di Giovanni Paolo II è in perfetta linea con i principi costituzionali italiani “Bossi non teme di rivolgersi in toni arroganti contro un uomo, il Papa, che sostiene e difende i principi della solidarietà sociale, che tra l'altro sono scritti e sanciti dalla Costituzione. Molto meno istintivo e più freddo è il commento su . “La Voce dei Berici” di Vicenza che ritiene giunto per la Lega il “momento della verità”. Il giornale veneto accusa la Lega di essere uscita allo scoperto e di avere nascosto le proprie intenzioni politiche: “L'adesione alla Lega appare facilitata anche dal fatto che non esigerebbe abbracciare una ideologia globale e pertanto impegnativa e compromettente come appare il consenso dato a partiti o movimenti di una sinistra o destra, datata... Ho però l'impressione che ai dirigenti leghisti questa immagine di ,.neutralità ideologica sui valori di fondo vada stretta. L'impressione è pienamente condivisibile ma il grado di maturità politica all'interno del partito è ancora molto basso perchè non ha ancora le idee chiare. A dimostrarlo sono state le polemiche del giorno dopo riportate fedelmente da “Il Cittadino” di Lodi, dove alcuni esponenti locali della Lega si sono scagliati molto ingenuamente contro la chiesa, “I preti debbono fare i preti e basta” ripeteva un consigliere del comune di Lodi invitando i sacerdoti ad occuparsi degli affari loro. E allora per quale motivo la Lega ha istituito, al suo interno, una consulta cattolica? Questa incoerenza e le minacce di sciopero fiscale chiariranno le idee a molti sulle future intenzioni della Lega. E' bene ricordare in questo contesto che alcuni giorni prima della visita papale in Lombardia si era svolta ad Entraque, in Piemonte, la festa provinciale della Lega dove si è affrontato il tema “I cattolici e la Lega”. Commentando questo dibattito, “L'Unione Monregalese” di Mondovì si è dimostrata molto scettica di fronte alle possibilità leghiste di aggregare attorno a sé consensi di valori cristiani: “Sulla piazza pulita da imporre al sistema partitocratico si può e forse si deve concordare con la Lega, ma sulle motivazioni dell'impegno sociale, sull'idealità di un servizio per gli altri...c'è da essere cristianamente e rispettosamente più originali; sulle identità culturali locali si può ragionare ma se diventano pretese per rifiutare una società multirazziale o una convivenza con chi è di altra estrazione si deve essere fermamente critici”. Qualcuno della Lega si è discostato dalle dichiarazioni di molti esponenti politici del carroccio dimostrando almeno buonsenso. L'onorevole Pivetti membro, tra l'altro, della consulta cattolica ha tenuto a precisare questo: “Le parole del Papa in Lombardia sono condivisibili e apprezzabili”. Le intenzioni del Papa, durante la visita in Lombardia, erano completamente diverse dalla descrizione che la Lega ne ha fatto. La Luce di Varese si è espresso molto chiaramente sulle reali intenzioni di Giovanni Paolo II: “Quando il Papa parla di particolarismi si riferisce anche ma non soltanto a quelli politici e locali: infatti il suo insegnamento si esprime chiaramente contro ogni forma di chiusura, sia quelle che vengono da pregiudizi ideologici, sia quelle che derivano da atteggiamenti corporativi di chi non mira al bene comune ma solo all'interesse proprio...”. Coloro che mirano ai propri interessi potrebbero essere benissimo i politici corrotti dalle tangenti. Per questo è bene ritenere che il messaggio del Papa abbia portata più vasta e universale di quanto la Lega ci ha voluto far credere. Il limite della nuova forza politica italiana è tutto qui, forse dovrebbero ricordare che i loro antenati avevano dalla loro parte il Papa, anche per merito suo vinsero a Legnano. E' bene ricordarlo oggi.