venerdì 10 luglio 1992

Tra guerre di religione e pacifismo

Così la stampa cattolica
Voce Repubblicana del 6 luglio 1992
Di Lanfranco Palazzolo

NON AVREMMO immaginato poco più di un anno fa, dopo la guerra del golfo, di assistere quasi impotenti ad un conflitto combattuto ai nostri confini e di accettare la realtà di questo orrore tra le notizie di tutti i giorni. “Questa non è una guerra civile e ancor meno di religione, ma di conquista: per il petrolio della Slavonia e per il mare della Croazia. Sono le parole di monsignor Oblak arcivescovo di Zara una delle città colpite dagli orrori di questa strage. Perchè, ci chiediamo oggi, tanta indifferenza davanti a questa carneficina, davvero nessuno si muove per la ex Yugoslavia? In Italia sono molti ad impegnarsi affinché la guerra cessi al più presto, le iniziative sono tante ed a saperlo sono davvero pochi intimi. Il movimento pacifista è dato per morto e la confusione su questo argomento è grande come dimostrano le polemiche di questi giorni sui quotidiani nostrani. Da una parte vi sono coloro che ritengono il pacifismo legato solo alla sinistra, chi lo rimpiange e chi lo dà per scomparso definitivamente. La polemica è iniziata con Walter Veltroni, è proseguita con Enzo Bettiza ed è terminata con Miriam Mafai. Il più duro di tutti è stato Bettiza, che ha individuato molti dei mali che affliggono il pacifismo più diffuso, ma si è dimostrato ingeneroso nei confronti delle associazioni cattoliche della Caritas, che, nelle diocesi hanno dato prova di grande impegno e di umana solidarietà. “Non è certo la prima volta – afferma Bettiza - che il pacifismo selettivo di tanti intellettuali laici e cattolici manchi di far sentire la sua voce pronta ad alzarsi in nome delle cause più spurie”. E', come avete potuto leggere, un'accusa molto dura che ha ricevuto una pronta risposta pur tra tante polemiche. Il vescovo di Molfetta Tonino Bello ha replicato a queste accuse sulle pagine di “Avvenire”. I toni sono simili a quelli di Bettiza: La scorrettezza intellettuale di chi riconduce questo epocale travaglio dell'umanità a patacche come l'antiamericanismo, è, nell'ipotesi migliore, uno degli indicatori più vistosi della enorme debolezza della nostra cultura rispetto alle inquietudini del nostro tempo. Nell'ipotesi peggiore è l'espressione di un costume degenere, che spara sul mucchio delle minoranze politiche per non guardare gli scheletri che stanno nei propri armadi di lusso”. Il lavoro e l'impegno dei cattolici italiani è molto importante in questo campo. Ogni diocesi ha sensibilizzato la pubblica opinione ad inviare doni e mezzi per i profughi che ne hanno bisogno. A Pavia, nonostante la crisi politica e gli scandali di cui si vocifera è stato organizzato un gemellaggio con una città vicino a Sebenico, dove sono stati consegnati aiuti e viveri. Dunque chi si impegna a favore della gente che soffre e per la pace c'è, non li troviamo più sulle piazze, nei cortei perchè si tratta di una forma di impegno basata su valori più concreti. Il settimanale diocesano “La Luce” di Varese analizza le cause di questo fenomeno che ha fatto svuotare le piazze: “Scontiamo qui la nostra ignoranza, un clamoroso difetto di strumenti di analisi per decifrare il nuovo problema che ci si squaderna davanti dopo la fine del vecchio mondo sanzionato a Yalta”. Questa volta molti si sono trovati spiazzati davanti ad una crisi imprevedibile della quale non hanno compreso le cause e si sono semplicemente rifiutati, in molti casi, di analizzare. Il nunzio apostolico a Zagabria si rifiuta di criminalizzare chiunque, per lui, come dichiara su “La Voce Isontina” in una intervista: “L'impegno per gli aiuti. c'è stato e deve continuare, gli aiuti vanno ai croati, ai serbi, ai musulmani. Questo non ha impedito comunque alla stampa cattolica di prendere posizione in molte circostanze. Il settimanale “La Luce” in un suo articolo “Arroganza serba al capolinea?” esclude che tutti i serbi siano i colpevoli di questa guerra e accusa i generali e la gerarchia di Milosevic della carneficina in atto nel paese. Anche tra molti dei cattolici più attivi sono rimasti dei dubbi sulla presenza effettiva dei pacifisti in questa “battaglia”. Padre Costa dichiara a “La Voce del Popolo” di Torino che il pacifismo ha dei grossi limiti “... Ora questi limiti credo stiano venendo alla luce, e dimostrano che la maturità per molti pacifisti è ancora molto lontana. La questione non deve esaurirsi soltanto alla parte esteriore del pacifismo ma convergere su altri temi. Il direttore del giornale “Il Foglio” E. Peyretti ha risposto che non è il caso di accanirsi contro i pacifisti: “Esiste un nucleo ristretto che opera a livelli più profondi e in modo più proficuo di un tempo. Il problema rimane sempre quello della pubblicità delle iniziative, nessuno se ne interessa. Sempre Peyretti ritorna su questo argomento ammonendo “in sostanza iniziative più serie e sostanziali di quelle di Marco Pannella, le uniche reclamizzate dalla grossa informazione, sono anche a conoscenza di chi critica il pacifismo”. Il dramma di questo paese così vicino e per molto tempo dimenticato è proprio in queste polemiche sapere tutto e lasciare che le cose seguano il loro corso consapevoli che stavolta non è necessario impegnarsi solo a parole ma anche con i fatti, perchè il dramma è di fronte ai nostri occhi. E non dobbiamo sfuggire alle nostre responsabilità.