martedì 25 ottobre 1994

Gli errori di Martino


Italia e Slovenia dopo la dichiarazione di Aquileia
"Voce Repubblicana" del 25 ottobre del 1994
di Lanfranco Palazzolo





All’indomani della rottura delle trattative tra Italia e Slovenia circa l'associazione del governo di Lubiana nell'Unione europea, molti osservatori politici avevano formulato alcune ipotesi sulla denuncia degli accordi di Aquileia (10 ottobre). La Slovenia è certamente interessata ad entrare a pieno titolo, come associata, all'Ue, ma non ci tiene a farlo subito ed in modo frettoloso. L'entrata precipitosa della Slovenia, come associata in Europa, farebbe comodo a molti paesi dell'Unione. In primo luogo alla Germania, che potrebbe trarre numerosi vantaggi dall'abbattimento delle barriere economiche e dall'adeguamento della legislazione slovena agli standard europei. Gli sloveni, che certo non hanno dimenticato il loro spirito liberista, comprendono di essere al centro delle legittime rivendicazioni degli esuli istriani e delle mire tedesche, ma non hanno alcun interesse a cedere subito. L'economia del piccolo paese europeo non è ancora in grado di far fronte alla concorrenza internazionale e all'apertura delle frontiere. Il costo di un ettaro di terreno in Slovenia è irrisorio. Se Lubiana liberalizzasse completamente la sua economia, in due settimane diverrebbe uno Stato dipendente dell'economia tedesca. Già, perché l'Italia non sarebbe affatto in grado di reggere la competizione con gli altri paesi. Lo ha dimostrato nel caso della raffinazione della benzina slovena e continua a farlo oggi di fronte alla crisi economica di Trieste. Per questo motivo non ci sorprende che il ministro degli Esteri Antonio Martino si sia dimostrato incapace nel gestire i rapporti con la Slovenia dopo il vertice con il collega Peterle ad Aquileia. Il ministro degli Esteri non ha riflettuto su due considerazioni: non ha pensato che ad Aquileia ha incontrato un ministro che aveva rassegnato, da pochi giorni, le dimissioni dal suo incarico di governo e che non godeva più della totale fiducia dell'esecutivo; non ha avuto la premura, tanto era preoccupato delle vicende di Bankitalia, di consultarsi con l'alleato di governo Fini prima dell'incauto comizio di Trieste, tenuto dal coordinatore di An. Fatte queste premesse, non stupisce che, in una intervista rilasciata dal primo ministro di Lubiana, Janez Drnovsek, al settimanale “Delo”, il premier abbia chiesto il coinvolgimento internazionale nel problema italo-sloveno. Guarda caso,la Germania ha fatto sapere di essere “dispiaciuta” per la situazione tra Italia e Slovenia e, come presidente di turno del Consiglio dell'Ue, si è offerta di dare un aiuto agli italiani “come si fa con i vecchi amici”. In realtà la Germania appare preoccupata per la piega che potrebbero prendere gli accordi tra Italia e Slovenia e preme per una soluzione favorevole a Lubiana. Anche i tedeschi hanno vissuto un dramma analogo a quello degli esuli istriani. Ancora oggi i tedeschi dei Sudeti e della Slesia chiedono un equo trattamento e un ritorno alle loro terre. Risvegliare questi sentimenti con un successo diplomatico degli italiani sarebbe un bel pasticcio per la fragile coalizione tedesca che dovrebbe prendere le redini del paese all'indomani delle elezioni politiche. Allora, qualche domanda è lecita sulla fine dei vantaggiosi accordi di Aquileia. Perché Bankitalia ha recentemente commissariato la banca della minoranza slovena di Gorizia, rendendo più difficili le relazioni tra i due paesi? Chi è stato a fare le rivelazioni sull'azienda di credito degli sloveni? Perché proprio i tedeschi dovrebbero interessarsi ed essere tempestivamente informati delle trattative tra Roma e Lubiana? La Germania discuterà i rapporti tra Italia e Slovenia e dell'associazione di quest'ultima all'Ue approfittando della presidenza di turno del Consiglio Ue. Martino sembra aver fallito nel suo compito e deve rassegnarsi ad affrontare questo problema insieme ai tedeschi che, non per nulla, si preoccuperanno di affidare, nel Consiglio convocato per il prossimo 31 ottobre, un “mandato” alla Commissione esecutiva favorevole alle tesi di Lubiana e contro un'equa risoluzione relativa ai beni degli italiani . L'unica speranza per il ministro degli Esteri resta, ancora una volta, il rinvio della discussione in sede europea. Ma questo è un gioco che non può durare in eterno.