venerdì 17 marzo 1995

La parte più drammatica de "L'attrice"

Edith Bruck parla del suo ultimo romanzo
"La Voce Repubblicana" del 17 marzo del 1995
Di Lanfranco Palazzolo
(A sinistra Edith Bruck)

Tutti abbiamo qualcosa da dimenticare nel nostro passato. La rimozione del ricordo non sempre si rivela la soluzione più opportuna. Prima o poi il passato ritorna e con esso dobbiamo fare i conti. A spiegarcelo è Edith Bruck. Nel suo ultimo romanzo “L’attrice”, la scrittrice ungherese ci racconta la storia di Lina Stone, ex diva cinematografica americana che ha scelto di vivere nella finzione dello spettacolo l'unica fuga possibile al ricordo di un'adolescenza tragica. Proprio sul “viale del tramonto” l'attrice permette all'inconscio di far riemergere il suo passato di vittima dell'Olocausto. Di questo ricordo si impadroniscono le persone più vicine a L'attrice, il suo amante e agente cinematografico ed un ambiguo produttore holliwoodiano. Ma tutto questo avrà dei risvolti drammatici per Linda Stone.
Edith Bruck, l’editore de L'attrice (Marsilio ndr) ha ricordato che in questo romanzo tratti una storia insolita per te. Perché hai scelto un ambiente così lontano da noi come quello americano? Qual è stato il motivo che ti ha spinto a scrivere questo libro?
“Il motivo è lo stesso che mi ha spinto a scrivere i precedenti libri. Volevo tornare sui miei argomenti in una forma diversa ed ambientare totalmente una storia in questo contesto. Al limite posso proiettarmi in questa storia, anche se io ho agito in modo diverso da come ha fatto L’attrice. Linda Stone, la protagonista di questo romanzo, torna al proprio passato spinta anche dalla speculazione degli altri. L'attrice non si accorge di quello che sta facendo, ma è spinta dalla convinzione di poter sfuggire al suo passato con la sua recitazione. Il comportamento del suo agente amante e del produttore è ambiguo. Con queste due figure volevo toccare anche il rapporto che esiste con i mass-media oggi”.
Perché hai scelto gli Stati Uniti? Hai una conoscenza diretta dello star system americano e dei media di quel paese, oppure ti sei limitata alla visione del celeberrimo “Viale del tramanto di Billy Wilder?
“No, non mi sono basata su niente. Sono stata in America diverse volte. Vedo che noi viviamo in piccolo quello che sta accadendo in America. Noi importiamo tutto quello che viene dagli Stati Uniti, sia le cose negative che quelle positive. La protagonista de L'attríce fugge dal suo ricordo grazie anche ad un lavoro che le permette di recitare e quindi di fuggire dal proprio passato. La finzione per lui diventa la realtà, la realtà finzione. E'un tema che non riguarda solo Linda Stone, ma tutti noi. Questo è un tema che tocca i più giovani. Recitare è la più grande fuga dalla propria realtà ma anche dalla realtà del mondo”.
In questo libro emergono due figure L'attrice ed il produttore, anch'esso di origine ebraica. Hai voluto mettere queste due figure in contrapposizione? Che rapporto si gioca tra di loro?
“La figura di questo produttore è molto ambigua. Egli è in parte spinto dal fatto che non riesce a rilanciare questa attrice quindi a fare un sacco di soldi. Nello stesso tempo spera che Linda Stone torni alla propria identità perché lui è un produttore ebreo. In merica poi è facile perché moltissimi produttori, sia nel cinema che nella TV, hanno queste origini. Ma occorre fare un passo indietro. In realtà, questa storia era nata per un film che doveva essere fatto con Vanessa Redgrave e Franco Nero. Questo lavoro cinematografico è saltato perché in quell'epoca Vanessa era filopalestinese. Per fare questo film avevo a che fare con dei produttori ebrei americani. Il
principale finanziatore di questo film era preoccupato della posizione politica di Vanessa. E per questo motivo il film è saltato. Sia Franco Nero che la Redgrave hanno fatto causa al produttore in Italia. Io non avevo firmato e quindi non ho potuto intraprendere alcuna causa. Ho lavorato a questa storia per circa un anno e poi l'ho messa nel cassetto. Non volevo a assolutamente perdere questo lavoro ed allora ho dimenticato la sceneggiatura cinematografica e ho scritto un romanzo nel quale tratto gli argomenti dei miei libri in un modo diverso da come li ho affrontati fino ad oggi”.
Che ambiente trova L'attrice nel suo viaggio dagli Stati Uniti al cuore dell'Europa per girare il film sulla tragedia della sua vita?
“L'attrice non ha nessun ricordo del suo passato. Lei cresce in un ambiente ebrei di Brooklyn dove è proibito parlare del passato. Il suo ambiente non ha nulla a che vedere con quello di Woody Allen e di Barbara Streisand. Conosco molte persone, come mia sorella, che vivono a Brooklyn e la prima volta che sono andate a Manhattan hanno scoperto un altro mondo. Brooklyn è una specie di ripetizione povera dell'ambiente culturale dove affondano le loro radici culturali. Nello stesso tempo sono anche americani. Hanno assorbito la loro cultura senza conoscere nemmeno gli americani e senza frequentarli veramente. E'una sorta di mondo a parte. Potremmo definirlo un auto-apartheid. Linda Stone non aveva partecipato
a quel genere di vita perché era stata violentata da suo zio, che in qualche modo le ha fatto sposare un sarto. Un personaggio che a me piace moltissimo. Dopodiché lei è fuggita da tutto il suo passato. Durante il suo viale del tramonto, L'attrice si sente mancare il terreno sotto i piedi: si accorge di non essere più niente perché ha rinnegato il suo passato”.
Quello che ci ha incuriosito in questo Libro sono stati alcuni riferimenti sulla vita professionale dell'attrice. Tu citi più di un film che Linda Stone ha recitato. In realtà questi riferimenti hanno un fondamento? Si tratta di film che esistono davvero come ‘The Swarm’ del 1978, girato con un cast di attori al termine della propria carriera? A chi ti sei ispirata?
“In questo caso a nessuno in particolare. Quando si parlava del film avevo in mente Vanessa Redgrave. Non pensavo ad alcuna diva hollywoodiana. Questa attrice vive molto isolata nella stessa Hollywood. Teme sempre di essere scoperta. Ha paura che qualcuno la scopra. Adotta la sua governante. Una nera che non la interroga mai sul suo passato e che diventa una specie di madre per lei. L'attrice in realtà si è identificata con questa donna nera perché in qualche maniera sulla propria pelle queste due donne hanno subito la discriminazione razziale”.
Qual è il messaggio che intendi lasciare al lettore al termine della lettura del tuo ultimo libro? Paga cancellare il passato?
"Ogni giorno, ciascuno di noi dovrebbe riaprire le proprie ferite, perché senza passato non c'è né presente né futuro. Il passato dovrebbe essere per tutto il mondo una lezione per il futuro. Non è mai sufficiente ricordare il passato. Vediamo quello che accade oggi nel mondo. Quello che abbiamo vissuto con la Bosnia non è lo stesso che abbiamo visto durante la guerra del Vietnam. Oggi la gente non scende più per la strada a manifestare. Siamo quasi diventati indifferenti. Questa è la cosa più pericolosa che io possa immaginare. Io constato negativamente sulla mia pelle che fino a cinque anni fa ho partecipato a quello che è accaduto in tutto il mondo con la fine del cornunismo. Oggi mi sento molto indignata e senza speranze per il futuro del mondo. E' difficile vedere davanti a noi quello che accade in tutto il mondo. Il passato per il presente è il passato per noi. Io non temo più niente; temo per gli altri. Torna il razzismo, torna la discriminazione. Lo vediamo ogni giorno in Italia. Questi nuovi razzismi e le nuove persecuzioni verso gli altri, gli zingari, gli emigranti, dovrebbero farci comprendere che l'altro è una parte di noi stessi”.

"L'Attrice"
di Edith Bruck
Marsilio, 1995
161 pagine, 26 mila lire