sabato 11 dicembre 1999

Sono un lamalfiano intransigente

Intervista a Bruno Zevi
Voce Repubblicana dell'11 dicembre 1999
Di V. R.
"Quella che state per leggere è l'ultima intervista rilasciata da Bruno Zevi prima della sua morte, avvenuta il 9 gennaio del 2000, che ho realizzato per la Voce Repubblicana. Solo recentemente mi sono accorto che si trattava dell'ultimo intervento politico dell'autorevole architetto".
Il Professor Bruno Zevi ha lasciato la presidenza d'onore del Partito radicale. Un gesto prevedibile dopo le ultime polemiche che avevano riguardato la formazione di un gruppo tecnico tra i radicali e i neonazisti francesi e austriaci al Parlamento europeo.
Professor Zevi, ci vuole spiegare quando è iniziato a deteriorarsi il rapporto con il mondo radicale?
"Personalmente continuo a dichiararmi amico di Pannella. Per ben due anni non ho messo più piede nel Partito radicale perché si era aperto un dialogo con la destra, ma sono rimasto iscritto lo stesso e nello stesso tempo sono rimasto presidente d'onore del partito. Nell'ultimo congresso dei radicali Pannella si era rivolto alla destra dicendo che non si sarebbe alleato mai con quei partiti. In quel momento ho pensato di riprendere l'attività con il Partito radicale, ho fatto la marcia da Porta Pia per la consegna delle firme dei referendum alla Cassazione. Tutto è andato bene fino a quel momento. il Parlamento europeo aveva fatto bene a rifiutare il permesso per la creazione di un gruppo politico tecnico con Le Pen e gli altri gruppi politicia antisemiti. L'Assemblea di Strasburgo aveva dichiarato tutte queste componenti non affini. Personalmente sapevo che sarebbe finita lì. Poi sono rimasto sorpreso, quando questo gruppo si e formato di nuovo. A quel punto non ho potuto far altro che presentare le dimissioni”.
Non ha notato da parte del mondo radicale una certa mancanza di memoria storica? Anche in occasione di fatti recenti, come l'attentato a via Tasso, nessuno ha sentito la necessità di fare un comunicato per denunciare l'accaduto?
“Non risulta neanche a me. Non so se questo è dovuto alla distrazione. In questi giorni c'era da affrontare la battaglia referendaria. Non credo che questo sia dovuto a malafede. La colpa maggiore dei radicali è stata quella di aver agito consapevolmente per creare questo gruppo tecnico”.
Il motivo per il quale è nata questa alleanza è dovuto alla necessità di reperire un finanziamento pubblico per la Lista Bonino?
“Il motivo è l'assenza di un gruppo misto al Parlamento europeo. Se non si sta in un gruppo organizzato, si perde anche il diritto alla parola. Secondo me avrebbero dovuto seguire un altro metodo per ottenere questo diritto, invece hanno scelto l'alleanza con Le Pen. Avrei preferito non avere il diritto di parlare pur di non stare con Le Pen”.
Lei sapeva che lo scorso anno ci fu un dibattito al Parlamento europeo per chiedere l'autorizzazione a procedere contro Le Pen, il quale aveva dichiarato che l'Olocausto “è stato solo un dettaglio della storia”? In quella occasione i radicali erano stati tra i pochi a votare a contro la richiesta. Lei non era rimasto perplesso?
“Questo non lo sapevo. Ritengo gli ultimi atti più gravi perché in questo caso ci troviamo di fronte ad un'azione consapevole. Per giorni e giorni, durante il Congresso radicale, ho avvertito Pannella e gli altri radicali che con quel gesto si sarebbero messi contro la Comunità ebraica. Questo sarebbe stato un pessimo investimento”.
Che reazioni ci sono state nel mondo ebraico a questa iniziativa?
“L'Unione delle Comunità ebraiche ha condannato questa iniziativa, il Congresso degli ebrei europei l'ha deplorata”.
Come giudica le altre iniziative che Pannella ha preso insieme ad Alleanza nazionale sui referendum? Giudica queste iniziative più accettabili?
“Non accetto niente con An. Non sono un politico, sono una persona intransigente. La mia tradizione appartiene a Giustizia e Libertà e al Partito d'Azione. Mi definisco un lamalfiano, non solo perché ero molto amico di Ugo La Malfa, ma perché avevo militato nel Partito d'Azione con il leader repubblicano. Sono un lamalfiano intransigente nella maniera più assoluta”.
Lei pensa di abbandonarel a politica?
“Non ci penso affatto. Non abbandono affatto la politica. Neanche quando si è sciolto il Pd'A non sono andato con i socialisti, ho preferito restare solo. Nel 1953, dopo la legge truffa, sono tornato alla politica. Con I repubblicani ho avuto sempre un ottimo rapporto. Nel 1989 abbiamo dato vita ad una lista laica e ricordo di aver aperto la campagna elettorale con il mio amico Vicentini”.
Chi è che rappresenta meglio la tradizione laica e i valori in cui crede?
“Vittorio Foa. Per questo l'ho invitato ad inaugurare la lapide dedicata ai fratelli Rosselli. Ringrazio i repubblicani per aver visitato il museo di via Tasso dopo l'attentato dei giorni scorsi. Era un'iniziativa prevedibile da parte del Pri e ho apprezzato questa iniziativa di Giorgio La Malfa”.