martedì 11 novembre 2003

Gli "appunti" di Giorgio Galli sulla New age

Giorgio Galli: new age e Andreotti
Il Velino dell'11 novembre del 2003
di Lanfranco Palazzolo

Roma, 11 nov (Velino) - Può esistere un insieme di culture alternative alla religione e alla conoscenza scientifica? Questa è la strada su cui indaga il nuovo libro del politologo Giorgio Galli dal titolo Appunti sulla New Age (Kaos edizioni), in cui viene spiegato il modo in cui questo tipo di tendenza si sta diffondendo inconsapevolmente nella nostra società. Vengono considerati appartenenti alla New age l’astrologia, l’ufologia, la reincarnazione, l’occultismo e lo spiritismo, fenomeni definiti anche con il termine di culture alternative. Dall’opera di Galli emergono curiosi aneddoti che riguardano gli uomini politici alle prese con discipline alternative alla religione. È il caso di Giulio Andreotti. L’autore spiega che “la gerarchia vaticana si preoccupa dell’influenza, di derivazione della New age, sui politici cattolici, a partire dal più importante di loro, quel Giulio Andreotti che consultava l’astrologa Lisa Morpurgo; consultava anche Bernardino Del Boca, antropologo, fratello del noto storico Angelo”. Anche Fernando Tambroni, uomo politico democristiano aveva una passione particolare. La racconta Luciano Radi in un suo libro dal titolo Fernando Tambroni, trent’anni dopo (edito dalla casa editrice Il Mulino, 1990) in cui scrive: “La sua fede religiosa, la sua devozione per San Gabriele dell’Addolorata, non metteva in discussione la sua fiducia nell’astrologia per cui aveva eletto a interprete Maria Gardini”. L’astrologia è passata anche sulla strada di Amintore Fanfani, il successore di Fernando Tambroni. Infatti, la figlia dello statista contrarissimo all’introduzione del divorzio, Maria Lodei Fanfani, svolge l’attività di astrologa. E poi c’è il caso di Gerardo Bianco, che nei giorni in cui fu inviato l’avviso di garanzia ad Andreotti affermava ripetutamente: “È la maledizione di Moro…La maledizione di Moro quella frase: ‘il mio sangue ricadrà sulla Democrazia cristiana’. Non ci credo - prosegue Bianco - non si deve credere a queste cose. Ma quel punto di irrazionale che è in tutti noi mi ronza in testa”. Massimo Introvigne, storico delle religioni, non è d’accordo sul considerare l’astrologia parte della New age. Spiega al Velino: “Anche Napoleone consultava l’astrologa, potremmo far entrare Napoleone nella New age? Anche Giulio Cesare consultava l’astrologa. Li possiamo considerare adepti della New age o non diremmo piuttosto che molte persone apparentemente razionali sono dei Giano bifronte che appoggiano un piedino anche nel mondo delle spiritualità alternative? Dire che chiunque vada dall’astrologa sia New age mi sembra terminologicamente molto discutibile”. Lo studioso cattolico, autore di Storia della New age 1962-1992 ribatte ancora: “Potremmo evocare Giuseppe Garibaldi che presiedeva una società spiritica, Giuseppe Mazzini, che è stato uno dei primi a credere negli extraterrestri. Ma potremmo evocare anche dei cattolici come Massimo D’Azeglio che, pur andando a messa piamente tutte le domeniche, aveva delle credenze di tipo spiritico”. Il cristianesimo è legato a certe forme di credenza pagana, almeno fino al Concilio di Nicea del 325 dopo Cristo. Da allora la Chiesa ha attaccato con ogni forza credenze che sono state riconosciute alla fine degli anni Sessanta del Ventesimo secolo nella denominazione di New age. Il Nuovo Catechismo della Chiesa cattolica del novembre del 1992 ha condannato l’astrologia perché “in contraddizione con l’onore e il rispetto dovuti a Dio solo”. Lo stesso Giovanni Paolo II, in un viaggio compiuto il 19 maggio del 1999 a Maribor in Slovenia, ha ammonito i fedeli: “Non mancano purtroppo giovani e adulti i quali si abbandonano al fascino dell’occulto o cercano negli astri del firmamento i segni del proprio destino”. La condanna si è estesa al documento “Gesù Cristo, portatore di acqua viva” elaborato da due ministeri della Città del Vaticano i Pontifici Consigli per la cultura e il dialogo interreligioso, con gli interventi dei loro presidenti, rispettivamente il cardinale Poupard e l’arcivescovo Michael Fitzgerald. Il termine “portatore di acqua” vuol dire Acquario, l’era in cui la New age pensa che siamo, quella successiva all’età dei pesci definita come l’era del cristianesimo. La Chiesa cattolica, con questo titolo del documento, vuol dire che Gesù cristo è “l’unico” portatore di acqua, l’Aquario del futuro. “La condanna cattolica dello spiritismo è più o meno antica quanto lo spiritismo, se non molto più antica”, dichiara Introvigne. “L’illiceità dello spiritismo non è un’invenzione del nuovo catechismo. La troviamo in quello ‘maggiore’ di San Pio X che è del 1905. La troviamo anche in tempi molto più antichi”. Basta leggere l’Antico Testamento nel Levitico 19,31: “Non vi rivolgete agli indovini e ai negromanti, non li consultate per non contaminarvi per mezzo loro. Io sono il Signore vostro Dio”; oppure nel Levitico 26: “Se un uomo si rivolge agli indovini e ai negromanti per darsi alle superstizioni dietro a loro, io volgerò quella faccia contro quella persona e lo eliminerò dal suo popolo”; Isaia 8,19: “Quando vi diranno interrogate gli spiriti e gli indovini che bisbigliano e mormorano formule, forse un popolo non deve consultare i suoi Dei, non lo fate, attenetevi alla Rivelazione e alla Testimonianza”.

(pal) 11 nov 2003

venerdì 7 novembre 2003

Nella politica italiana c'è un Robin Hood?

Il Tempo del 7 novembre 2003
di Lanfranco Palazzolo
DOMANI arriva Robin Hood con «Il Tempo».

I politici italiani si identificano nell'eroe popolare inglese del Medioevo e si «armano» di arco e frecce. A giudicare da quello che è accaduto in passato, i politici nostrani non hanno perso occasione per tirare in ballo l'eroe di Alexandre Dumas: lo hanno fatto soprattutto gli economisti per dimostrare che i loro colleghi erano l'antitesi dell'eroe della foresta di Sherwood. Lo ha fatto Vincenzo Visco, bollando il ministro dell'economia Giulio Tremonti come un «Robin Hood all'incontrario» ("Famiglia Cristiana", 23 giugno 2002). Alla regola non si è sottratto nemmeno il «buonista» Walter Veltroni che ha apostrofato con lo stesso termine il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni perché sostenitore del buono scuola ("la Repubblica", 6 dicembre 2000). Il nome dell'eroe inglese era stato attaccato su misura la Presidente del Consiglio Giuliano Amato nel dicembre del 2000 quando varò una Finanziaria elettorale leggerissima, all'opposto di quella che aveva fatto approvare nel lontano 1992 di lacrime e sangue ("Il Messaggero", 30 settembre 2000). Ma cosa ci hanno risposto i parlamentari italiani su Robin Hood e, soprattutto, chi si identifica con il mitico arciere? Il filosofo Massimo Cacciari, ex parlamentare del Pci e poi deputato europeo dei Liberali non ne vuole proprio sapere di Robin Hood e ci risponde «non si chi sia questo Robin Hood, non so proprio cosa dirle». Natale D'Amico, economista, e senatore della Margherita si dimostra più disponibile e ci spiega che «Robin Hood era la risposta Medioevale al problema della ridistribuzione del reddito. Gli stati moderni, Gli Stati europei e gli Usa, hanno risolto questo problema attraverso il sistema del Welfare state. Quello di Robin Hood è un sistema di Welfare state autogestito. E non a caso, l'eroe è diventato un mito nella ridistribuzione precedendo il ruolo che poi avrebbe svolto lo stato risolvendo i problemi della distribuzione della ricchezza. La legge interviene per stabilire regole più eque». Il deputato spiega che «Robin Hood è interessante perché pone il problema della distribuzione del reddito in un epoca in cui questa avveniva attraverso l'espropriazione diretta. Meno male che c'è il Welfare». Alla domanda se Robin hood possa essere visto come un eroe della pianificazione comunista, D'Amico afferma «che in qualche modo gli espropri proletari che rislagono agli anni '70 si rifacevano a quella dimensione un po' infantile della ridistribuzione ed è stato visto dalla sinistra come un mito positivo. Ma gli strumenti dello stato moderno del Welfare oggi sono più efficaci di quelli che furono tentati negli anni '70 con gli espropri e di quelli di Robin Hood». Per Francesco Moro, capogruppo della Lega Nord al Senato, che ha conosciuto l'eroe attraverso la Tv, afferma che «Robin Hood aveva il senso della giustizia e voleva attenuare le sperequazioni. Da quello che ho visto in televisione, Robin Hood voleva che esistesse una società senza troppi squilibri economici. Quello che faceva aveva come obiettivo di abbattere queste ingiustizie. La strada che questo eroe ha scelto io la condivido». Alla domanda se Robin Hood sia un eroe adatto per le battaglie del suo partito, il senatore leghista dice: «una società più giusta è il sogno di tutti a patto che non sia concepita in una realtà pianificata economicamente. Ma non voglio nemmeno che qualcuno si faccia scudo della ricchezza e della forza per umiliare gli altri». Diversamente da quanto ha fatto il filosofo Massimo Cacciari, il senatore Ottaviano Del Turco ha letto l'opera di Dumas: «come tutte le persone normali - spiega - ho letto Robin Hood e ho visto almeno 10 film e non so quante serie televisive. Penso che sia stato insieme ai 'Tre moschettieri' il personaggio più amato dai giovani della mia generazione». L'ex sindacalista afferma che, oggi, «per capire se c'è bisogno di Robin Hood è necessario capire se esiste lo sceriffo di Nottingham. Se c'è allora c'è bisogno di Robin Hood». Il senatore ammette che «nella mia vita ne ho incontrati molti di personaggi simili allo sceriffo di Nottingham».
07/11/2003

martedì 4 novembre 2003

Esce "Le sfumature di Camus"

Radio Radicale pubblica un libro di Enrico Rufi
Gli intellettuali francesi non amano l'Italia di Berlusconi
di Lanfranco Palazzolo

Il Velino del 4 novembre del 2003

Roma, 4 nov (Velino) - “Le Monde” e gli intellettuali non amano l’Italia dal maggio 2001 e la storia se ne ricorda. Enrico Rufi è uno dei giornalisti di Radio Radicale più apprezzati per la profonda conoscenza della vita culturale e politica francese. Da più di un anno, Rufi conduce una rubrica su Radio radicale, nella quale si occupa dei fatti dell’attualità politica e culturale francese. Questa rubrica è diventato un libro dal titolo Le sfumature di Camus, quelques chose de gauche sulla Francia benpensante pubblicato in questi giorni in coproduzione tra la casa editrice Memini e l’emittente radicale, attraverso la quale sarà venduto. I fatti francesi tra il marzo 2002 e il maggio 2003 hanno fornito numerosi spunti di riflessione, dalla polemica degli “intellos” italiani contro Berlusconi, al ballottaggio delle elezioni presidenziali francesi, fino all’inaspettato successo di Jean-Marie Le Pen ex reperto della destra storica. Il libro cerca di colmare un vuoto di attenzione su ciò che accade oltre le alpi. Enrico Rufi, forte delle sue conoscenze e del suo dottorato di ricerca alla Sorbona, riporta all’attenzione di coloro che non si accontentano delle cronache dei corrispondenti da Parigi della Rai un’analisi di ciò che è passato sotto i ponti della Senna, a cominciare dalle polemiche scaturite dal salone del libro di Parigi dell’aprile del 2002. Nei capitoli che riguardano questa vicenda, Rufi spiega i retroscena della mobilitazione contro Berlusconi mossa da Antonio Tabucchi e dal quotidiano Le Monde e raccolta dal ministro della Cultura francese Madame Tasca, amica del lider Maximo Fidel Castro. Riprendendo l’interrogativo di Piero Citati su chi dice più stupidaggini tra gli intellettuali francesi e quelli italiani, l’autore del libro scrive, riportando la risposta di Citati e poi le sue considerazioni: “Probabilmente i primi - aveva risposto Citati - ma in realtà è difficile individuare con certezza i campioni di questa disciplina. Noi, ad esempio, non ci sentiamo di sbilanciarci più di tanto. Ci accontentiamo di notare che in questi ultimi tempi le stupidaggini vengono veicolate perché alle fesserie dei francesi se ne aggiungono molte di quelle degli italiani, che vengono fedelmente tradotte per la soddisfazione dei lettori d’Oltralpe”. Rufi ricorda un episodio già dimenticato dagli italiani: “In un colpo solo sono stati sorpresi in fragranza di stupidità ben 250 firmatari di un appello per boicottare le università israeliane pubblicato da Liberation”. Un altro clamoroso esempio riguarda Giuliano Ferrara, invitato da una radio francese a discutere di uno degli attacchi riservati dall’intellighenzia italiana “esiliata” a Parigi. “Qualche tempo fa, per discutere di un altro articolo di denuncia di un grande italiano antiberlusconiano, Dario Fo, la tv francese la Chaine Info aveva chiesto un commento a Giuliano Ferrara, in qualità di ex ministro di Berlusconi e di direttore di un giornale di cui è azionista la moglie di Berlusconi. Ferrara spiazzò l’intervistatore dicendo che Fo, da giovane, era stato repubblichino, mentre lui da giovane era stato gauchiste, e che suo padre era stato un deputato comunista che aveva fatto la Resistenza. Interdetto, il bravo giornalista farfugliò qualcosa del tipo: ‘Monsieur Ferrara si assume la responsabilità di quello che ha detto, e ci penserà qualcuno eventualmente a querelarlo’”. Gli schemi dell’intervistatore francese non prevedevano una realtà così complessa.

4 nov 2003 17:00