venerdì 7 novembre 2003

Nella politica italiana c'è un Robin Hood?

Il Tempo del 7 novembre 2003
di Lanfranco Palazzolo
DOMANI arriva Robin Hood con «Il Tempo».

I politici italiani si identificano nell'eroe popolare inglese del Medioevo e si «armano» di arco e frecce. A giudicare da quello che è accaduto in passato, i politici nostrani non hanno perso occasione per tirare in ballo l'eroe di Alexandre Dumas: lo hanno fatto soprattutto gli economisti per dimostrare che i loro colleghi erano l'antitesi dell'eroe della foresta di Sherwood. Lo ha fatto Vincenzo Visco, bollando il ministro dell'economia Giulio Tremonti come un «Robin Hood all'incontrario» ("Famiglia Cristiana", 23 giugno 2002). Alla regola non si è sottratto nemmeno il «buonista» Walter Veltroni che ha apostrofato con lo stesso termine il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni perché sostenitore del buono scuola ("la Repubblica", 6 dicembre 2000). Il nome dell'eroe inglese era stato attaccato su misura la Presidente del Consiglio Giuliano Amato nel dicembre del 2000 quando varò una Finanziaria elettorale leggerissima, all'opposto di quella che aveva fatto approvare nel lontano 1992 di lacrime e sangue ("Il Messaggero", 30 settembre 2000). Ma cosa ci hanno risposto i parlamentari italiani su Robin Hood e, soprattutto, chi si identifica con il mitico arciere? Il filosofo Massimo Cacciari, ex parlamentare del Pci e poi deputato europeo dei Liberali non ne vuole proprio sapere di Robin Hood e ci risponde «non si chi sia questo Robin Hood, non so proprio cosa dirle». Natale D'Amico, economista, e senatore della Margherita si dimostra più disponibile e ci spiega che «Robin Hood era la risposta Medioevale al problema della ridistribuzione del reddito. Gli stati moderni, Gli Stati europei e gli Usa, hanno risolto questo problema attraverso il sistema del Welfare state. Quello di Robin Hood è un sistema di Welfare state autogestito. E non a caso, l'eroe è diventato un mito nella ridistribuzione precedendo il ruolo che poi avrebbe svolto lo stato risolvendo i problemi della distribuzione della ricchezza. La legge interviene per stabilire regole più eque». Il deputato spiega che «Robin Hood è interessante perché pone il problema della distribuzione del reddito in un epoca in cui questa avveniva attraverso l'espropriazione diretta. Meno male che c'è il Welfare». Alla domanda se Robin hood possa essere visto come un eroe della pianificazione comunista, D'Amico afferma «che in qualche modo gli espropri proletari che rislagono agli anni '70 si rifacevano a quella dimensione un po' infantile della ridistribuzione ed è stato visto dalla sinistra come un mito positivo. Ma gli strumenti dello stato moderno del Welfare oggi sono più efficaci di quelli che furono tentati negli anni '70 con gli espropri e di quelli di Robin Hood». Per Francesco Moro, capogruppo della Lega Nord al Senato, che ha conosciuto l'eroe attraverso la Tv, afferma che «Robin Hood aveva il senso della giustizia e voleva attenuare le sperequazioni. Da quello che ho visto in televisione, Robin Hood voleva che esistesse una società senza troppi squilibri economici. Quello che faceva aveva come obiettivo di abbattere queste ingiustizie. La strada che questo eroe ha scelto io la condivido». Alla domanda se Robin Hood sia un eroe adatto per le battaglie del suo partito, il senatore leghista dice: «una società più giusta è il sogno di tutti a patto che non sia concepita in una realtà pianificata economicamente. Ma non voglio nemmeno che qualcuno si faccia scudo della ricchezza e della forza per umiliare gli altri». Diversamente da quanto ha fatto il filosofo Massimo Cacciari, il senatore Ottaviano Del Turco ha letto l'opera di Dumas: «come tutte le persone normali - spiega - ho letto Robin Hood e ho visto almeno 10 film e non so quante serie televisive. Penso che sia stato insieme ai 'Tre moschettieri' il personaggio più amato dai giovani della mia generazione». L'ex sindacalista afferma che, oggi, «per capire se c'è bisogno di Robin Hood è necessario capire se esiste lo sceriffo di Nottingham. Se c'è allora c'è bisogno di Robin Hood». Il senatore ammette che «nella mia vita ne ho incontrati molti di personaggi simili allo sceriffo di Nottingham».
07/11/2003