venerdì 12 dicembre 2003

Lista Unica, scende in campo Occhetto

Il Velino del 12 dicembre 2003
di Lanfranco Palazzolo

Achille Occhetto ha dunque ripreso il piglio dei protagonista e ha deciso di rimescolare le carte nel centrosinistra. Il suo ultimatum sulla lista unica - 'se non ci sarà Di Pietro ne faremo una alternativa" - sta mettendo a durissima prova lo stato maggiore dei Ds. Al punto che qualcuno, anche tra i più ortodossi, comincia a chiedersi se sia possibile insistere nel no, come confermano le dichiarazioni di oggi di Vannino Chiti. Per Occhetto si tratta di una "questione morale". Sarà. L'impressione è che la ragione vera della (ri)discesa in campo del leader della "gioiosa macchina da guerra" che fu sconfitta nel 1994, sia un'altra e che abbia un nome e un cognome: Massimo D'Alema. Qualche passo indietro aiuta a capire. Basta guardare l’intervista rilasciata da Occhetto il 25 luglio del 2003 al Corriere della Sera. In questa occasione, l’ultimo leader del Pci plaude alla lista unitaria invocata dal presidente della Commissione europea: “Ma quella proposta da Prodi è un'operazione storica che può anche farsi per gradi, l’importante e che Ds e Margherita vadano avanti”. In quella circostanza l’ex leader del Pds chiede di “andare avanti senza discriminare gli altri che sono e saranno nostri alleati”. Rileggere queste parole oggi invita a riflettere. Perché Occhetto ha cambiato linea e ha sposato le richieste di Di Pietro? L’ex pm chiede da più di un anno di entrare organicamente nel centrosinistra, ma Occhetto ha deciso solo oggi di farsi portavoce dfei suoi appelli. Il motivo è verosimilmente legato al ruolo di primissimo piano che, rispetto alla prospettiva della lista unitaria, è tornato a giocare D’Alema. Il sentimento di ostilità che divide Occhetto e D'Alema è profondo e insanabile. Occhetto, del resto, decide di giocare un ruolo nella partita della lista unica soltanto quando è evidente che D’Alema ne è diventato il king maker, non soltanto perchè è dispiaciuto per l’esclusione dell'ex pm. Il Giornale del 4 ottobre 2003 riporta impietosamente queste parole dell’ex segretario Pds all’assemblea di minoranza della Quercia: “Lo dirò chiaro, che Prodi ha fatto un grande errore a cercare l’intesa con D’Alema sulla lista unitaria, rimettendolo in sella. Il bello è che dopo il ribaltone del ’98 Romano mi disse: ‘Non mi fiderò mai più di Massimo’, e invece ci è ricascato”. E quando Occhetto ci si mette non lo ferma nessuno. Su Sette del 23 ottobre scorso, Paolo Franchi ricordava una proverbiale battuta del parlamentare diessino quando si pensava che lo sfidante di Berlusconi nel 2001 fosse Giuliano Amato: “Sono contento perché finalmente un craxiano perderà”. Il 25 ottobre, Occhetto fa un passo avanti contro la lista unitaria: “Questo soggetto nuovo si deve farlo vivere tra la gente e si deve capire che l’unica placenta è l’Ulivo. Inaridire anzitempo l’Ulivo, spaccarlo, porta a costruire solo dei soggetti fatti a tavolino e che rischiano non solo di dividere la sinistra, ma anche di torvare poco seguito”. Rileggendo queste parole, si può notare come l’interpretazione sul ruolo di forza propulsiva del soggetto unico sia cambiato. Mentre il 25 luglio questo ruolo era attribuito da Occhetto ai Ds e alla Margherita affinché “vadano avanti”, la parola torna alla piazza e ai movimenti. La svolta dell’asse Occhetto-Di Pietro si materializza il 5 novembre dopo l’intervento di Nanni Moretti sulla Repubblica, che senza peli sulla lingua ricorda (male) quello che aveva detto il presidente della Commissione europea a luglio proponendo la lista unica: “Tre partiti dentro e quattro fuori. Non mi sembra che l’appello di Prodi andasse in questa direzione”. Per poi ribadire: “Non è questo il messaggio positivo che c’era nella proposta di Prodi. O forse avevo capito male?”. Aveva capito decisamente male. Nell’intervista del 19 luglio del 2003 al Corriere Prodi ripete, citando solo due partiti del centrosinistra: “Quando vedo la parte dominante della Margherita e dei Ds vedo la stessa idea di Europa”. Come si legge, l’invito di Prodi non era rivolto neanche a tutta la Margherita, ponendo una discriminante chiara ad un settore del partito. Possibile che nessuno lo abbia capito subito?! Pare proprio di no. Ma questa non è la peggiore interpretazione di quello che sta accadendo nel centrosinistra. Il più ingenuo di tutti è stato Federico Orlando su Europa del 7 novembre scorso, il quale con la tranquillità degna di un grande profeta affermava, ripondendo a una lettrice: “Cara professoressa, forse la sorprenderà, ma io non vedo una contrapposizione di fondo tra il progetto di lista unica Ds-Margherita-Sdi alle elezioni europee e l’idea di Occhetto, Moretti e firmatari del loro manifesto di fare una confederazione di tutti i partiti del centrosinistra”. Per l’inconsapevole Orlando, “entrambi i progetti vanno al superamento di egoismi e idiosincrasie, baronie che tormentano i partiti e che si sono riprodotti pari pari nei movimenti”. (pal)