sabato 3 aprile 2004

Il Pci di fronte al golpe del 1964

Il governo Merzagora, il Pci e il golpe immaginario
Il Velino 3 aprile del 2004
Di Lanfranco Palazzolo

Roma, 3 apr (Velino/Cultura) - Dopo anni di silenzio si torna a parlare del governo istituzionale che il presidente del Senato Cesare Merzagora avrebbe potuto formare nell’estate del 1964 dopo la caduta del governo Moro, primo esperimento di centrosinistra cosiddetto organico nella storia repubblicana. A rivelare i retroscena di questa vicenda politico-parlamentare è stato il professore Paolo Varvaro, docente di storia contemporanea all’università Federico II° di Napoli. Anche se lo studioso tiene a precisare: “Non ho fatto rivelazioni clamorose e ho lavorato su documenti accertabili”. Varvaro ha consultato per la rivista Belfagor le carte dell’archivio del presidente del Senato, una fonte che era rimasta fino ad ora sconosciuta. Il docente universitario non si è comunque fermato all’archivio Merzagora e ha cercato delle conferme all’Istituto Gramsci per capire che cosa sia realmente accaduto nell’estate del 1964, e in particolare il 27 giugno, quando il presidente del Senato fu interpellato dal presidente della Repubblica, Antonio Segni, per la formazione di un governo istituzionale di cui avrebbero dovuto far parte numerosi esponenti del mondo della finanza, come il presidente di Mediobanca, Enrico Cuccia, e l’ex governatore della Banca d’Italia, Domenico Menichella.
Una circostanza sulla quale il 21 settembre del 1967 aveva riferito Panorama, che aveva dedicato al presidente del Senato un ritratto intitolato: “Merzagora. Il Presidente scomodo”, nel quale si legge: “Nel giugno del 1964, durante la crisi del primo governo Moro, uscendo dallo studio di Antonio Segni al Quirinale, confidò ai microfoni della Rai di avere suggerito al presidente della Repubblica la costituzione di un governo d’emergenza, fatto esclusivamente di tecnici, in sostituzione di quello di centrosinistra. Su quella dichiarazione si appoggeranno poi molte ricostruzioni dell’estate del colpo di Stato”. Queste parole venivano scritte dopo che il Senato era stato impegnato in più di un dibattito sulle deviazioni del Sifar e senza che nessun esponente del Pci, né Merzagora, rivelassero i particolari della formazione di quel governo istituzionale. Lo studioso ricorda che “Merzagora fu uno dei politici più investigati dal Sifar: il generale De Lorenzo cercò in tutti i modi di screditarlo in quegli anni, e quest’ultimo non era un uomo di fiducia di Segni. Ho dei seri dubbi che Merzagora e il presidente della Repubblica potessero affidarsi a De Lorenzo”.
Lo schema del nuovo governo, che negli anni successivi fu bollato come un esecutivo golpista, in realtà prevedeva, spiega Varvaro, la presenza di tutti i partiti. Anche il Partito comunista e il Movimento sociale sarebbero stati invitati a far parte di questo governo. Lo studioso sostiene che “Merzagora non intervenne di sua iniziativa, ma suggerì al presidente della Repubblica, in qualità di presidente del Senato in carica dal 1953, la formazione di un governo di emergenza”. Come reagì il Pci a quella ipotesi? Varvaro spiega che “in quel governo - tecnico e di tregua, della durata ipotizzata di sei mesi - ogni partito presente in Parlamento sarebbe stato rappresentato da un proprio esponente”. Lo confermerebbe un riferimento esplicito a questa ipotesi riscontrabile nelle carte di Merzagora. Questo significa che il presidente del Senato aveva preso dei contatti diretti con i partiti? Lo storico ne è convinto. E precisa: “Ho trovato riscontri nell’archivio Gramsci, tratti dai resoconti delle direzioni del Partito comunista che si sono svolte di quei giorni. Merzagora aveva importanti collegamenti all’interno del Partito comunista italiano, in particolare con Umberto Terracini. Le notizie che sono riferite dall’esponente del Pci durante quelle direzioni sono molto più dettagliate di quanto si possa immaginare. Ho motivo di ritenere che tra Merzagora e Terracini vi fossero stati dei contatti diretti”. Varvaro sostiene ancora che “in una direzione comunista il segretario Palmiro Togliatti afferma esplicitamente che il comportamento del Pci non sarebbe stato di pregiudiziale opposizione ad un governo di ‘larghe intese’, ma che il partito si sarebbe riservato un giudizio sul programma e sulla composizione del governo”.
Insomma, se questa lettura risultasse fondata, anche alla luce di ulteriori verifiche e riscontri, andrebbe valutata sotto una nuova luce la linea tenuta dal Pci sul presunto tentato golpe del ’64. Va ricordato, a questo proposito, che Umberto Terracini è stato negli anni successivi membro della Commissione d’inchiesta che fu varata nel 1969 per indagare sulle deviazioni del Sifar e che la relazione di minoranza del Pci porta il suo nome come cofirmatario insieme ad altri esponenti della sinistra. Per anni, infatti, anche sulla base di quella relazione di minoranza, il nome di Merzagora è stato abbinato al presunto tentativo di golpe del 1964.

(Lanfranco Palazzolo) 3 apr 2004 13:45