giovedì 25 novembre 2004

Quanto promettono i nostri politici?

Da "Promesso!" il libro sui "pinocchi politici" di Lamberti
Il Velino del 25 novembre del 2004
di Lanfranco Palazzolo

Roma, 25 nov (Velino) - Arriva in libreria l’esperienza di Promesso!, il sito internet che verifica il grado di attendibilità dei personaggi politici e degli esponenti del mondo dello spettacolo. Alberto Lamberti ha pubblicato con la casa editrice “Nutrimenti” il libro dal titolo Promesso! nel quale sono conservate tutte le bugie dei personaggi pubblici italiani e stranieri. Il libro parte da un presupposto poco confortante: “L’italica attitudine alla dichiarazione di impegni vive oggi un’epoca di rinascimento”. Il volume non è solo un piccolo vademecum sul grado di attendibilità dei personaggi politici, ma un modo per capire le tecniche della conquista del consenso e le strategia della politica. Quella di pubblicare questo libro è un idea elementare, ma efficace. L’autore annota che tra coloro che promettono “c’è pure il disubbidiente”. Basta sfogliare le pagine di questo libro per scoprire che uno dei personaggi meno sinceri in materia di promesse sia Luca Casarini, che ha mantenuto solo il 38 per cento di quanto aveva promesso.
Il libro non risparmia nessuno: né esponenti del centrodestra né del centrosinistra. Ad esempio, il leader della Margherita Francesco Rutelli che aveva risposto, tramite il gruppo parlamentare della Margherita, ai dati che erano stati rilevati lo scorso settembre sul sito “promesso.it” e pubblicati da Il Velino, che lo vedevano ultimo dei leader del centrosinistra con il 13 per cento delle promesse mantenute. Anche il segretario dei Democratici di sinistra Piero Fassino non scherza con le promesse non onorate, e non solo per la quantità: 50 per cento. Come quando promette che “alle donne va riservato il 40 per cento dei posti nel partito” (2 settembre 2001). Lamberti rileva impietoso che “il numero delle compagne ‘circuite’ del partito non è noto. La realtà consolidata però testimonia che nel nuovo direttivo del partito figurano undici donne su 47 membri, pari al 23 per cento del totale. Sedotte e abbandonate”.
Cosa dire della promessa del presidente dei Ds Massimo D’Alema, peraltro più attendibile di Fassino del 25 per cento, che nel luglio del 2003 annunciava baldanzoso: “Entro ottobre facciamo l’annunciata convenzione dell’Ulivo, avviamo un confronto programmatico-politico, aperto alla società civile, ai movimenti e a Rifondazione comunista, perché non possono essere quattro colonnelli a decidere di un progetto del genere” (AdnKronos, 24 luglio 2003). La conferenza dell’ottobre del 2003 non si fa e l’8 luglio del 2004, quasi un anno dopo, D’Alema spiega: “Bisogna preoccuparsi di costruire rapidamente una nuova prospettiva per l’Italia”.
Una delle parti più interessanti del libro riguarda il G8 di Genova del 2001. Basta leggere le promesse di conquista della zona rossa della città da parte di Vittorio Agnoletto (stessa percentuale di promesse mantenute, 50 per cento, di Fassino) e di don Vitaliano rilasciate rispettivamente alla Cnn del 12 luglio 2001 e a La Repubblica del 19 luglio successivo. Alla luce di quanto accadde, andrebbero soprattutto letti i messaggi concilianti di Luca Casarini (40 per cento), il dieci per cento in meno di Agnoletto, che assicura come dallo stadio Carlini non partirà nessun violento: “Facciamo un patto con la città, non toccheremo nessuna vetrina, non toccheremo nulla di questa città se non le reti portate nel cuore dell’impero a violentare questa città. Città che è dalla nostra parte. Non lanceremo nulla, nessun oggetto, avremo le mani libere” (AdnKronos, 20 luglio 2001).
Una promessa simile viene fatta da Daniele Farina (0 per cento di promesse mantenute), portavoce storico del centro Leoncavallo di Milano: “La piazza oggi dimostrerà che abbiamo superato le forme di lotta dei nostri padri: praticheremo la disobbedienza civile, vale a dire il rispetto altrui, dei genovesi e anche degli uomini in divisa” (Adn-Kronos, 20 luglio 2001). Dai disobbedienti al sindacato, le promesse fioccano ovunque. Nel libro è catalogata anche la storica promessa disattesa dell’attuale sindaco di Bologna Sergio Cofferati sulla fine della sua esperienza alla guida della Cgil: “Credo che i cambiamenti siano necessari. Ma giudico anche sbagliato passare da un’esperienza di rappresentanza sociale a una politica. Io non voglio buttarmi in politica, non so perché la gente non ci creda” (Il Nuovo, 1 aprile 2002).
(pal) 25 nov 2004 17:06

Nessun commento: