lunedì 5 gennaio 2004

Parmalat, una lettera chiama in causa Spaventa

Perchè nessuno ha ascoltato quell'allarme?
di Lanfranco Palazzolo
Il Velino 5 gennaio 2004

Roma, 5 gen (Velino) - Perché c’è voluto tanto tempo per capire quello che stava accadendo all’interno di Parmalat? Le acrobazie finanziarie dell’azienda di Collecchio avrebbero dovuto essere scoperte da tempo. Basta rileggere, ad esempio, la lettera inviata da Assogestioni per conoscenza all’allora presidente della Consob Luigi Spaventa in data 6 marzo 2003, nella quale si lamenta “carenza di comunicazione” da parte dei vertici di Parmalat. A giudizio di Assogestioni la carenza di comunicazioni poteva “alimentare speculazioni circa l’effettiva situazione finanziaria del gruppo”. Il patron di Parmalat Calisto Tanzi risponde alla lettera garantendo un incontro con la comunità finanziaria dopo il successivo 28 marzo. In quel giorno è previsto il Cda dell’azienda, alla vigilia del quale arrivano inaspettate le dimissioni del direttore finanziario di Parmalat Fausto Tonna.
Perché c’è voluto tanto tempo per capire quello che stava accadendo all’interno di Parmalat? Le acrobazie finanziarie dell’azienda di Collecchio avrebbero dovuto essere scoperte da tempo. Basta rileggere, ad esempio, la lettera inviata da Assogestioni per conoscenza all’allora presidente della Consob Luigi Spaventa in data 6 marzo 2003, nella quale si lamenta “carenza di comunicazione” da parte dei vertici di Parmalat. A giudizio di Assogestioni la carenza di comunicazioni poteva “alimentare speculazioni circa l’effettiva situazione finanziaria del gruppo”. Il patron di Parmalat Calisto Tanzi risponde alla lettera garantendo un incontro con la comunità finanziaria dopo il successivo 28 marzo. In quel giorno è previsto il Cda dell’azienda, alla vigilia del quale arrivano inaspettate le dimissioni del direttore finanziario di Parmalat Fausto Tonna. Il 9 maggio del 2003, il quotidiano dei mercati finanziari della City, il Wall Street Journal Europe, sostiene che gli investitori sono “prudenti” nei riguardi di Parmalat, se non proprio “diffidenti” a causa della sua struttura finanziaria. L’accusa del Wsj rivolta a Parmalat è quella di apparire “più simile ad una finanziaria che ad un’industria del latte”. La domanda che concludeva questo articolo era la seguente: “Quanto è indebitata la società?”. Una domanda posta da un quotidiano autorevole come il Wsj avrebbe almeno dovuto sollevare qualche interrogativo. Ma non accade nulla. Non succede niente neanche dopo l’emissione obbligazionaria di Parmalat del 19 giugno scorso, annunciata da Calisto Tanzi pochi minuti prima della riunione del Cda della Banca di Roma di quel giorno. Questa emissione viene acquisita da Nextra, la società controllata da Banca intesa. Il giorno dopo tornano le perplessità del Wsj, che, in merito all’emissione obbligazionaria, scrive: “Parmalat continua a muoversi verso strade che alcuni investitori giudicano misteriose”, chiedendosi per quale motivo “Parmalat ha ancora bisogno di fondi”. Il 17 luglio arrivano i primi dubbi da parte di un quotidiano italiano. A sorpresa, il Riformista di quel giorno parla delle “relazioni pericolose del signor Parmalat”. Luca Iezzi ripercorre i mesi precedenti di Parmalat e sottolinea che l’azienda “dichiara 3,5 miliardi di liquidità attualmente in cassa e 5,9 miliardi di debiti. Facendo la somma algebrica la posizione finanziaria netta non è certo preoccupante, ma la sottrazione avviene solo nelle proiezioni degli analisti, i due vasi non comunicano se non in maniera inconsueta: 2,2 miliardi di euro in bond emessi da società del gruppo sono possedute da altre società del gruppo”. Incongruenze che lasciano del tutto indifferente il mondo politico e gli osservatori istituzionali. Un altro colpo per Parmalat arriva il 15 settembre successivo, quando l’agenzia Standard & Poors rivede al ribasso da positivo a stabile il rating del gruppo. La situazione di Parmalat non cambia. E il Wsj del 12 novembre torna sull’argomento scrivendo che “gli investitori saranno sorpresi di sapere che Parmalat ha 500 milioni investiti in Epicurum, un fondo oscuro delle isole Cayman”, aggiungendo che “gli azionisti del gruppo dovrebbero essere sempre più diffidenti delle promesse del gruppo”.
Il 9 maggio del 2003, il quotidiano dei mercati finanziari della City, il Wall Street Journal Europe, sostiene che gli investitori sono “prudenti” nei riguardi di Parmalat, se non proprio “diffidenti” a causa della sua struttura finanziaria. L’accusa del Wsj rivolta a Parmalat è quella di apparire “più simile ad una finanziaria che ad un’industria del latte”. La domanda che concludeva questo articolo era la seguente: “Quanto è indebitata la società?”. Una domanda posta da un quotidiano autorevole come il Wsj avrebbe almeno dovuto sollevare qualche interrogativo. Ma non accade nulla. Non succede niente neanche dopo l’emissione obbligazionaria di Parmalat del 19 giugno scorso, annunciata da Calisto Tanzi pochi minuti prima della riunione del Cda della Banca di Roma di quel giorno. Questa emissione viene acquisita da Nextra, la società controllata da Banca intesa. Il giorno dopo tornano le perplessità del Wsj, che, in merito all’emissione obbligazionaria, scrive: “Parmalat continua a muoversi verso strade che alcuni investitori giudicano misteriose”, chiedendosi per quale motivo “Parmalat ha ancora bisogno di fondi”.
Il 17 luglio arrivano i primi dubbi da parte di un quotidiano italiano. A sorpresa, il Riformista di quel giorno parla delle “relazioni pericolose del signor Parmalat”. Luca Iezzi ripercorre i mesi precedenti di Parmalat e sottolinea che l’azienda “dichiara 3,5 miliardi di liquidità attualmente in cassa e 5,9 miliardi di debiti. Facendo la somma algebrica la posizione finanziaria netta non è certo preoccupante, ma la sottrazione avviene solo nelle proiezioni degli analisti, i due vasi non comunicano se non in maniera inconsueta: 2,2 miliardi di euro in bond emessi da società del gruppo sono possedute da altre società del gruppo”. Incongruenze che lasciano del tutto indifferente il mondo politico e gli osservatori istituzionali. Un altro colpo per Parmalat arriva il 15 settembre successivo, quando l’agenzia Standard & Poors rivede al ribasso da positivo a stabile il rating del gruppo. La situazione di Parmalat non cambia. E il Wsj del 12 novembre torna sull’argomento scrivendo che “gli investitori saranno sorpresi di sapere che Parmalat ha 500 milioni investiti in Epicurum, un fondo oscuro delle isole Cayman”, aggiungendo che “gli azionisti del gruppo dovrebbero essere sempre più diffidenti delle promesse del gruppo”.

(pal) 5 gen 2004 17:09

A cosa sta pensando Veltroni?

“Valzer” Veltroni cerca di rassicurare Prodi
5 gennaio 2004
di Lanfranco Palazzolo

Che ruolo avrà Walter Veltroni nelle prossime elezioni europee? L’intervista che il vicepresidente del Ppe Antonio Tajani ha rilasciato al Giornale il 3 gennaio ha sorpreso il sindaco di Roma che è corso ai ripari ed è stato subito intervistato dal quotidiano amico la Repubblica il giorno successivo. Cosa aveva detto di tanto scandaloso l’eurodeputato di Forza Italia? Nell’intervista, Tajani affermava che Prodi aveva concesso l’intervista alla Repubblica il 2 gennaio del 2004 con il duro attacco al premier per un motivo ben preciso: “La mia impressione é che tema l'incalzare di Veltroni e giochi d'anticipo”. Tajani aggiungeva che “quella del presidente Prodi é un'intervista dannosa per l'Italia e piena di falsità”. Cosa aveva indotto Tajani a sostenere che Prodi sarebbe preoccupato di Veltroni? Al presidente della Commissione europea non è evidentemente sfuggita la decisione del sindaco di Roma di partecipare all'incontro pubblico che si terrà a Roma sabato 10 e domenica 11 gennaio, al teatro Vittoria di Roma, indetto dall'assemblea nazionale dei girotondi e dei movimenti per discutere la proposta di una lista unitaria alle prossime consultazioni europee. Veltroni porterà il saluto in qualità di primo cittadino pro tempore della capitale, ma non si limiterà a parole di circostanza. Già, perché il sindaco di Roma, come è noto, si presenterà alle prossime elezioni europee, mentre non è detto che Prodi lo farà. Non si candiderà nemmeno Sergio Cofferati, salvo ripensamenti, e non si candideranno nemmeno altri leader storici del centrosinistra, che non aspettano altro che scaricare le colpe di un possibile fallimento della lista unica sui coraggiosi che si presenteranno al voto. Dunque, Veltroni ha sentito immediatamente la necessità di smentire un interessamento a posizioni di potere nell’Ulivo e ha tutte le giustificazioni del caso per farlo. La ricandidatura di Veltroni alle europee è sempre stata data per scontata. Nell’intervista alla Repubblica del 4 gennaio, Veltroni ha spiegato, cercando di rassicurare il presidente della commissione europea: “Sono convinto che solo Prodi oggi può battere ancora Berlusconi e divenire il premier della ricostruzione, della serenità e della speranza ritrovate, continuando il lavoro che cominciammo assieme nel ‘96”. Veltroni ha dunque evitato accuratamente di parlare del voto di giugno di quest'anno per il rinnovo del parlamento di Strasburgo, accennando all’impegno di Prodi per le elezioni politiche che ci saranno soltanto nel 2006. Ma il problema è: chi si presenterà come l’uomo più rappresentativo dell’Ulivo alle elezioni europee che si svolgeranno nel giugno di quest’anno? Rebus sic stantibus, Veltroni ha tutte le carte in regola per ricoprire questo ruolo e per guadagnare posizioni se ci sarà un successo della lista unica. E Prodi ne è cosciente. Se si leggono attentamente le sue parole, quando Veltroni parla del proprio lavoro di sindaco accenna al 2011 come alla data limite dell’impegno in Campidoglio, ma non fa più alcun riferimento al progetto di trasferirsi in Africa e oggi molti arrivano a pensare che ben presto, se le condizioni saranno favorevoli, la scadenza del 2011 potrebbe sparire dall’orizzonte politico del primo cittadino di Roma e rispuntare quella, molto più vicina, del 2006, quando centrodestra e centrosinistra si contenderanno la leadership del paese. Tutto naturalmente dipenderà dall’esito delle elezioni di giugno. In caso di insuccesso il 2011 resta la data della fine del secondo mandato di Veltroni a Roma, ma se la fortuna e la lista unica lo assistono lo scenario potrebbe cambiare. E Prodi sa meglio di chiunque altro che, in quel caso, Veltroni potrebbe non accontentarsi di un ruolo da comprimario. (pal)