giovedì 8 gennaio 2004

Napolitano alla fondazione della camera

I retroscena di una scelta
Il Velino dell'8 gennaio 2004
di Lanfranco Palazzolo

Roma - Meglio la fondazione della Camera dei deputati che il centrosinistra. Giorgio Napolitano ha annunciato di non essere disponibile a ricandidarsi per l’europarlamento: una decisione grave, per una coalizione a corto di figure carismatiche. Per tutto il 2003, l’esponente dei Democratici di sinistra ha fatto sapere che non gradiva la linea dell’Ulivo. Napolitano avrebbe voluto una coalizione più organizzata, con un portavoce unico dell’Ulivo, con meno antiamericani e, soprattutto, con una politica estera chiara. L’assenza di una linea politica lineare da parte del centrosinistra ha indotto Napolitano a svolgere un ruolo meno politico e forse più istituzionale: la nomina a presidente della fondazione della Camera ha dato un’ulteriore spinta in questa direzione. L’annuncio di Napolitano arriva in ritardo rispetto alla nomina dell’europarlamentare ds alla guida della fondazione. La formalizzazione dell’incarico è avvenuta il 4 agosto scorso, ma curiosamente il Corriere della Sera l’ha resa pubblica solo il 23 dicembre. Al quotidiano l’Unità del 7 agosto del 2003, Napolitano aveva già dichiarato di non volersi ricandidare: “Chiaramente non potrò più esercitare i ruoli di direzione politica che ho esercitato nel passato. Ma sono lieto di dare continuità al filone istituzionale della mia presenza”. Alla domanda se questo significasse una rinuncia, Napolitano rispondeva: “Renderò pubblico, e motiverò questo mio orientamento, maturato nel corso della legislatura, prima che inizi il lavoro di preparazione delle liste per le europee”. Ma Napolitano non intende certo uscire dal gioco della politica. È lui il principale propugnatore di una modifica dell’attuale legge elettorale per le europee, che faciliterebbe la lista unica di Romano Prodi. Già il 5 settembre scorso il presidente della fondazione della Camera ha “rinunciato” al suo ruolo istituzionale, consigliando dalle pagine del Corriere della Sera al centrosinistra di darsi da fare: “Quello che lascia molto sorpresi ed incerti è che ancora i gruppi parlamentari dei Ds e dell’Ulivo non muovano un passo o non presentino una proposta per la modifica della legge elettorale per l’elezione del Parlamento europeo”. Questo immobilismo non ha fatto altro che aumentare le critiche nei confronti di alcuni esponenti del suo partito come Luciano Violante. Napolitano non aveva gradito il paragone tra mafia e governo fatto dal capogruppo del suo partito alla Camera, affermando: “Non mi riconosco in questo modo di fare opposizione”. Infatti ha scelto la fondazione. (pal)