venerdì 16 gennaio 2004

Fausto contro le quattro opposizioni

Il Velino, 16 gennaio 2009
Operazione Berlino:
Bertinotti contro la banda dei quattro
di Lanfranco Palazzolo

Roma - Tempi difficili a sinistra. Il segretario ds, Piero Fassino, e i colleghi del “triciclo” hanno parecchie gatte da pelare, ma neanche il leader di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, può rilassarsi troppo. La decisione - presa da Bertinotti - di creare a Berlino un partito della sinistra europea non piace ai leninisti del partito e a Marco Ferrando. In vista della riunione della direzione nazionale di Rifondazione, prevista per il prossimo 28 gennaio, è annunciato uno scontro tra la maggioranza e la cosiddetta “area dell’Ernesto”. I leninisti non gradiscono che la scelta di dare vita ad un nuovo soggetto politico sia stata messa in atto senza che vi fosse stata una riunione degli organi statutari del partito. Il leader di questa corrente, Claudio Grassi, parla di scelta sbagliata e spiega che c’è “un problema di merito e di metodo”. A Grassi non è piaciuto il titolo dell’edizione nazionale di Liberazione del 13 gennaio scorso. Quando Grassi ha letto il titolo del quotidiano e ha visto che il giornale del suo partito aveva messo in secondo piano “la rabbia dei tranvieri”, non ci ha visto più. Dopo qualche giorno di riflessione ha preso carta e penna e ha chiesto chiarezza al partito. I leninisti del partito hanno inoltre gradito poco che il quotidiano diretto da Sandro Curzi abbia pubblicato, sempre martedì scorso, una lettera di Marco Ferrando, Franco Grisolia, Matteo Malerba e Francesco Ricci. In questo articolo, che appare a pagina 2, la “banda dei quattro” spiega di essere venuta a conoscenza della decisione di Bertinotti dal quotidiano la Repubblica. Una bella prova di trasparenza democratica da parte di Bertinotti. Ferrando e i suoi ci vanno giù duro e ricordano al subcomandante Fausto che l’alleanza sancita a Berlino è comprensiva “di forze partecipi dei bombardamenti sulla Jugoslavia (Pcf), aperturiste verso l’esercito europeo (Izquerda unida), subalterne alla socialdemocrazia liberale e indirizzate al governo comune con questa (Pds tedesca e Sinaspismos greco)”. Bertinotti non si è scomodato a dare una risposta ai suoi avversari interni; si è limitato a mobilitare Alfonso Gianni e Paolo Ferrero. I due hanno risposto a Claudio Grassi che la scelta di un partito della sinistra europea era stata assunta nel quinto congresso del partito con la tesi 35 (quella sostenuta dalla maggioranza del partito), che enunciava: “Lo spazio europeo è quello più consono, come già le prime esperienze dimostrano, per portare ad unità le diverse figure sociali, tradizionali e nuove, che costituiscono l'insieme delle persone sottoposte a sfruttamento e alienazione, quindi è il terreno migliore per la costruzione di un nuovo movimento operaio”. Ma dietro le istanze ideali si nasconde un altro grande problema: i soldi. Il nuovo statuto dei partiti politici europei, votato dall’europarlamento il 19 giugno del 2003 (Relazione Leinen, Pse) impone alleanze tra forze politiche di diversi paesi per beneficiare dei fondi che spettano ai partiti che saranno rappresentati al parlamento europeo. Tutti si stanno adeguando a questa nuova normativa; anche Rifondazione comunista lo ha fatto. I leninisti e Ferrando avranno capito? (pal)