martedì 20 gennaio 2004

Martelli lascia ancora....

Il Velino del 20 gennaio 2004
Martelli lascia, è la terza volta. Sarà anche l'ultima?
di Lanfranco Palazzolo

Roma - Nella politica l’indecisione e l’avversione al bipolarismo non paga. Questa massima può essere calzante per il caso di Claudio Martelli, che da qualche giorno ha annunciato il ritiro dalla scena politica. Sorprendentemente nessuno ha sentito il bisogno di spendere una parola per l’ex delfino di Bettino Craxi. Ritornato alla vita politica attiva con la candidatura alle europee del 199, l’ex reggente del Psi di Bettino Craxi non è riuscito a trovare una collocazione grazie anche ai suoi difficili rapporti con i Democratici di sinistra che gli hanno sbarrato la strada sia all’interno dello Sdi, sia nel gruppo parlamentare del Pse, dove era approdato dopo il voto del 1999. Le difficoltà si sono ripetute nel rapporto con Forza Italia per l’insofferenza di Martelli verso Gianfranco Fini. Al momento del suo annuncio della candidature per le europee del 1999, Martelli aveva detto chiaramente che “i Ds fanno i socialdemocratici all’estero, non certo in Italia, dove governano a colpi di tasse” (Il Giorno del 7 maggio 1999). In quel momento, l’obiettivo dell'esponente socialista è quello di “condizionare questa maggioranza” (nel 1999 era in carica il Governo D’Alema), ma non appena eletto cambia strategia a favore del centrodestra, concedendo un’apertura di credito a Silvio Berlusconi. Il 12 giugno del 1999 dichiara a Paolo Guzzanti, in un’intervista a Il Giornale che “il berlusconismo significa modernità, ceti emergenti, voglia di fare ed è lì che scatta la potenzialità”. Da quel momento Martelli mette ogni sforzo al servizio di una ipotetica alleanza tra lo Sdi e Berlusconi. Al quotidiano La Stampa del 2 febbraio del 2000 dichiara come “a Forza Italia ci avvicina la difesa del proporzionale. E l’insofferenza verso un centrosinistra egemonizzato da post-comunisti alleati con i comunisti di Cossutta e di Bertinotti”. Nei giorni successivi queste parole saranno oggetto di un duro scontro tra Martelli e il segretario del partito Enrico Boselli. Giancarlo Perna intervista Martelli per Il Giornale e l’eurodeputato descrive il leader del partito in cui è stato eletto come “uno che ha paura del mare aperto, con una mentalità burocratica che non lo porterà lontano”. Un anno dopo le europee arriva la “svolta”, la prima di tante altre, in cui Martelli ricorda a Il Giornale del 24 giugno del 2000 che “lo spazio socialista va da Amato a Berlusconi, entrambi legati, guarda caso, all’esperienza di Bettino Craxi”. A Il Tempo del 15 luglio successivo spiega: “puntiamo a Forza Italia e ai laici” accusando il centrosinistra di “aver ridotto l’Italia a cenerentola d’Europa”. Di ritorno dalle vacanze, i “compagni” del Pse gli fanno trovare una lettera di espulsione, datata 31 agosto 2000, in cui il capogruppo Enrique Baron Crespo gli fa sapere che non può essere incluso nel gruppo del Pse un deputato senza un partito. Un colpo dal quale Martelli non si riprenderà più. Sono stati i diessini a “processare” Martelli e a cacciarlo e l’ex delfino di Craxi risponde per le rime: “E che venga processato per carenza di socialismo proprio dall’ex Pci é un po’ troppo. Io sono socialista da sempre, loro no” (Corriere della Sera, 1 settembre 2000). L’approdo con la Casa delle libertà sembra cosa fatta alla vigilia delle elezioni politiche e Martelli annuncia al Giorno del 18 novembre del 2000 che starà con i nuovi alleati “alzando la voce tutte le volte che sarà necessario”. Ma all’inizio di dicembre di quell’anno accade l’incredibile. Martelli cerca di entrare nel gruppo dei liberali europei con un escamotage tecnico, affiliandosi all’Italia dei Valori. Martelli precisa che chiederà l’adesione al gruppo a titolo individuale. A chi gli chiede se non lo imbarazzerà la vicinanza con Di Pietro nel gruppo liberale, Martelli risponde: “Ero imbarazzato a stare nello stesso gruppo con fior di comunisti” (Il Giornale 10 dicembre 2001). Questo passaggio riporta Martelli nell’oblio, ma quando viene assolto con formula piena nel processo sul "conto protezione", Martelli annuncia un secondo ritorno sulla scena politica con l’obiettivo, dice a Barbara Palombelli che lo intervista per il Corriere del 4 marzo 2003, di voler “costruire e promuovere un forza che dia voce al bisogno di libertà di questo paese”. In questa fase, segnata dall’abbandono definitivo di avvicinarsi a Forza Italia, Martelli cerca di trovare una collocazione all’interno dei liberali europei, ma si schiera contro la sinistra accusando Cofferati, Epifani e Bertinotti di “regalare la vittoria a Saddam”. Troppo scomodo per riprenderlo. A quel punto è arrivato il terzo abbandono dalle scene politiche. Sarà l’ultimo? (pal)