sabato 29 maggio 2004

Da Mao a Lenin, tutte le magie dell'Internazionale rossa

Il Velino del 29 maggio del 2004
Recensione de "Il comunismo magico"
Di Lanfranco Palazzolo

Roma, 29 mag (Velino/Cultura) - Lenin come Padre Pio? Parrebbe proprio di sì, leggendo Comunismo magico. Leggende, miti e visioni ultraterrene del socialismo reale di Francesco Dimitri, primo studio sistematico su leggende, miti e visioni ultraterrene del socialismo reale. Dimitri è un autore giovanissimo (nato nel 1981) e studia scienze delle comunicazioni all’università La Sapienza di Roma. Il volume, edito da Cooper Castelvecchi, è uno studio su un argomento poco esplorato dagli studiosi di dottrine politiche. Si conosce Hitler e il nazismo magico di Giorgio Galli, ma nulla o ben poco è stato scritto sul misticismo dei regimi totalitari del comunismo reale. Infatti, invece di reprimere ed espellere le tendenze irrazionali, questi regimi hanno realizzato un patto di non aggressione, quanto se non intrattenere rapporti proficui e duraturi. L’autore spiega che “molti immaginano il comunista come un uomo razionale, ateo, per natura avverso alle superstizioni. Ma la teoria è diversa dalla realtà”. L’autore del libro invita comunque a non equivocare: “L’idea di base è che i comunisti abbiano commerciato con la magia (e con la religione) proprio in quanto comunisti”.
Per questa ragione Dimitri ha preferito evitare di occuparsi delle persecuzioni nei confronti delle minoranze religiose. Nel libro viene annotato con una certa ironia che lo “spettro laico e scientifico” del comunismo, “avrebbe dovuto esorcizzare una volta per tutte i vecchi fantasmi. Ma alla fine gli spettri trovano sempre il modo di mettersi d’accordo. Marx stesso, nel sognare una Rivoluzione che avrebbe mutato per sempre l’umanità, si rese (chissà quanto involontariamente) simile a un profeta o a un taumaturgo. Sulla sua scia i dirigenti dei partiti comunisti si sono spesso trasformati nei sacerdoti di una nuova religione: una religione laica”.
Ma allora la religione poteva essere considerata l’oppio dei popoli? L’autore smentisce questa tesi citando il testo di Karl Marx Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, nel quale scriveva: “La miseria religiosa è l’espressione della miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, e l’anima di una condizione senz’anima. Essa è l’oppio del popolo”. Dimitri sottolinea come “Marx si rendeva conto che la religione risponde alle esigenze a cui voleva rispondere la sua nuova ideologia. Il grave difetto della prima rispetto alla seconda è che dava una risposta illusoria rispetto ai problemi reali”. Tuttavia, Marx riconosceva che “questa era pur sempre, almeno in embrione, un commovente tentativo di fronteggiare le tante difficoltà della gente”. E infatti, nel saggio di Engels Per la storia del Cristianesimo primitivo troviamo che lo studioso seguace di Marx pensava come la “storia del Cristianesimo primitivo offre notevoli punti di contatto col movimento operaio moderno”. Lo sviluppo e la continuità di questo filone investe anche più a est la Russia. In Comunismo magico viene spiegato che “la cultura russa è una tra le più intrise di magia al Mondo, e non è quindi strano che si sia dimostrata molto ricettiva verso la rinascita del mondo occulto”.
Non è nemmeno un mistero per l’autore che “la rivoluzione russa fu annunciata dall’assassinio di un mago”. Il suo nome è Grigorij Efimovic Rasputin. Se si leggono i versi scritti da un lavoratore sovietico dedicati a Lenin il rapporto con il misticismo religioso viene alla luce con una certa evidenza: “Tu sei per la Russia un Firmamento! Tu sei la luce della verità! Tu sei il popolo stesso!”. Dimitri sostiene che per i comunisti “il rivoluzionario era un santo, il marxismo l’unica verità rivelata dall’ultimo profeta ebreo. Partendo da queste premesse non è poi tanto strano che il regime sovietico, alfiere dell’ateismo nel mondo, abbia assunto ben presto la forma di una teocrazia”. Già, e il senso di religiosità si è diffuso ovunque nell’impero comunista. Basta leggere la citazione di Geremie R. Barme e del suo Shades of Mao, uscito nel 1996 negli Stati Uniti: “Hai sentito della storia dell’incidente stradale nel Sud? C’è stata questa collisione tra un camion e un taxi, capisci, e nonostante il camionista si sia ferito, il tassista ne è uscito senza un graffio. Dicono che aveva un ritratto del Presidente Mao nella sua macchina ed è stato quello che l’ha protetto”.

(Lanfranco Palazzolo) 29 mag 2004 11:10