lunedì 7 giugno 2004

Dossier BNL Roma-Atlanta-Baghdad

Iraq, arriva in libreria il “Dossier Bnl”
Il velino 7 giugno 2004
autorecensione di Lanfranco Palazzolo
Questo articolo è una recensione di un mio libro scritta da me. Ovviamente non potevo perdere il tempo dietro ad uno che non sapeva nemmeno di cosa doveva scrivere. Tanto valeva che scrivessi io la mia recensione. Perdonatemi.

Roma, 7 giu (Velino) - Mentre tutte le forze politiche italiane continuano a fronteggiarsi sull’opportunità di proseguire nella missione di pace in Iraq, nelle librerie italiane arriva un volume che farà discutere “sottovoce”. Si tratta di Dossier Bnl. Roma-Atlanta-Baghdad (Kaos edizioni, 2004). Nel volume a cura di Lanfranco Palazzolo vengono proposte le relazioni finali delle commissioni d’inchiesta che si sono succedute nella X e nell’XI legislatura al Senato della Repubblica per indagare sui fondi concessi dalla filiale della Banca del Tesoro di Atlanta all’Iraq per finanziare il proprio apparato bellico. Il libro è stato accolto dal mondo politico con una certa freddezza e molti avrebbero fatto volentieri a meno di vedere arrivare sugli scaffali delle librerie questo materiale. Già, perché gli atti conclusivi di queste due Commissioni rappresentano la prova evidente di come la classe politica italiana degli anni ‘80, compreso il Pci, avesse assistito al finanziamento del regime di Saddam Hussein senza che in Parlamento nessuno alzasse la voce, tranne il Partito Radicale e il Movimento sociale.
Se si leggono gli atti parlamentari della Commissione inquirente nel corso degli anni ’80 relativi alla vendita di una squadra navale militare italiana all’Iraq da parte della Fincantieri, si incontrano solo e sempre radicali e missini in prima fila a chiedere dei chiarimenti al ministero del Commercio con l’Estero. Ed è questa vicenda a rappresentare la genesi degli strettissimi rapporti che caratterizzano l’interscambio tra i due paesi. Ma per comprendere meglio come la storia di queste Commissioni sia stata cancellata è necessario leggere il recente libro di Valerio Castronovo dal titolo Storia di una banca. La Banca Nazionale del Lavoro nell’economia italiana 1913-2003 (Einaudi – 2003), nel quale lo scrittore sente il bisogno di dedicare alle conclusioni delle Commissioni d’inchiesta del Senato poche righe per scrivere solo che “il Senato italiano ritenne di dover istituire, su iniziativa del rappresentante del Pds (Pci al momento della proposta di istituire la Commissione, ndr) Pecchioli e vari suoi colleghi. Esprimendo il parere del governo nei riguardi di tale decisione, approvata nella seduta del 19 febbraio, il ministro del Tesoro Carli tenne ad assicurare che la Bnl avrebbe collaborato con la Commissione, presieduta dal senatore democristiano Gianuario Carta, ponendo a sua disposizione tutti gli elementi conoscitivi di cui era in possesso (…)”. Castronovo scrive anche: “Dalla documentazione in possesso della Commissione d’inchiesta non erano emersi ‘elementi che (potessero) ricondurre in maniera comprovante a traffici di armi e di droga”.
In questi pochi passi citati da Castronovo ci sono diversi errori. Lo storico omette di ricordare che le Commissioni sulla Bnl di Atlanta furono tre: una d’indagine e due d’inchiesta (Castronovo cita solo quella d’inchiesta della X legislatura); che le relazioni di quelle due commissioni furono approvate all’unanimità e con un giudizio non proprio positivo nei confronti della dirigenza di allora della Bnl. Inoltre, la citazione di Castronovo sull’assenza di elementi comprovanti il traffico di armi non sono estratti dalle relazioni delle commissioni, ma dai ritagli di stampa del Corriere della Sera e della Repubblica. Infatti, se si legge la relazione della Commissione d’inchiesta del Senato nell’XI legislatura si capisce invece molto chiaramente “la sorpresa che molti manifestarono nell’apprendere che da una banca del mondo occidentale erano stati erogati all’Iraq ingenti finanziamenti, non era del tutto giustificata (…). Oggi, dopo che molti aspetti sono stati chiariti anche per merito di organismi di inchiesta parlamentare, è divenuto persino patetico qualsiasi tentativo di negare che i prestiti di Drogoul (il responsabile della filiale di Atlanta, ndr) siano stati il frutto di un’operazione di politica estera parallela”.
Quando il 3 agosto del 1989 Fbi e gli ispettori della Federal reserve fanno irruzione nella sede della Bnl di Atlanta in Georgia, le reazioni del mondo politico, ma soprattutto dell’opposizione, furono a dir poco sconcertanti. Per il Pci, lo scandalo della Bnl non era rappresentato dalla gravità dell’utilizzo dei finanziamenti concessi a tassi agevolati dalla Banca del Tesoro all’Iraq, ma dal fatto che la vicenda colpisse la dirigenza di una banca che si era opposta alla politica di privatizzazione del sistema bancario italiano. Basta leggere le critiche di Massimo D’Alema nel suo editoriale sull’Unità del 15 settembre del 1989 che non toccano il merito della vicenda, ma le conseguenze di politica interna. Nell’editoriale di quel giorno dal titolo “La formula magica ‘privatizzazione’”, l’esponente del Pci scrive che non è “accettabile la filosofia e la pratica dello smantellamento della presenza pubblica nell’economia e nel sistema finanziario e bancario. L’idea che la privatizzazione sia sinonimo di moralizzazione non ha fondamento”.
Per mesi il dibattito si concentrò su questo aspetto della vicenda. Anche se il libro è arrivato al cospetto dei direttori dei principali quotidiani di sinistra, nessuno ha speso una parola su questo materiale. Tutti hanno dimenticato che gli uffici della commissione d’inchiesta sui finanziamenti della filiale di Atlanta hanno ricevuto una visita notturna da parte di ignoti che hanno perquisito a dovere l’archivio senza sottrarre nulla. Anche il metodo di archiviazione di questi atti da parte della biblioteca di Palazzo San Macuto merita un discorso a parte. Il curatore del libro ha trovato casualmente una parte delle schede allegate (da pagina 85 fino a pagina 255) agli atti della relazione finale della X legislatura solo mentre era in corso la stesura degli indici. Per anni questo materiale non è stato consegnato a chi faceva richiesta delle relazioni finali delle Commissioni solo perché era stato archiviato in un’altra collocazione degli atti diversamente da quanto è stato fatto nella commissione d’inchiesta dell’XI legislatura.

(pal) 7 giu 2004 15:23