lunedì 19 luglio 2004

Quando Siniscalco disse: "Alla larga da Colbert"

Siniscalco omologo di Tremonti? Li divide Colbert
Il Velino, 19 luglio 2004
di Lanfranco Palazzolo

Roma, 19 lug (Velino) - Il nuovo ministro dell’Economia ha sempre avuto buoni e stretti rapporti con Giuliano Amato, del quale è stato consigliere nell’ultima fase dei governi del centrosinistra della scorsa legislatura, ma anche con Giulio Tremonti con il quale ha condiviso le prime esperienze vicino a Franco Reviglio al ministero delle Finanze. A dividerli però è l’idea sul ministro delle Finanze di Luigi XIV, Jean Baptiste Colbert, il padre del dirigismo nell’età moderna. L’ex ministro dell’Economia infatti aveva pubblicato nel 2000, insieme al generale Carlo Jean, il libro dal titolo “Guerre stellari. Società ed economia nel ciberspazio” (Franco Angeli editore), un vero e proprio manifesto del neocolbertismo. “L’aumento della competitività del sistema paese - si legge nel volume - implica l’azione di un programma di colbertismo high tech, che investa i settori dell’educazione di base e della formazione permanente, dei servizi e delle infrastrutture, che solo lo Stato può garantire”.
Tesi opposta a quella elaborata da Domenico Siniscalco il 22 ottobre del 1999 sulla prima pagina de Il Sole 24 Ore in “Alla larga da Colbert”. In questo articolo, Siniscalco auspica la sconfitta del colbertismo scrivendo che “la ritirata del colbertismo e dello statalismo nelle forme tradizionali pare un fatto acquisito e positivo. Ma questa ritirata, di per sé, non è sufficiente per allargare la sfera del mercato e garantire sviluppo. Da un lato, occorre che nuovi mercati possano crescere, grazie a una maggiore protezione di consumatori e investitori nonché a un’effettiva caduta delle barriere d’entrata in molti settori. D’altro canto occorre che lo statalismo non si riproponga in forme più sottili, ma egualmente dannose”. E pensare che nella campagna elettorale del 2001, Giuliano Ferrara spiegò che Silvio Berlusconi avrebbe fatto una politica alla Re Sole e guidato un’economia alla Colbert. E lo stesso Giampiero Cantoni, mancato successore di Tremonti al ministero dell’Economia, era stato un assertore del colbertismo e lo aveva anche scritto in “Contromano”, la rubrica che cura su Panorama (20 marzo 2003, “Dazi: Colbert e Tremonti hanno ragione”) in cui aveva difeso le dichiarazioni di Tremonti a favore dei dazi con la Cina: “La preoccupazione di Tremonti nel difendere il Made in Italy è sacrosanta. E, ripeto, virtuosa”.
Allo stesso modo la pensa Giuliano Amato, il quale nel pamphlet dal titolo: “Tornare al futuro. La sinistra e il mondo che ci aspetta” (Laterza, 2002) si chiede se oggi possiamo essere all’altezza di Colbert e aggiunge: “Abbiamo risorse umane e culturali molto più diffuse. Capacità, qualità, infrastrutture molto più qualificate di quelle da cui disponeva lui (Colbert, ndr). Nessuna ombra di statalismo ma l’esigenza da parte della classe dirigente di un impegno a tutto campo”. Insomma, molto si può ipotizzare sulla presunta continuità tra Tremonti e Siniscalco, ma certo non si può dire che abbiano la stessa idea dell'attualità di Colbert.

(pal) 19 lug 2004 17:34