mercoledì 1 settembre 2004

Le Mani di CDG su Aosta

Quando De Gaulle voleva "annettersi" la Valle d'Aosta
Il Velino del 1 settembre 2004
di Lanfranco Palazzolo

Roma, 1 set (Velino) - Anniversari scomodi. In questi giorni i giornali francesi hanno ricordato per filo e per segno l’anniversario dello sbarco in Provenza e la liberazione di Parigi. Ogni giorno, sulle emittenti nazionali francesi sono sfilate le immagini e i ricordi di sessanta anni fa. I prossimi mesi ci diranno se i francesi hanno voglia di ricordare solo la storia della Seconda guerra mondiale che mette in risalto lo spirito eroico del popolo francese o se hanno interesse a studiare il comportamento ambiguo della Francia nel corso dell’ultimo conflitto. Nell’estate del 1944, il governo provvisorio francese che stava riorganizzando il proprio futuro, non era interessato solo alla liberazione del proprio Paese, ma progettava anche l’occupazione di una parte dell’Italia e se non fosse stato per il presidente degli Stati Uniti Harry Truman che inviò un durissimo telegramma al generale Charles De Gaulle minacciando di lasciare le truppe francesi senza vettovagliamenti e munizioni, le relazioni tra i due paesi sarebbero state molto più difficili nel secondo dopoguerra.

La vicenda è descritta per filo e per segno in un volume mai tradotto in lingua italiana dal titolo Allied administration of Italy, scritto da Charles Reginald Harris e pubblicato nel 1957. In questo volume, conservato alla biblioteca nazionale di Roma, viene raccontata “l’invasione” francese in Italia, la “conquista” di Savona, Imperia, Cuneo e Aosta da parte dei soldati dell’Armeè capeggiati dal generale Doyen. Per questo scopo era stato costituito un distaccamento delle Alpi (dicembre 1944) seguito dal generale Juin, uno stretto collaboratore di De Gaulle. E’ clamoroso notare che mentre la Francia era impegnata nella liberazione di Parigi e si stava combattendo in Provenza, nella capitale francese si incominciava già a pensare all’Italia. Anche se il comando alleato aveva esplicitamente ordinato ai francesi di non superare il confine francese, i nostri cugini d’oltralpe finsero di non ascoltare quella direttiva. Ma andiamo con ordine. All’inizio del settembre del 1944 alcuni ufficiali francese convocano il capo partigiano Edi Consolo che aveva il compito di mantenere le relazioni con i partigiani oltre il confine italiano.

Da quell’incontro Consolo giunge alla conclusione che i francesi hanno intenzione di dilagare in gran parte del Piemonte con l’obiettivo di annettere almeno la Val D’Aosta. La politica di De Gaulle nei confronti di Roma in quei mesi era determinata dal rifiuto degli anglo-americani di includerlo nelle trattative per l’armistizio con l’Italia del settembre del 1943. A partire da quella data De Gaulle si riteneva libero da ogni scelta collegiale con gli alleati. Uno dei primi ad accorgersene fu lo storico Federico Chabod che tra l’agosto e il settembre del 1944 arriva ad organizzare un fronte anti-annessionistico per contrastare i francesi. L’opera dello storico in questi frangenti è importantissima. Chabod invia subito delle lettere ai principali uomini politici del Cln che conosce (Bonomi, La Malfa e Casati). Il Clnai risponde immediatamente con una dichiarazione del 6 ottobre del 1944 in cui si impegna per l’autonomia della Val’D’Aosta. Ma questo non basta. Tra la fine del 1944 e l’inizio del 1945 cominciano ad ammassare truppe al confine tra i due paesi.

Gli americani hanno incaricato gli alleati francesi di rifornire la resistenza italiana sulle Alpi, ma i francesi interpretano questo ordine a modo loro internando i partigiani italiani nei campi di concentramento insieme ai prigionieri tedeschi e sconfinando. Il 9 febbraio del 1945 il ministro degli Esteri De Gasperi scrive al capo dell’amministrazione alleata in Italia Stone parlando di queste manovre al confine tra i due paesi. Gli americani chiedono esplicitamente ai francesi di non sconfinare, ma l’ordine viene disatteso. Così i francesi si presentano ad Ivrea, Cuneo, Rivoli, Savona ed Imperia e in gran parte della Val D’Aosta. Il 28 aprile successivo il generale Devers ordina ai francesi di ritirarsi. Per tutta risposta, i soldati del generale Doyen cominciano a distribuire i franchi in quella zona e le tessere annonarie e a distribuire i viveri che gli avevano dato gli americani. Solo a maggio il generale Juin si degna di rispondere a Devers spiegando che la questione riguarda le relazioni bilaterali tra Italia e Francia: “In attesa dello studio dei governi interessati, il distaccamento delle alpi continuerà a restare nella zona ora occupata”.

Gli americani e i francesi arrivano quasi allo scontro. Quando gli alleati arrivano a Cuneo non riescono a costituire un’autorità provvisoria per l’opposizione dei francesi. Il generale Juin parla chiaro agli americani: “Ho avuto l’ordine dal Governo provvisorio della Repubblica francese di occupare e di amministrare questo territorio. Essendo tale missione incompatibile con l’insediamento di qualsiasi agenzia amministrativa alleata in questa regione mi vedo costretto ad oppormi”. A questo punto il comando supremo alleato perde la pazienza e invia una nota al presidente degli Stati Uniti Truman. Il successore di Roosvelt era abituato a trattare con i suoi interlocutori con toni non proprio diplomatici. Da Washington, De Gaulle riceve il telegramma del presidente Usa che minaccia di sospendere i rifornimenti di armi e il vettovagliamento all’Armeè se i francesi non si ritireranno dal Piemonte, dalla Liguria e dalla Val D’Aosta. Il generale francese ha paura. Il ritiro avviene immediatamente, ma i francesi si dimenticano di due località: Briga e Tenda. Anche se l’onore dei francesi è infangato da quel telegramma, le due piccole località verranno annesse alla Francia.

(lap) 1 set 2004 15:52