sabato 11 settembre 2004

Lo storico Oulmont mi risponde. La mia replica.

Francia e Val d'Aosta: la replica di Oulmont
di Philippe Oulmont, Fondazione Charles De Gaulle
Il Velino 11 settembre 2004


L'articolo che avevo pubblicato il 1 settembre precedente sul Velino non era piaciuto alla Fondazione De Gaulle che ha replicato con un articolo dello storico Phillippe Oulmont. Ecco cosa mi ha scritto l'autorevole storico. Di seguito c'è la mia controreplica. Buona lettura.

Parigi, 11 set (Velino/Cultura) - L’articolo scritto dal signor Palazzolo sui problemi franco-italiani alla fine dell’ultima guerra, pubblicato sul Velino del primo settembre, richiama fatti autentici ma lo fa in maniera un po’ semplificata, traducendoli con una sfumatura passionale che non tiene conto né del contesto molto particolare in cui si svolsero, né delle interpretazioni dei fatti successivamente accettati dai nostri due Paesi. Ammesso che ci fosse il bisogno di cedere alla febbre commemorativa e alla tentazione di rievocare questi avvenimenti, io non credo che si possa parlare di un “anniversario scomodo”. Quando il signor Palazzolo ricorda che il generale De Gaulle “voleva annettere la Valle d’Aosta”, dice una cosa vera e falsa allo stesso tempo: bisogna infatti tenere conto del contesto storico e non confondere, l’ipotesi di lavoro emersa nel 1943-44, con la decisione effettivamente presa dal governo francese l’anno seguente. Allo stesso modo, quando viene evocato “il comportamento ambiguo della Francia” nel corso dell’ultima guerra mondiale con i suoi propositi di occupazione dell’Italia settentrionale, mi vedo costretto a richiamare i dati precisi che motivarono le decisioni francesi sul piano politico e militare.
Dal punto di vista militare - siamo alla fine del 1944 - la Francia come l’Italia non è ancora stata totalmente liberata; il nemico conserva saldamente le sue postazioni nelle “sacche” dell’Atlantico e sulle Alpi. Di fronte alle agguerrite truppe tedesche, ben trincerate nelle loro posizioni, è ancora necessario sostenere combattimenti molto aspri, sia per liberare il suolo nazionale sia, in un certo senso, per cancellare il ricordo della sconfitta patita nel 1940. Sul piano politico, il generale De Gaulle, a capo del governo provvisorio della Repubblica francese (Gpfr), volle ristabilire il “rango” della Francia e difendere i suoi diritti. Per questo l’esercito francese si dispose a recuperare tutto il territorio nazionale, senza attendere che gli occupanti si arrendessero dopo una capitolazione firmata a Berlino. In seguito agli episodi bellici incontestabili della prima divisione “francese libera” sulle Alpi marittime, la discesa in Italia è stata vissuta come una sorta di ricompensa, ma mai pensata, né presentata, come una scelta di invasione o di conquista. Un dettaglio che le “Memorie di guerra” del generale riassumono in termini lapidari (libro 3, pag. 163): “Viene così stabilito che i combattimenti sulle Alpi, cominciati nel 1940, proseguiti durante la resistenza e infine ripresi dall’esercito ricostituito, sono terminati con la nostra vittoria. Questa discesa può aver riportato alla mente di qualche italiano quelle infelici del XVI e XVIII secolo, ma è un errore ricostruire questa storia basandosi su una fonte così datata come il libro di C.R. Harris (1957), soprattutto perché altri lavori scientifici franco-italiani, in particolare il colloquio “De Gaulle e l’Italia” (Roma, 1990), hanno chiarito la questione".

Dal momento che, come ha giustamente ricordato Palazzolo, la France combattante, non è stata invitata alla firma dell’armistizio con l’Italia nel 1943, De Gaulle non ha riconosciuto il principio di cobelligeranza dell’Italia al fianco degli Alleati; di conseguenza si è rifiutato di rendere conto agli anglosassoni del comportamento da tenere con l’Italia dalla quale invece si aspettava una riparazione dopo il 10 giugno del 1940. De Gaulle non ammetteva che i suoi alleati potessero disporre delle forze militari francesi e ha quindi negato loro il diritto di vegliare sulla propria sicurezza. Che il nuovo regime italiano fosse diventato democratico e combattesse al fianco degli Alleati, non cambiava la visione di De Gaulle, che non dimenticava né l’amicizia per il popolo italiano ingannato dai fascisti e vittima dei nazisti, né le affinità culturali e gli indiscussi legami di solidarietà (nel contesto della nascente tensione con l’Est). Ma prima della riconciliazione definitiva De Gaulle voleva stipulare un accordo bilaterale che fosse durevole, che contenesse forme di risarcimento adeguate alle tradizionali rivendicazioni dell’unità nazionale francese e della sua sicurezza (frontiera alpina leggermente riveduta e demilitarizzata). Per arrivare a questa soluzione politica, il generale ritenne legittimo, nel 1944 e fino all’inizio dell’estate del 1945, prendere un pegno militare occupando temporaneamente alcuni territori italiani.

Questa intransigenza si spiega inoltre considerando il contesto delle relazioni spesso molto difficili che esistevano tra gli Alleati occidentali nel 1944-1945. Il Gpfr non è stato riconosciuto ufficialmente dagli alleati se non nell’ottobre del 1944, tre mesi dopo la liberazione di Parigi e molte settimane dopo che gli stessi alleati avevano riconosciuto il governo italiano di Bonomi. Nel Levante francese e in particolare in Siria, tra il maggio e il giugno del 1945, si sono sfiorati scontri diretti tra truppe britanniche e francesi. In questo periodo, il confronto con l’amico Churchill è serrato e De Gaulle è convinto che i britannici facciano pressione su Truman per respingere le rivendicazioni francesi sulle frontiere italiane. Ragione in più per tenere duro, anche di fronte al potente alleato americano, fino a quando gli obiettivi minimi non fossero stati raggiunti. Palazzolo ha ricordato le maldestre minacce del generale Doyen (e non del generale Juin) fatte al responsabile dell’Amgot a Cuneo: si trattava di una questione essenzialmente politica che andava oltre il quadro dei rapporti franco-italiani, e che riguardava la definizione dei diritti della Francia, trattata da De Gaulle con tutta l’intransigenza pubblica di cui era capace dopo il 18 giugno del 1940. Se l’“onore nazionale” era stato leso dal telegramma con il quale il presidente Truman aveva ordinato nel luglio del 1945 il ritiro delle truppe francesi dall’Italia, è comunque vero che il presidente del Gprf aveva saputo gestire politicamente lo strumento militare per ottenere il risultato sperato: modeste correzioni delle frontiere ispirate al buon senso e senza interferenza in Valle d’Aosta, in Val di Susa e nella Bassa val Roya.

Si deve quindi concludere che l’intransigenza nazionale del generale De Gaulle, criticata dal suo stesso ministro degli Affari esteri, il democratico cristiano Georges Bidault, non era altro che una forma di cecità e di nazionalismo desueto? Il fatto è che dopo le dimissioni di De Gaulle dal governo, i negoziati per il trattato di pace con l’Italia condotte dallo stesso Bidault, approdarono nel 1947 alle stesse condizioni accettate dal generale nel 1945. Si trattava di pretese così ingiuste come voleva la stampa italiana? Lo storico italiano Romain Rainero ha scritto al riguardo: “In Italia (…) le ripercussioni della perdita delle regioni alpine furono molto modeste”. I 4.500 abitanti e le poche centinaia di chilometri quadrati ceduti rappresentavano un centesimo delle popolazioni perdute in Venezia Giulia. Inoltre, gli abitanti dei comuni di Tende e La Brigue, consultati democraticamente, scelsero massicciamente di diventare francesi. Sessanta anni più tardi, se proprio si ritiene necessario tornare su queste rettificazioni di frontiera, lo storico potrebbe dire che l’accordo tra i due Paesi cugini, anche se allora può essere sembrato poco generoso, si è raggiunto in seguito a un buon trattato di pace.

(p.o.) 11 set 2004 10:01

Francia e Val d'Aosta: la risposta di Palazzolo a Oulmont
Il Velino 11 settembre 2004
di Lanfranco Palazzolo

Roma, 11 set (Velino/Cultura) - In merito all’articolo pubblicato nell’edizione del primo settembre del Velino sul tentativo di annessione della Valle D’Aosta da parte del governo provvisorio francese, intendo precisare di essermi documentato su fonti attendibili confermando quindi tutto quello che ho scritto. Oltre al citato libro di Sir Charles Reginald Harris (Crsh) dal titolo Allied administration of Italy, London, 1957 (Mai uscito in Italia, ma conservato alla biblioteca nazionale), vi sono numerosi altri testi che documentano il tentativo di annessione delle località citate nell’articolo. Il testo scritto da Harris, che è considerato la storia ufficiale britannica dell’amministrazione alleata in Italia (Amgot) nel secondo conflitto mondiale, contiene una cartina geografica in cui viene illustrato con dovizia di particolari l’entità dello sconfinamento delle truppe francesi in Italia. Il volume di Harris è una fonte neutrale che non ha interesse né a sposare la causa italiana, né quella francese. Va considerato che il libro è stato scritto nel 1957, quando la guerra era considerata dalla Gran Bretagna un evento recente.

In merito all’articolo pubblicato nell’edizione del primo settembre del Velino sul tentativo di annessione della Valle D’Aosta da parte del governo provvisorio francese, intendo precisare di essermi documentato su fonti attendibili confermando quindi tutto quello che ho scritto. Oltre al citato libro di Sir Charles Reginald Harris (Crsh) dal titolo Allied administration of Italy, London, 1957 (Mai uscito in Italia, ma conservato alla biblioteca nazionale), vi sono numerosi altri testi che documentano il tentativo di annessione delle località citate nell’articolo. Il testo scritto da Harris, che è considerato la storia ufficiale britannica dell’amministrazione alleata in Italia (Amgot) nel secondo conflitto mondiale, contiene una cartina geografica in cui viene illustrato con dovizia di particolari l’entità dello sconfinamento delle truppe francesi in Italia. Il volume di Harris è una fonte neutrale che non ha interesse né a sposare la causa italiana, né quella francese. Va considerato che il libro è stato scritto nel 1957, quando la guerra era considerata dalla Gran Bretagna un evento recente.

Il contenuto di questo paragrafo di Crsh è stato ripreso nel sesto volume su La Seconda guerra mondiale edito da Curcio e scritto da Arrigo Petacco. Nell’edizione del febbraio del 1979, viene dedicato all’argomento un paragrafo dal titolo eloquente: La Francia vuole la Val D’Aosta - Un energico intervento di Truman su De Gaulle pone fine al tentativo francese di ingrandirsi a spese dell’Italia. E’ da questo paragrafo che mi è stato possibile risalire al ruolo del generale Alphonse Juin (1888-1967). Il coraggioso generale, che è bene ricordare contribuì alla Campagna d’Italia nel Garigliano, rispondendo alla lettera inviata dal Comando supremo alleato del 7 maggio 1945, riteneva che la vicenda dello sconfinamento dei soldati francesi dovesse essere trattata solo tra Italia e Francia. Nel volume di Petacco è citata una lettera del generale Juin. Nella presentazione di questo paragrafo scritto da Petacco viene citato il libro di Harris spiegando che sulla vicenda “se ne cercherebbe traccia (invano, ndr) su altri resoconti, anche francesi”.

In realtà le cose stavano diversamente perché le fonti erano e sono molte, ma poco ricercate. Nel febbraio del 1991 l’autorevole periodico Relazioni Internazionali pubblica nella rubrica “Passepartout” un breve saggio firmato da Enrico Martial dal titolo “Quando rischiammo di perdere la Val D’Aosta” (Pagg.97-103). Su Relazioni Internazionali la vicenda viene riportata con chiarezza senza citare il volume di C.H.S. Harris. La coincidenza tra fonti diverse è impressionante. Attraverso questo saggio di ricostruzione ho avuto conferma dei passaggi della vicenda che portò la Francia a quel tentativo di annessione. Le vicende del partigiano Edi Consolo sono ricostruite con precisione in Glass e Cross attraverso le Alpi. Episodi di politica internazionale e finanziaria nella Resistenza, 1965, Torino, Teca (pp. 168-174, e pp. 264-279). Invece per quanto concerne l’atteggiamento dell’illustre storico Federico Chabod, la documentazione è tratta dal libro di Sergio Soave Federico Chabod politico, 1980, Bologna, Il Mulino (pp. 39-77). In questo testo è narrata la vicenda dell’internamento dei partigiani italiani da parte dei francesi in un campo di concentramento con i tedeschi e anche l’incresciosa vicenda del “sequestro” (Non citato nel mio articolo) di Chabod e di altri partigiani aostani a Parigi per trattenerli nella capitale allo scopo di dare un vantaggio al Distaccamento delle Alpi.

Ma il testo che inchioda la Francia e che prova il tentativo di annettere la Valle D’Aosta è il libro di Marc Lengereau dal titolo Le general De Gaulle, la Vallèe d’Aoste et la frontiere italienne des Alpes, 1980 Aosta, Musumeci. In questo volume viene spiegato in che modo i francesi intendevano preparare l’annessione dell’attuale regione a Statuto speciale. Ho letto con attenzione la lettera del Professor Oulmont e sono rimasto deluso perché pensavo che portasse dalla sua parte fonti più accertabili. Invece, l’autorevole storico cita un convegno del 1990 su cui le fonti non sono verificabili e la citazione di uno storico italiano. Del resto, lo stesso Oulmont ammette che le tesi esposte nel mio articolo sono “vere e false”.

In merito alle vicende che riguardano Briga e Tenda non ho mosso nessun rilievo. E’ vero che ci fu un referendum, ma quel referendum è nato perché i francesi non hanno rispettato la richiesta rivolta da Truman a De Gaulle di ritirare le truppe oltre il confine stabilito prima del 10 giugno del 1940. In ogni caso se vi fossero ulteriori dubbi credo che tutto questo materiale sia conservato nell’Istituto storico per la Resistenza della Valle D’Aosta dove è consultabile. Spero di aver chiarito le mie posizioni. Detto questo, gli italiani non possono e devono dimenticare che molti francesi sono morti per liberare il nostro paese dal fascismo e dal nazismo. Penso che su questo Oulmont sarà d’accordo con me. Spero di avere fugato ogni dubbio in nome del rispetto e della solida amicizia che lega i nostri due Paesi.

Il contenuto di questo paragrafo di Crsh è stato ripreso nel sesto volume su La Seconda guerra mondiale edito da Curcio e scritto da Arrigo Petacco. Nell’edizione del febbraio del 1979, viene dedicato all’argomento un paragrafo dal titolo eloquente: La Francia vuole la Val D’Aosta - Un energico intervento di Truman su De Gaulle pone fine al tentativo francese di ingrandirsi a spese dell’Italia. E’ da questo paragrafo che mi è stato possibile risalire al ruolo del generale Alphonse Juin (1888-1967). Il coraggioso generale, che è bene ricordare contribuì alla Campagna d’Italia nel Garigliano, rispondendo alla lettera inviata dal Comando supremo alleato del 7 maggio 1945, riteneva che la vicenda dello sconfinamento dei soldati francesi dovesse essere trattata solo tra Italia e Francia. Nel volume di Petacco è citata una lettera del generale Juin. Nella presentazione di questo paragrafo scritto da Petacco viene citato il libro di Harris spiegando che sulla vicenda “se ne cercherebbe traccia (invano, ndr) su altri resoconti, anche francesi”.

In realtà le cose stavano diversamente perché le fonti erano e sono molte, ma poco ricercate. Nel febbraio del 1991 l’autorevole periodico Relazioni Internazionali pubblica nella rubrica “Passepartout” un breve saggio firmato da Enrico Martial dal titolo “Quando rischiammo di perdere la Val D’Aosta” (Pagg.97-103). Su Relazioni Internazionali la vicenda viene riportata con chiarezza senza citare il volume di C.H.S. Harris. La coincidenza tra fonti diverse è impressionante. Attraverso questo saggio di ricostruzione ho avuto conferma dei passaggi della vicenda che portò la Francia a quel tentativo di annessione. Le vicende del partigiano Edi Consolo sono ricostruite con precisione in Glass e Cross attraverso le Alpi. Episodi di politica internazionale e finanziaria nella Resistenza, 1965, Torino, Teca (pp. 168-174, e pp. 264-279). Invece per quanto concerne l’atteggiamento dell’illustre storico Federico Chabod, la documentazione è tratta dal libro di Sergio Soave Federico Chabod politico, 1980, Bologna, Il Mulino (pp. 39-77). In questo testo è narrata la vicenda dell’internamento dei partigiani italiani da parte dei francesi in un campo di concentramento con i tedeschi e anche l’incresciosa vicenda del “sequestro” (Non citato nel mio articolo) di Chabod e di altri partigiani aostani a Parigi per trattenerli nella capitale allo scopo di dare un vantaggio al Distaccamento delle Alpi.

Ma il testo che inchioda la Francia e che prova il tentativo di annettere la Valle D’Aosta è il libro di Marc Lengereau dal titolo Le general De Gaulle, la Vallèe d’Aoste et la frontiere italienne des Alpes, 1980 Aosta, Musumeci. In questo volume viene spiegato in che modo i francesi intendevano preparare l’annessione dell’attuale regione a Statuto speciale. Ho letto con attenzione la lettera del Professor Oulmont e sono rimasto deluso perché pensavo che portasse dalla sua parte fonti più accertabili. Invece, l’autorevole storico cita un convegno del 1990 su cui le fonti non sono verificabili e la citazione di uno storico italiano. Del resto, lo stesso Oulmont ammette che le tesi esposte nel mio articolo sono “vere e false”.

In merito alle vicende che riguardano Briga e Tenda non ho mosso nessun rilievo. E’ vero che ci fu un referendum, ma quel referendum è nato perché i francesi non hanno rispettato la richiesta rivolta da Truman a De Gaulle di ritirare le truppe oltre il confine stabilito prima del 10 giugno del 1940. In ogni caso se vi fossero ulteriori dubbi credo che tutto questo materiale sia conservato nell’Istituto storico per la Resistenza della Valle D’Aosta dove è consultabile. Spero di aver chiarito le mie posizioni. Detto questo, gli italiani non possono e devono dimenticare che molti francesi sono morti per liberare il nostro paese dal fascismo e dal nazismo. Penso che su questo Oulmont sarà d’accordo con me. Spero di avere fugato ogni dubbio in nome del rispetto e della solida amicizia che lega i nostri due Paesi.

(Lanfranco Palazzolo) 11 set 2004 10:06