lunedì 29 novembre 2004

Scende in campo il partito delle taglie

Il "gioco" delle taglie
di Lanfranco Palazzolo
Il Velino del 29 novembre 2004

Roma - Proviamo a fare un gioco e a proporre la nascita del partito delle taglie. Se si andasse a spulciare nelle proposte per combattere la criminalità organizzata e quella comune si troverebbero molte sorprese. A cominciare dalla procura di Palermo che aveva proposto di istituzionalizzare la taglia per favorire la cattura dei capi di “Cosa Nostra” ancora ricercati. “I latitanti sono troppi, i mezzi pochi e le spese tante”. Parola del procuratore aggiunto di Palermo, Sergio Lari che, in una relazione presentata il 27 marzo alla commissione parlamentare Antimafia e firmata con il capo della procura, Pietro Grasso, ha suggerito la nuova formula della taglia sui latitanti. Si tratterebbe di uno stimolo, secondo il magistrato, che potrebbe dare un notevole contributo alla cattura di pericolosi criminali. “In America fanno così”, dice Lari, ipotizzando l'importazione del sistema Usa, come avvenne anni fa con i pentiti. Il procuratore aggiunto spiega: “Otteniamo delle vittorie giudiziarie soltanto ‘virtuali’ perché i latitanti sono ancora liberi. Affrontiamo troppe spese per ricercarli. Invece il sistema delle taglie, come negli Stati Uniti, può sembrare anacronistico ma è valido”. Il leader di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, parla di “utile provocazione”. Ma il partito delle taglie avrebbe anche in Francesco Rutelli il suo degno leader. Basta andare a leggere le proposte dell’allora sindaco di Roma all’indomani dell’incendio della pineta di Ostia. Infatti, il 5 luglio del 2000 il sindaco di Roma trova l’accordo con il prefetto Enzo Mosino per istituire una taglia contro chi provoca gli incendi nei boschi e deliberarla in consiglio comunale. Per Rutelli, gli incendi rappresentano “un danno ambientale spaventoso”, e “la città deve collaborare con le forze dell’ordine per individuare i responsabili che non possono restare senza punizione penale e di risarcimento del danno”. Il sindaco, che ha ringraziato il prefetto “per l’immediato impegno nell’emergenza incendi” ha assicurato che “la pineta distrutta sarà ricostruita”. Gli fa eco il ministro dell’Ambiente Willer Bordon: “Ha ragione Rutelli a mettere la taglia. L’idea in se mi fa pensare al far West ma, in questo caso, è giusta, perché i cittadini avevano bisogno di una risposta immediata e rassicurante”. Quando il quotidiano Libero annuncia che l’industriale triveneto Giorgio Panto vuole mettere una taglia su Unabomber, il criminale che terrorizza il Nord-Est con gli ordigni esplosivi, la procura di Pordenone risponde di non essere disturbata dell’iniziativa. Il procuratore capo Domenico Labozzetta afferma: “Assolutamente no. A noi interessa il risultato finale, vale a dire la cattura di quel criminale. E anche quelli che deriveranno da dall’iniziativa di Libero, potranno rappresentare elementi molto utili. Senza contare che di fronte ai soldi potrebbe finalmente rompersi la barriera del silenzio che circonda quell’individuo” (Libero, 5 settembre 2002). Al coro dei sostenitori della taglia si unisce anche Pier Luigi Visci, il quale contesta, sul quotidiano Il Resto del Carlino del 27 luglio del 2004, le scritte a difesa di Luciano Liboni scrivendo: “Occorrerà trovare uno strumento di incentivazione per chi, magari, ha qualche informazione migliore, determinante. In America dai tempi del far West, la chiamano taglia. Per chi lo farà prendere. Vivo naturalmente”. (pal)