sabato 26 febbraio 2005

Il Labour non vuole candidare una ex prostituta

Il Velino cultura del 26 febbraio 2005
Se una ex prostituta non può candidarsi per il Labour
di Lanfranco Palazzolo


Roma - E’ di oggi la notizia che Christine Wheatley vorrebbe candidarsi per il partito laburista alle prossime elezioni in Gran Bretagna nel collegio di Copeland. Per i laburisti si trattava infatti di trovare il candidato successore del deputato uscente Jack Cunningham. Ma quando il partito laburista ha scoperto che la Wheatley, oltre ad aver conseguito una laurea ad Oxford, aveva fatto la prostituta a Parigi negli anni ’70, il portavoce del partito di Blair ha rimproverato l’aspirante candidata di non aver scritto nulla sul curriculum di presentazione. Risultato: la Wheatley non si candiderà. Il mondo politico di sinistra, ancora una volta si dimostra inflessibile nei confronti del mestiere più antico del mondo a dispetto dell’apparente tolleranza. I rituali della politica ci insegnano che la prostituzione è stata utilizzata come simbologia della peggiore umiliazione per gli sconfitti. Fu proprio per questo che quando i crociati misero a ferro e fuoco nel 1204 la città di Costantinopoli, lo storico Niceta Coniate scrisse che una “donna cantò canzoni sconce e danzò con immodestia nel luogo santo”. Il giornalista Gad Lerner rammentando questo episodio sulla pagina culturale del Corriere della Sera ha scritto come “l’immagine che ancora brucia più di ogni altra, nonostante siano passati otto secoli, resta quella della prostituta fatta accomodare dai crociati sul trono del patriarca bizantino, proprio lì, nella cattedrale di Santa Sofia, la più antica e più grande del mondo cristiano, consacrata dall’imperatore Costantino al centro della nuova Roma” (5 maggio 2001). Il monito della politica nei confronti della prostituzione è proseguito anche in anni più recenti. Il senatore dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, reduce dall’elezione nel collegio senatoriale del Mugello, presentò un disegno di legge che contemplava “la decadenza dai pubblici uffici” per chi osava andare con una prostituta. Il senatore spiegava nella relazione al ddl che “se non si colpisce il soggetto principale, colui che genera il fenomeno della prostituzione e della sua organizzazione, la domanda non si ridurrà mai e l’organizzazione diverrà sempre più spietata ed attrezzata”. La stessa durezza utilizzata dal ministro della giustizia socialista Elisabeth Guigou, considerata la più umana dei guardasigilli d’Oltralpe, che rifiutò di reintegrare il magistrato (di sinistra) Philippe Le Friant, colpevole di aver nascosto nella sua abitazione una prostituta che rischiava di essere uccisa dal suo sfruttatore. Tra il giudice Le Friant e la prostituta era nata una storia d’amore che era proseguita dopo l’espulsione dalla magistratura del giudice. Una storia che aveva turbato la Francia romantica e sessantottina. Ma questo turbamento non era bastato a far tornare Le Friant in magistratura, così come non ha permesso alla Wheatley di candidarsi alla Camera dei Comuni. (pal)