venerdì 18 marzo 2005

Il miracolo che nessuno vuol vedere

Arriva in Italia "Il Miracolo di Berna"
Il Velino del 18 marzo 2005

di Lanfranco Palazzolo
(A destra il gol della vittoria di Rahn ai mondiali del 1954 contro l'Ungheria)

Roma, 18 mar (Velino) - E’ arrivato nei negozi il dvd di Sonke Wortmann Il miracolo di Berna (Das Wunder von Bern, 2003), che racconta il clamoroso e inatteso successo della Germania Ovest ai campionati del Mondo in Svizzera nel 1954. La storia è raccontata attraverso gli occhi di Matthias, un bambino che non ha mai conosciuto il padre e che ha eletto come proprio idolo un giocatore, Helmut Rahn, che milita nella squadra della sua città, Essen. L’ala destra della squadra di club tedesca diventa per Matthias la figura paterna, il suo principale punto di riferimento. Lo stesso Rahn, noto come Der Boss, ricorda al bambino che come suo portafortuna è in grado di fargli vincere “le partite più importanti”. A poche settimane dall’inizio dei mondiali in Svizzera, il padre di Matthias torna dopo undici anni di prigionia in Unione Sovietica. Il ragazzo dunque deve fare i conti con questa nuova figura. Un confronto difficile per i due che devono trovare un’intesa umana. Ben presto il rapporto degenera, ma a unirli arriverà inaspettato il miracolo avvenuto a Berna il 4 luglio del 1954 allo stadio Wankdorf. Naturalmente il miracolo di quel giorno che porterà Rahn a segnare il goal della vittoria ai campionati mondiali del 1954 è realizzato da Der Boss.
La vittoria della Germania Ovest ai campionati mondiali giocati in Svizzera ha storicamente un valore immenso per un paese che si stava leccando ancora le ferite della guerra conclusa nel 1945 e stava ripensando ai gravi errori del nazismo. Realizzare un film sportivo è difficile: in Europa sono davvero in pochi a esserci riusciti. Il pubblico italiano non ha seguito molto l’opera realizzata da Wortmann. Forse gli italiani non amano le imprese sportive degli altri paesi, soprattutto quando si tratta della Germania?. In quest’occasione è stato un errore ignorare il film. L’opera cinematografica ricostruisce con precisione maniacale il clima di quegli anni ed è diverso da tanti film sportivi che siamo stati abituati a vedere. Dalle immagini del film emerge che tra gli avversari ungheresi della finale del 1954 e la Germania Ovest c’è un grande rispetto e lealtà sportiva. Un fratello di Matthias è comunista e nel corso del film fuggirà nella Repubblica democratica tedesca abbandonando la famiglia. Il regista sfugge a questa sterile contrapposizione, cercando nel passato dei protagonisti della Germania la chiave dei propri errori. L’onestà intellettuale e la pulizia morale del film è in questo semplice concetto.
Vedendo oggi Il Miracolo di Berna, non possiamo che rammaricarci, come italiani, per non essere stati in grado di costruire un analogo miracolo cinematografico che riporti alla memoria le nostre imprese sportive del passato: non abbiamo mai raccontato le difficoltà dell’Italia del secondo dopoguerra raffrontandole, per esempio, con le imprese sportive del grande Torino. Ha vinto la retorica della piccola provincia neorealista come è accaduto ne Gli eroi della domenica di Mario Camerini (1952). Cosa ha saputo produrre il nostro cinema su questo? Non possiamo accontentarci del giovane contestatore Luigi Lo Cascio che ne La meglio gioventù inneggia alla Corea del Nord ai mondiali di calcio del 1966 in Gran Bretagna o al capolavoro di Luigi Barzini che ci racconta le solite storie sui giovani sessantottini che si riuniscono per vedere Italia e Germania del 1970 (Italia Germania 4 a 3, 1970). Forse i giovani sessantottini del film di Barzini dimenticano che alla vigilia del 1970 disprezzavano gli undici eroi dell’Atzeca come dimostrò impietosamente la trasmissione di Renzo Arbore Speciale per voi (1970) in cui era ospite Gianni Rivera che di quella impresa fu il principale protagonista.

(pal) 18 mar 2005 12:14