martedì 4 gennaio 2005

Maremoto, le Ong contro Emma Bonino

Perchè hanno paura di Emma?
Il Velino del 4 gennaio 2005
di Lanfranco Palazzolo

Quali potrebbero essere i risvolti politici della candidatura di Emma Bonino come commissario straordinario Onu alla gestione degli aiuti umanitari nel Sudest asiatico e soprattutto quali potrebbero essere le reazioni degli ambienti del Terzo settore? Molti vedono nell’ex commissario la persona ideale per occuparsi della tragedia umanitaria in questa parte del Mondo. Ma le Ong di sinistra non apprezzano l’impostazione radicale sui temi dell’aiuto umanitario e della cooperazione. Va anche tenuto conto che l’ex commissario europeo è stato per anni alla guida di Echo, l’ufficio dell’Unione europea che aveva il compito di coordinare gli aiuti umanitari. Il ruolo di questo ufficio europeo non è mai stato gradito dalle Ong europee per il modo in cui la Bonino ha guidato questo ufficio. Basta leggere la rivista Tempi del 14 ottobre 2004 per trovare questo profilo critico del ruolo di Echo e del comportamento della Bonino: “Dal 1992 è stato lo strumento operativo dell’Unione europea per gli interventi umanitari nelle situazioni di emergenza: Echo è intervenuto fino a oggi in 128 Paesi, ovvero tutti gli Stati del mondo esclusi quelli sviluppati! La struttura europea ha utilizzato in questi anni un budget di quasi 10 miliardi di euro, drenando progressivamente e definitivamente fondi alle attività di cooperazione e sviluppo. Negli ultimi dieci anni le emergenze umanitarie sono passate da una ventina a oltre sessanta. Per qualcuno, però, l’emergenza è generalizzata e perenne: si interviene ovunque, come fa Echo, senza un piano preciso né una reale finalità”. In altre parole, la Bonino avrebbe guidato questo ufficio senza seguire una strategia precisa. Hanno ragione? Si tratta di critiche forse ingenerose se si tiene conto dell’impostazione politica degli aiuti delle Ong in Asia. Va tenuto conto che la battaglia radicale contro la fame nel mondo è stata decisiva per lo sviluppo delle Ong italiane. Grazie anche a quelle iniziative radicali, nel 1985 si arrivò alla nascita del Fondo aiuti italiani (Fai) che fu determinante per lo sviluppo delle Ong nel nostro paese e per l’approvazione della legge 49 del 1987. Ma la verità non sta mai da una parte sola. Per capire se è vero che Echo non ha avuto una strategia ben precisa bisogna andare a leggere la bibbia del buonismo umanitario: Attenti ai buoni (Oscar Mondadori). Nel suo libro Mario Giordano scrive: “Nel gran bazar comunitario c’è un programma per ogni esigenza: ce n’è uno per aiutare chi vuole girare un film nei Caraibi e ce ne un altro per chi vuole girare un film alle Hawai. Poi ci sono gli aiuti per Kiribati, Tonga, Tuvali, Belize, Papua Nuova Guinea e per altri paesi della Convenzione di Lomè (43 mila miliardi di lire in cinque anni, 22 miliardi di euro circa)”. Secondo la vecchia spartizione partitocratica della cooperazione, il continente asiatico è sempre toccato alla sinistra. Per avere prova di questo basterebbe guardare i Paesi beneficiati dagli aiuti umanitari dell’Italia in Asia: si tratta di Vietnam e della Cina. Ecco perché il “piglio da manager” della Bonino potrebbe dare fastidio a qualcuno delle Ong di sinistra. Ma le organizzazioni non governative di sinistra hanno i titoli per sollevare la questione? Sfogliando gli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’attuazione della politica di cooperazione nei paesi in via di sviluppo (1994-1996), nella relazione finale, si scopre che c’è stata una missione dei commissari parlamentari in Asia. La visita (luglio 1995) si svolge in Vietnam e Cina. I risvolti della missione in Vietnam sono grotteschi. Si scopre che la Iscos, Ong legata alla Cisl stanzia ben “830 milioni in un solo anno solo per la formazione dei sindacalisti” in Vietnam (pagina 70 della relazione finale della Commissione). Un membro della Commissione ricorda: “Sento la personale necessità, dopo quello che io e il presidente Provera (Lega Nord, ndr) abbiamo visto negli ospedali (per modo di dire, ospedali), di protestare vivamente contro questo sperpero di denaro pubblico, a scapito di questioni urgentissime. Pensate colleghi, che il dottor (...) dell’Iscos percepisce uno stipendio mensile spropositato” pagina 70). Ma la Cisl non è l’unica ad avere in mano questo tipo di progetti. A pagina 71 della relazione finale si legge: “Al momento, per i dati a nostra conoscenza, sappiamo che l’organizzazione non governativa Progetto-Sud, della Uil, ha gestito progetti per i quali sono stati impegnati finanziamenti ammontanti a L. 52.200.399.700 di cui L. 39.357.486.490 erogati, L’Iscos, della Cisl, L. 72.584.666.200 impegnati, di cui L. 63.056.961.725 erogati; Progetto sviluppo della Cgil, L. 45.913.165.000 impegnati, di cui 34.147.504.660 erogati” (pagina 71). Se la Bonino verrà nominata commissario Onu per gli aiuti nel Sudest asiatico sarà curioso vedere se verrà riproposta l'accusa che ha... “il piglio da manager”. (pal)