mercoledì 5 gennaio 2005

"Liberazione" ambigua su Mario Monti

Evviva il compagno Monti
di Lanfranco Palazzolo
5 gennaio 2005

Rina Gagliardi sprofonda nella palude. Il condirettore di Liberazione trova il modo e il tempo per parlare del “candidato Mario Monti” sull’edizione del quotidiano di Rifondazione di ieri, riprendendo un articolo pubblicato dall’economista lombardo sul Corriere della Sera del 3 gennaio. La Gagliardi, citando l'editoriale, trova che in Mario Monti ci sia qualcosa di buono: “Monti, nel suo decennale lavoro alla Ue, vi si è cimentato in tutte le direzioni, contro l’impero informatico di Bill Gates, ma anche contro i ‘capitalismi di Stato’ europei forti e di per sé gelosi, come quello francese”. Per la Gagliardi, “Monti homo novus come inquilino di palazzo Chigi non sarebbe soltanto la prova provata della capacità dell’opposizione di rinnovarsi, senza ripetere gli schemi del passato, sarebbe la garanzia più genuina della fisionomia liberale e moderata della Gad”. Questa frase potrebbe essere la premessa per una bocciatura politica inappellabile, ma la Gagliardi conclude: “Vediamo se e quando sarà raccolto” quello che viene definito l’appello di Monti per candidarsi alla guida del centrosinistra. Dal Liberazione sarebbe stato lecito aspettarsi una bocciatura preventiva per una possibile candidatura di Mario Monti. Invece, Liberazione condisce la propria ambiguità con un'intervista al coordinatore della segreteria dei Ds Vannino Chiti dal titolo embematico: “Monti ‘Ulivista’ che piace alla Quercia”. Quindi nessuna bocciatura per Monti. Gli economisti di Rifondazione disprezzano Mario Monti. Considerano l’ex commissario europeo come un uomo che crede al “dogma liberista”. Andrea Ricci, responsabile del dipartimento economico di Rifondazione comunista e autore del libro Dopo il liberismo (Fazi editore) spiega che “il profilo di Monti è dunque quello di un tecnico di alto livello, di orientamento politico conservatore e di assoluta fede neoliberista, inserito nel mondo della finanza internazionale, già componente dei consigli di amministrazione di Fiat, Generali e Comit (…). Nessuna sorpresa, dunque, ha destato quindici giorni fa l’offerta di Berlusconi per la poltrona di ministro” (Liberazione, 25 luglio 2004). L’economista azzarda anche un altro paragone sottolineando che sul piano dell’interpretazione neoliberista “Monti sta a Buttiglione come, sul piano dell’interpretazione della morale biblica, Calvino sta a un padre gesuita”. Ma la sorpresa diventa più grande se andiamo a comparare l’editoriale della Gagliardi del 4 gennaio con quanto scritto dalla stessa giornalista ne “La grande palude” del 4 luglio del 1999. In questo articolo su Liberazione, la Gagliardi critica la scelta del governo D’Alema di mandare Monti a Bruxelles per un secondo mandato da commissario Ue sottolineando che “la verità è che ormai l’indistinzione tra destra e sinistra è arrivata a un punto tale da rendere totalmente indifferenti le scelte di contenuto, identità, di orientamento politico: esistono uomini e donne buoni per tutti i governi, fungibili per tutte le coalizioni, adatte a tutti i tipi di equilibrio. Monti? È un economista indipendente, e la politica economica dell’Europa, come è noto, è una branca ‘indipendente’, anzi, neutra, della politica”. Quello che allora la Gagliardi definiva il “tutto uguale a tutto” che sprofonda “in una spaventosa massa paludosa” oggi sembra sparito. (pal)