venerdì 7 gennaio 2005

Romano Prodi abbraccia Asor Rosa

Romano Prodi contro Francesco Rutelli
di Lanfranco Palazzolo
Il Velino 7 gennaio 2005

Dove sono finiti i prodiani? Romano Prodi sta cercando la via d’uscita dalla crisi e i maggiori ostacoli sembra li stia trovando proprio in Francesco Rutelli e in quello che dovrebbe essere il suo partito di riferimento, la Margherita. Il docente universitario Alberto Asor Rosa illumina la scena politica spiegando al quotidiano l’Unità: “Secondo me ci sono più prodiani convinti in questa zona della sinistra che non nella Margherita”. È una conclusione coerente con quella che è stata la scelta del Professore in questi mesi. Da presidente della Commissione europea, Prodi aveva bocciato l’impalcatura rutelliana della Margherita e aveva fatto questa considerazione: “Nell’evoluzione del quadro politico europeo i partiti che fanno capo al Ppe tendono sempre più a occupare lo spazio dei conservatori. E perciò come può la casa dei riformisti stare in futuro nel Ppe?” (La Stampa, 9 ottobre 2000, “Prodi Boccia la Margherita Dc”). Non è un caso che, per ovviare a questo limite, Rutelli abbia scelto a livello europeo l’approdo nel gruppo liberale, e che Prodi abbia invece mantenuto un certo distacco continuando ad occhieggiare al Pse. Non avendo sanato questa contraddizione, la scelta della lista unica per le elezioni europee si è rivelata, alla luce di quanto sta succedendo, un errore grossolano. Ed ecco che oggi le parole di Ciriaco De Mita, contrario a quell'opzione, risultano quasi profetiche: “Alla base della sua proposta c’è sicuramente una scelta tattica, scelta che in politica è a volte necessaria: ma quando la tattica sovrasta la strategia finiscono per sparire l’una e l’altra. A Prodi, piuttosto, possiamo chiedere un altro impegno. Guidare la Margherita alle Europee” (La Repubblica, 29 luglio 2003). Ma Prodi non lo aveva voluto ascoltare. E basta leggere le considerazioni dell’ultimo segretario del partito cattolico Mino Martinazzoli per capire l’errore del Professore: “L’idea di Prodi di costruire un grande partito riformista è l’unica idea politica sul tavolo. Mi immalinconisco a vedere che c’è chi frena. Quando i signori della Margherita spiegano che la loro sigla, Dl, significa democrazia e libertà mi arrabbio un po" (Corriere della Sera, 6 agosto 2004). Non deve sorprendere nessuno che l’ex ministro degli Esteri del governo Prodi, Lamberto Dini, abbia dichiarato: “Prodi sarà pure vicino, ma non fa parte del partito. Credo che non dovrebbe aver troppo peso nelle nostre vicende interne”. Di questa scuola non fa parte il filosofo Massimo Cacciari che consiglia all’ex presidente della Commissione Ue quanto segue: “Prodi dovrebbe dire: ‘il mio partito è la Margherita’”, aggiungendo che “se fa il leader super partes, saranno i partiti a scegliere su tutto il resto” (Il Riformista, 9 ottobre 2004). Ma una cosa è certa: oggi Prodi sembra aver perso questo treno. Così, Prodi si ritrova in braccio ad Alberto Asor Rosa, l’intellettuale che aveva salutato la caduta di Prodi nel 1998 come il “felice insediamento di Massimo D’Alema, segretario dei Ds, a palazzo Chigi” (la Repubblica, 28 ottobre 1998 “L’operazione D’Alema e il futuro della sinistra”). (pal)