domenica 9 gennaio 2005

La lezione di Leonardo

«LEONARDO SCIASCIA DEPUTATO RADICALE»
La lezione morale e civile
di CARLO DE RISIO
"Il Tempo", 9 gennaio 2005
Uno spirito libero, come Leonardo Sciascia, ha lasciato,
anche come parlamentare, una traccia che il trascorrere del tempo non ha cancellato.

La scelta dello scrittore siciliano (scomparso nel 1989) di candidarsi come indipendente nelle liste del partito radicale, avvenne dopo il distacco dal partito comunista di Berlinguer. La svolta eurocomunista del Pci e il consociativismo con la Dc, avevano trovato su posizioni critiche l'autore de «Il Contesto» e di «Todo modo». Per chi voleva vedere lontano — e Sciascia era uno di questi — l'assetto politico aveva i giorni contati, nonostante i tatticismi, le giravolte e i compromessi, compreso quello «storico» tra i due maggiori partiti. Anni terribili, quelli dal 1979 al 1983, scanditi da uccisioni ad opera dei terroristi rossi e neri e della mafia, mentre il delitto Moro era tutt'altro che archiviato, con le sue numerose zone d'ombra. Con scelta felice, Lanfranco Palazzolo ha colto i momenti più significativi della esperienza di Sciascia, al quale non mancò mai la capacità di osservatore, di testimone del suo tempo. A questo riguardo, esemplare fu il comportamento di Sciascia nella Commissione d'inchiesta sul delitto Moro: incalzanti, serrate, precise le domande da lui rivolte ad Andreotti, Cossiga, Zaccagnini, Berlinguer, a vario titolo protagonisti dei 55 giorni, a conclusione dei quali il dirigente democristiano fu ucciso dalle brigate rosse. Al termine dei lavori della Commissione, Sciascia non votò né la relazione di maggioranza (Dc-Pci), né quella del Psi. Ne scrisse una propria, di venti pagine, che si legge tutta d'un fiato, appendice sullo stesso argomento di un pamphlet scritto precedentemente. Vi sono puntigliosamente annotati i ritardi, le lentezze, le omissioni (quante non occasionali?) di un caso ancora non del tutto chiarito, dopo oltre un quarto di secolo. L'allora collega del gruppo radicale, Marco Boato, ricorda che quando Sciascia interveniva nell'aula di Montecitorio «si creava un gran silenzio», fatto di rispetto e di apprezzamento: una lezione, sempre, di morale e di coraggio civile, virtù non molto diffusa tra gli intellettuali di casa nostra, più inclini al compiacimento che non alla critica nei confronti del potere, di qualsiasi colore esso sia.

A cura di Lanfranco Palazzolo
«Leonardo Sciasciadeputato radicale 1979-1983»
Kaos Edizioni, 262 pagine, 15 euro
09/01/2005