giovedì 13 gennaio 2005

Cosa fa la GAD con le tessere di partito?

La Grande alleanza delle tessere 'fantasma'
Il Velino del 13 gennaio 2005

di Lanfranco Palazzolo

Roma - Si scrive Gad, si legge Gat: la grande alleanza delle tessere. Per anni i partiti centristi sono stati demonizzati per l’utilizzo del tesseramento. Ma il centrosinistra dimostra di non essere da meno dopo la fine della Seconda Repubblica. La vicenda che vede protagonista Rifondazione comunista che avrebbe gonfiato di dodicimila iscritti il tesseramento, secondo quanto sostengono le opposizioni interne al partito, non deve sorprendere nessuno. Nei giorni scorsi era toccato ai Democratici di sinistra di Enna. Fabio Mussi e Claudio Fava hanno denunciato il tesseramento fantasma del partito locale guidato dai fassiniani. Gli uomini del centrosinistra sono esperti nella politica del tesseramento. Il deputato del gruppo misto Pino Pisicchio, che in passato aveva militato nell’Udeur di Clemente Mastella, si era inventato una sorta di monopoli del tesseramento da cui risultava che “con 20 miliardi sarebbe stato possibile comprare lo scudo-crociato” (La Stampa, 14 febbraio 2002). Altro che partito azienda Berlusconiano. Anzi, attraverso l’utilizzo delle tessere sono stati sperimentati dei nuovi sistemi di alleanza politica. Infatti, “a leggere i ricorsi, è successo di tutto, tra gli zelanti seguaci di Antonio Bassolino e del suo rivale il dalemiano Vincenzo De Luca. Addirittura 10 militanti del Ppi si sono ritrovati con la doppia tessera” (Corriere della Sera, 10 settembre 2001). Alla vigilia del 2001 erano stati invece i fassiniani a denunciare le irregolarità che si stavano verificando sul tesseramento. A finire nell’occhio del ciclone fu un autorevole esponente del Correntone: “Così i sostenitori di Fassino minacciano di bloccare tutto se non verranno cancellate le 1.200 tessere che a Manfredonia, nel collegio di Piero Fassino, hanno fatto lievitare il partito: l’anno scorso le tessere erano 200, ma a quanto spiegano i sostenitori di Fassino alcune cooperative di pescatori si sono convertite alla causa berlingueriana durante la vacanza dello stesso Folena in Puglia” (Corriere della sera, 10 settembre 2001). Non deve sorprendere nessuno che il futuro capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro si presenta all’assemblea della Dc di Sorrento proponendo di intitolare il 2 novembre alla festa del tesseramento. Ma uno degli scontri più epici in materia si è verificato tra il presidente della Margherita Francesco Rutelli e il prodiano Arturo Parisi. I due dedicano ben cinque ore di interventi con 34 oratori, di entrambi gli schieramenti interni, per far prevalere la propria tesi sul tesseramento. Per il quotidiano la Repubblica del 3 agosto 2004, “il braccio di ferro in direzione l’hanno vinto Rutelli e Marini, è passata la loro proposta di un nuovo regolamento per l’adesione al partito. Parisi e il senatore Cambursano non hanno polemicamente partecipato alla votazione conclusiva”. L’accusa del professore filoprodiano è che la scelta rutelliana “snatura lo statuto del partito, che è federale”. Chissà cosa accadrà quando nascerà il partito riformista e la concezione delle tessere Ds si scontrerà con quella pseudofederale della Margherita. Il problema è che questo malcostume non è destinato a finire. In un’inchiesta pubblicata il 17 agosto del 2003 parla di “tessere e feste in ripresa”. La tessere restano quindi al centro della conquista di consenso nei partiti. Il quotidiano della Confindustria spiega che “in questa operazione sono favoriti soprattutto i Ds in grado di giovarsi di questa forte opposizione che non si lascia tentare dalla scelta irosa dei girotondi”. (pal)