sabato 23 aprile 2005

Diavolo di un Machiavelli a stelle & striscie

Il Velino cultura del 23 aprile 2005
La scalata “segreta” di Machiavelli negli Stati Uniti.
di Lanfranco Palazzolo


Roma - Lo scorso ottobre Il Velino aveva dedicato un’ampia recensione all’ultimo libro di Michael Ledeen Il principe dei Neocons. Un Machiavelli per il XXI secolo (Nuove idee - 2004, Roma, titolo originale Machiavelli on Modern Leadership), un’opera che non ha fatto discutere molto il mondo politico italiano. Nel nostro Paese le teorie di Machiavelli sono spesso dimenticate. Dell’autore fiorentino probabilmente non piace ricordare il detto che per il Principe è più importante essere temuti che amati. Alla luce di questa considerazione era stato Joseph S. Nye, preside della Kennedy School of governement dell’università di Harvard, citando Machiavelli, a dire che per vincere la guerra al terrorismo gli Stati Uniti avrebbero dovuto imparare a “combinare meglio potere duro e potere soft” (fonte, International Herald Tribune). Poi è arrivato Ledeen che ha detto come il buon modello del Principe sia quello impersonato da Bill Gates. Come nasce questa passione made in Usa su Machiavelli e perché gli americani lo amano così tanto? E’ un interrogativo al quale è difficile dare una risposta. Ma quando gli Stati Uniti sono guidati da un’amministrazione repubblicana Machiavelli torna a essere principe: nel giugno del 1969 Anthony Pansini pubblicò Machiavelli and the United States of America (1400 pagine); poi è stata la volta dell’enciclopedia britannica che aveva messo Machiavelli insieme a Dante, Galileo e Pirandello. Kissinger o il famoso capo del controspionaggio Usa James Angleton, andavano in giro a citare le frasi del Il Principe di Machiavelli. E fu proprio Angleton che ispirò Sebastian De Grazia, un altro grande studioso di Machiavelli, che vinse il premio Pulitzer nel 1990 pubblicando Machiavelli all’inferno (1990), edito dalla Princeton University press. La giuria del celebre premio americano conferì questo merito a De Grazia per far conoscere al lettore americano uno degli uomini più incompresi e insieme più sorprendentemente attraente, i cui scritti hanno contribuito a creare il mondo politico in cui viviamo. De Grazia ha avuto un passato nei servizi segreti dove aveva lavorato Angleton. Il titolo del libro di De Grazia non deve ingannare: l’obiettivo dell’autore era quello di togliere Machiavelli dall’inferno, in virtù delle amicizie umili dell’autore del Principe che era “compagno di taverna di un beccaio, di un mugnaio e di altri artigiani”. Dieci anni dopo è arrivato Micheal Ledeen che ha spiegato agli italiani come Machiavelli possa essere considerato un esempio per gli italiani come aveva fatto Angleton. Era stato il capo del Sismi, Fulvio Martini, a dire che l’autore del Il Principe dei Neocons aveva lavorato ai margini della Cia (Commissione stragi del 6 ottobre del 1999, pag. 374) ai tempi in cui era stato professore all’università di Georgetown. Ma l’attenzione Usa per l’autore italiano del Rinascimento è un’altra. Machiavelli ha teorizzato il conflitto come condizione delle cose umane per il quale la pace è un eccezione e nessuno deve sorprendersi se in tempi come questi la figura di Machiavelli torni a emergere nella letteratura americana per mano di uomini che hanno avuto contatti con quello che possiamo definire il “potere invisibile”. De Grazia ed Angleton ne sono testimoni. (pal)