lunedì 22 agosto 2005

Il Pci e Bankitalia

Quando Berlinguer accusava
Ciampi di tutelare le rendite
Il Velino del 22 agosto 2008
di Lanfranco Palazzolo

Roma, 22 ago (Velino) - In queste settimane di duro scontro politico sulla cosiddetta “questione morale” non si è detto tutto sul politico che ha sollevato per primo la questione relativa alla moralità dei rapporti tra politica e affari e sui suoi bersagli, Bankitalia compresa: il segretario del Partito comunista italiano Enrico Berlinguer. La storia della sinistra e dei rapporti con la Banca d’Italia ha radici antiche. Forse sono in troppi a dimenticare gli screzi, rimasti spesso sotterranei, tra la sinistra e l’istituto di via Nazionale. Poche settimane prima di morire Enrico Berlinguer aveva partecipato a una manifestazione della federazione torinese del Pci sul futuro del capoluogo piemontese. A promuoverla era stato il segretario cittadino del partito, Piero Fassino. Nel corso della seconda giornata dei lavori, Berlinguer pronunciò parole durissime contro l'allora governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi: “Mentre economisti delle più varie scuole e anche non pochi imprenditori contestano la validità e l’efficacia economica di tutta la ‘manovra’ governativa, vi è oggi alla Banca d’Italia un governatore che la avalla, e per la ripresa punta tutto sul contenimento dei salari a favore dei profitti, invece che alla liquidazione progressiva del peso schiacciante e soffocante delle rendite finanziarie e delle attività puramente speculative”. Nel foglio dattiloscritto di Berlinguer queste otto righe mettono in serio imbarazzo lo stesso quotidiano del partito, l’Unità, che decideva di non dare grande risalto a quel passaggio. Si tratta di parole dure che ponevano in dubbio l’autonomia della Banca d’Italia.
E pensare che lo stesso Palmiro Togliatti si era raccomandato di non mettere in dubbio l’autorità della Banca centrale italiana. Nel 1946 il giovane redattore dell'Unità Luciano Barca scrisse un articolo polemico nei confronti di Luigi Einaudi, allora governatore della Banca d’Italia, criticando duramente la politica monetaria messa in atto dall’istituto di via Nazionale. Togliatti entrò nella redazione del quotidiano affermando: “Chi ha scritto questa roba?”. Il segretario del partito ascoltò le ragioni di Barca e poi disse: “Va bene. Ma mi raccomando i toni”. Ma il primo a violare la consegna fu lo stesso Togliatti: dopo le “considerazioni finali” del governatore Guido Carli nel lontano 1963, il “migliore” aveva contestato a Carli di avere dato grande risalto al rinnovo dei contratti di lavoro con sostanziosi aumenti salariali. Togliatti temeva che quei rinnovi generosi avrebbero creato una spirale inflazionistica. Carli aveva avuto il torto di aver invaso la sfera degli interessi sindacali del Pci e le questioni relative al lavoro su cui il Pci non voleva “interferenze esterne”.
Se Togliatti era stato il primo a dimenticare quella raccomandazione nel 1963, anche Enrico Berlinguer nel 1984, pochi mesi prima di morire, criticò dunque duramente il governatore, che all'epoca era Carlo Azeglio Ciampi. E pensare che quattro anni prima, nel 1980, quando il Pci sperava ancora in un possibile rilancio del compromesso storico, il segretario del Cespe (il servizio studi economici del Pci) Stefano Andriani aveva mandato i suoi collaboratori a controllare la politica monetaria della Banca d’Italia, ma dal partito era arrivato lo stop. Lo stesso stop che Rinascita aveva dato a un articolo in cui si riassumevano le conclusioni di un convegno del partito sulla politica monetaria di Bankitalia. In quella nota che al partito non piaceva, era scritto che Bankitalia non aveva messo in atto un serio monetarismo, ma aveva fatto solo ricorso a strumenti tipici di quei paesi dove il monetarismo è pratica corrente. Ma Berlinguer non volle seguire il consiglio di Togliatti: “Moderare i toni”.

(pal) 22 ago 2005 14:47