venerdì 25 novembre 2005

Il "sogno atomico" italiano

Intervista di Lanfranco Palazzolo
"La Voce Repubblicana" del 25 novembre del 2005
I nostri sogni di deterrenza
Fu l’ammiraglio Torrisi a proporre la costruzione dell’atomica italiana. Lo rivela Stefano Silvestri, Presidente dell’Istituto Affari internazionali.
Stefano Silvestri, l’ex ministro della Difesa Lelio Lagorio, nel suo recentissimo volume “L’ora di Austerlitz. 1980: la svolta che mutò l’Italia” (Polistampa), rivela che l’Italia pensò di dotarsi di una bomba atomica venticinque anni fa.

“In realtà, non era tanto una discussione sull’atomica italiana ma sulla possibilità di pensare ad una ipotesi di deterrente nucleare europeo in una prospettiva di crescente importanza dell’area mediterranea e mediorientale per le nuove minacce. Era un discorso prematuro, ma si inseriva abbastanza bene nel dibattito sulla nuova importanza del fronte Sud, sulla necessità che l’Italia si assumesse maggiori responsabilità anche di sicurezza in campo internazionale”.
Ai tempi del Governo Cossiga (1980) chi spinse per attuare questo progetto?
“L’ipotesi non diventò mai una scelta operativa. Diciamo che fu un’ipotesi di cui si parlò essenzialmente ad un livello quasi di disegno, di studio, più che di effettiva applicazione. Quel dibattito fu aperto da un intervento del Capo di Stato maggiore della Difesa, l’ammiraglio Torrisi, sull’importanza del quadro delle armi tattiche, anche nucleari, nel settore Sud del Mediterraneo, nella nuova situazione strategica. Però, ripeto, allora non fu formulata una vera e propria proposta politica”.
Era vero che la Francia voleva costituire all’inizio degli anni ’80 una ‘piccola Nato’ con l’Italia per realizzare una bomba atomica?
“Il tentativo della Francia è diverso. In questo caso ci fu effettivamente una decisione dei Governi italiano, francese e tedesco.Ma stiamo parlando di molti anni prima. Stiamo parlando della prima metà degli anni ‘50. In quegli anni si cercava di sviluppare una capacità nucleare della Comunità europea sotto forma di un deterrente congiunto, ma veramente congiunto: francese, italiano e tedesco. Questa ipotesi venne avversata dagli americani e comunque decadde nel momento in cui De Gaulle andò al potere in Francia. A quel punto, il Governo di Parigi progettò una sua bomba nucleare e non quella ‘collettiva’ con italiani e tedeschi”.
È vero che i francesi avevano fornito uranio arricchito all’Italia negli anni ’70?
“Di questo si era parlato nel periodo in cui gli americani, sospettando che gli italiani volessero farsi un’arma nucleare a partire dalla struttura militare degli studi del Camen presso Pisa, dove c’era un reattore nucleare di tipo sperimentale, si rivolsero alla Francia. Ma poi non se ne fece nulla. L’Italia pensava solo di sviluppare un motore nucleare navale e non un reattore nucleare tradizionale”.
Come valuta l’abbandono dei sommergibili nucleari Usa da La Maddalena?
“Era una decisione nell’aria. Gli americani vogliono risparmiare soldi per il bilancio della Difesa dopo l’impegno in Iraq. La Maddalena era una delle basi da chiudere”.