sabato 17 dicembre 2005

E' giusto riaprire l'inchiesta sul cantautore?

Il Velino del 17 dicembre del 2005
La riapertura, 40 anni dopo, del caso Tenco
di Lanfranco Palazzolo

Roma - È giusto riprendere le indagini sul suicidio di Luigi Tenco? La procura della Repubblica di Sanremo ha riaperto un caso che in questi anni ha continuato a far parlare periodicamente. A dare la “spinta” al procuratore Mariano Gagliano sono stati alcuni giornalisti che in quest’ultimo periodo hanno cercato di riportare l’attenzione sul suicidio del cantautore. I fans di Luigi Tenco hanno continuato a sperare che il loro idolo non si fosse ucciso con un colpo di pistola. Ma l’evidenza dei fatti non lascia dubbi a nessun tipo di perplessità. I dubbi su questa vicenda riguardano il comportamento del mondo della canzone in quello strano festival di Sanremo del 1967, dove tutto fu insabbiato per far ripartire la competizione canora. Fu uno spettacolo penoso per il mondo della canzone italiana e soprattutto per gli amici di Tenco che parteciparono a quel festival prestandosi al gioco canoro. Ma cosa potrebbe accertare il procuratore della Repubblica di Sanremo Mariano Gagliano a quasi 40 anni dal suicidio di Tenco? Forse potrebbe chiarire che cosa è accaduto in quelle ore all’hotel Savoy, dove Tenco si uccise, e come è stata gestita la fase delle indagini. Ma il commissario Arrigo Molinari è morto, la cantante Dalidà è morta, è morto anche il giornalista Ugo Zatterin che contribuì a bocciare la canzone “Ciao amore ciao” tra le canzoni da ripescare. Sono invece vive altre persone come il manager Paolo Dossena che portò a Tenco la pistola con la quale si sarebbe ucciso e che lo lascio solo la sera della bocciatura al festival. Ma Dossena ha chiarito tutto, così come è stata chiarita la vicenda relativa al ritorno della salma nella camera dell’albergo per farla fotografare ai giornalisti. Quello che interessa capire è il perché la procura della Repubblica abbia dato credito alle richieste dei giornalisti Aldo Fegatelli Colonna, Marco Buttazzi ed Andrea Pomati che negli anni scorsi avevano presentato un esposto alla procura di Sanremo. Il procuratore Gagliano è stato molto chiaro nel dire che l’ipotesi resta quella del suicidio, ma non si comprende allora perché abbia dato credito a chi invece non crede a questa tesi e che da anni ha cambiato spesso versione sulle ultime ore di Tenco. Aldo Fegatelli Colonna, giornalista collaboratore de Il Manifesto ha pubblicato diversi libri su Luigi Tenco. Nel libro intitolato Luigi Tenco – la storia, i testi inediti (Lato side editori - 1982), racconta le ultime ore del cantautore e senza adombrare l’ipotesi dell’omicidio avanza questa considerazione: “Non esiste un’analogia sorprendente tra il biglietto di addio di Tenco e le parole di Kirillov: ‘mi ucciderò per proclamare la mia insubordinazione’? Tenco distruggendo le icone si è fatto dio”. In questo libro Fegatelli avanza già qualche dubbio: “E’ opinione frequente (questo, voglio dire, ho rilevato dall’indagine) che Dalidà possa aver assistito, inconsapevole al dramma. Ma questo contrasterebbe con la sua presenza al ‘Nostromu’ e rimane al livello di supposizione. Inoltre le minacce fatte in quel frangente al cantante Ricki Maiocchi sembra possano essere messe in relazione con l’accaduto”. Nel libro del 1982 veniva messo in evidenza che il colpo di pistola era entrato dietro l’orecchio, dal mastoide. Queste ipotesi spariscono totalmente nel libro di Fegatelli Luigi Tenco, vita breve e morte di un genio musicale (Oscar Mondadori – 2002): in questo saggio vengono esaminate situazioni poco credibilie e senza citare alcuna testimonianza, Fegatelli scrive: “Tenco aveva vinto nel pomeriggio (prima del suicidio, ndr), alla roulette, una discreta somma, ma la polizia asserisce di non aver rinvenuto denaro tra gli oggetti della vittima”, sostenendo che “Tenco potrebbe essere stato vittima di un banale, quanto sanguinoso ‘incidente’” da parte di qualcuno che avrebbe voluto derubarlo. Ma la tesi non è credibile. Un omicida occasionale per furto non avrebbe potuto mai scrivere il biglietto di addio che contestava il festival. Non va dimenticato che il cantautore aveva spesso rappresentato il suicidio come atto di protesta. Nel film La Cuccagna (regia di Luciano Salce, 1962) Tenco rappresentava il ruolo di un giovane contestatore che avrebbe voluto uccidersi per protesta contro la società. Cinque anni dopo lo avrebbe fatto davvero. (pal)