giovedì 9 marzo 2006

Il Corriere della Sera sceglie Prodi

Il Tempo, 9 marzo 2006
Ostellino: «Al suo posto avrei fatto un'agenda di problemi»
di LANFRANCO PALAZZOLO
MANCA l'agenda dei problemi del Paese

L'ex direttore (e oggi editorialista) del Corriere della Sera Piero Ostellino (1984-1987) è lapidario sull'intervento di Paolo Mieli nell'editoriale di ieri e lascia poco spazio ad altri commenti. Il Tempo lo ha raggiunto senza riuscire a strappare all'ex direttore del quotidiano di via Solferino altre dichiarazioni. Ma è chiaro che Piero Ostellino non avrebbe adottato lo stesso metodo di Mieli ma lo avrebbe informato sulla scelta da fare.
Piero Ostellino, vorremmo sapere cosa ne pensa dell'editoriale di Paolo Mieli sul Corriere. Lei è stato un direttore equilibrato...
«...Non lo so. Speriamo...».
...che ha mantenuto una posizione di neutralità nei tre anni in cui è stato direttore del Corsera.
«Io le dico quello che penso e lei dovrebbe scriverlo in modo preciso».
Certamente.
«Io penso che sia del tutto legittimo che il direttore del Corriere dia un'indicazione di voto. Io, al suo posto, avrei stilato un'agenda dei problemi del Paese e avrei detto ai miei lettori: chiedetevi chi dei due schieramenti vi sembra più capace di risolverli. E votatelo».
Era questo quello che voleva dire?
«Esattamente questo».
Durante la sua direzione al Corriere lei aveva assunto una posizione simile a quella di Mieli?
«Per la mia formazione culturale io non parto mai dagli schieramenti, parto sempre dai problemi che riguardano il Paese e dai cittadini».
Da liberale quindi non avrebbe fatto la scelta di Mieli?
«Questo non glielo posso dire perché sto stilando l'agenda e quindi sto studiando e mettendo giù un'agenda a mio uso e consumo».
Dalla nascita del Nuovo Corriere della Sera (7 maggio 1946) nessuno però aveva fatto questa scelta.
«Questo dovete deciderlo voi. Non chiedetelo a me. Pubblicate la mia dichiarazione. Il resto sono tutti giudizi vostri. Non devo dirlo io».
Nel centrodestra quasi nessuno si aspettava questo editoriale.
«Affari loro! Affari loro! Quelli del centrosinistra saranno contenti: affari loro. Non è questo quello che mi interessa. Io mi limito a dire è quello che le ho dichiarato tra virgolette prima. Credo che questo sia più che sufficiente».

venerdì 3 marzo 2006

Lezioni di storia: Claudia Mancina in cattedra

I crimini fascisti dimenticati, la "lezione" di Claudia Mancina
Il Velino del 3 marzo del 2006
Di Lanfranco Palazzolo
(A sinistra l'ex parlamentare diessina Claudia Mancina)

Roma, 3 mar (Velino) - Quanto può essere attendibile un documentario storico rispetto a un libro? Lo spunto per questa domanda ce lo fornisce l’autorevole Column del Riformista, che giovedì scorso ha pubblicato un articolo della ex parlamentare dei democratici di sinistra Claudia Mancina. Ne “I crimini fascisti dimenticati”, l’ex deputata scrive di aver visto su History Channel un documentario della Bbc del 1989 dal titolo Fascist legacy nel quale viene ripercorsa la storia delle responsabilità italiane nei crimini della seconda guerra mondiale in Africa e nei Balcani. La Mancina ci ricorda che da quel documentario “l’immagine dell’esercito e della politica italiana che esso trasmette non è piacevole”. La studiosa e intellettuale di sinistra, che ricorda come il documentario sia stato acquistato dalla Rai e mai trasmesso, scrive che “il mito dell’Italiano brava gente, di cuore tenero, che socializza con le popolazioni occupate è un mito fondativo della repubblica (in minuscolo, ndr): il paese, come si sa, si è auto assolto dalla responsabilità del fascismo e a maggior ragione da quella della guerra”.
Claudia Mancina pecca di ingenerosità nel sostenere questa tesi portando come esempio la presunta censura della Rai sul documentario della Bbc. Oggi, sulla televisione di Stato italiana non vengono certo taciute le responsabilità italiane sul colonialismo in Africa. Se la Mancina fosse stata più attenta nel seguire la programmazione televisiva di questo periodo avrebbe potuto vedere, la sera del 20 febbraio su Raitre (alle 23.55), il documentario di Rai Educational dal titolo Taliani. In questo programma curato da Giovanni Minoli, per la serie La Storia siamo noi, non viene omesso proprio nulla della storia dell’occupazione italiana in Libia, campi di concentramento compresi. Non a caso, in questo documentario di Raitre parlano gli stessi storici interpellati nel 1989 dalla Bbc come Angelo Del Boca, autore di Italiani brava gente? (Neri Pozza), e Giorgio Rochat. Il problema che la Rai non abbia mai trasmesso il documentario della Bbc non è dovuto a un’ansia censoria, ma a una condizione di reciprocità. Non risulta del resto che la televisione britannica sia un modello di grande obiettività e che sia obbligata a trasmettere documentari italiani sulle crudeltà britanniche nelle sue colonie. Ogni programma che viene trasmesso in diretta da questa televisione in realtà viene trasmesso con una leggera differita di qualche secondo per permettere ai censori di quella televisione britannica di bloccare il programma come ricorda il corrispondente di Panorama William Ward sul Giornale del 25 ottobre del 2005.
La stessa Bbc è incappata negli ultimi anni in una serie di figuracce e di autocensure penose come quando all’indomani degli attentati di Londra coloro che avevano piazzato le bombe nella metropolitana sono stati definiti “attentatori” e non “terroristi” (vedi il Corriere della sera del 13 luglio del 2005). Ma per non eludere il problema sollevato dalla Mancina bisogna rispondere che gli Italiani non sono “cattiva gente”. Il documentario della Bbc di sofferma anche sui presunti crimini italiani nei Balcani, indicando le responsabilità del generale Mario Roatta, morto nel 1968. La Mancina ci invita a riflettere anche su questo segmento della nostra storia invitandoci a contraddire il mito del “buon italiano”. Per le responsabilità degli italiani nei Balcani sarebbe il caso di parlare di “doppio binario”. In una lettera a Tito, il futuro ministro degli Esteri Jugoslavo Edward Kardelj scrive dei soldati italiani che occupano la Jugoslavia: “Da una parte incendiano villaggi e deportano selvaggiamente le popolazioni nei campi di concentramento…Dall’altra ci sono reparti che raccolgono i fuggiaschi, li riconducono nelle macerie fumanti delle loro case, gli danno un po’ di viveri, e gli stessi soldati li aiutano a ricostruire le case distrutte dal fuoco. Cose da pazzi!” (pubblicato in Jensen 1942, trad. Autunno 1942, volume a cura del movimento operaio di Lubiana, 1963). Questa testimonianza di parte dovrebbe essere esaustiva insieme alla pastorale che un vescovo cattolico della Croazia scrive contro gli italiani “rei” di aver salvato troppi ortodossi ed ebrei come è documentato nel libro di Luigi Salvatorelli e Giovanni Mira Storia d’Italia nel periodo fascista (pagina 758).
Del resto molti ufficiali italiani furono assassinati dagli Ustascia croati ed erano considerati scomodi testimoni della pulizia etnica fascista come è ben scritto nell’introvabile libro del futuro partigiano Giuseppe Angelini in Fuochi di bivacco in Croazia, (Roma 1946). È probabile che gli italiani non siano stati brava gente in assoluto e che abbiano commesso delle crudeltà. Ma venirci a spiegare che questo concetto è assolutamente negato e rimosso non è vero. Ed è sconsolante verificare che questa tesi sia sostenuta sulla prima pagina di un giornale come il Riformista.

(Lanfranco Palazzolo) 3 mar 2006 11:28