mercoledì 25 ottobre 2006

Addio a Bruno Lauzi

La morte di Lauzi, cantautore liberale amato anche a sinistra
di Lanfranco Palazzolo
Il Velino del 25 ottobre del 2006

Roma, 25 ott (Velino) - All’età di 69 anni è morto questa notte a Milano Bruno Lauzi, cantautore di fama ma anche uomo impegnato in politica. Lauzi faceva parte della schiera dei cantautori genovesi, ma ne rappresentava l’ala liberale: per anni, infatti, è stato vicino al Partito liberale italiano, salvo consumare verso la fine degli anni '80 una rottura che fece rumore. Ma oggi è stato ricordato politicamente anche esponenti a lui non vicini: dal presidente della Camera Fausto Bertinotti, all’esponente di Rifondazione comunista Pietro Folena fino al leader della Margherita Francesco Rutelli. Nel 1988, Lauzi cominciò l’allontanamento dal Pli criticando aspramente il segretario del partito Renato Altissimo per l’ingresso a sorpresa nel governo Goria. In quella occasione, mandò un messaggio di fuoco al XX Congresso del partito che si svolgeva a Roma dicendo che lui, in qualità di “chitarrista”, aveva capito che quello era un grave errore: “Da questo momento smetto di essere un militante liberale. Tornerò nel partito a due condizioni: la mia elezione a segretario del Pli oppure che Altissimo impari a suonare la chitarra” (17 dicembre 1988). Condizioni impossibili da soddisfare.
Lauzi non perse però il contatto con la politica. Nel maggio del 1992, il cantautore fu l'animatore a Torino di una manifestazione per difendere il valore della cultura italiana in Istria con il patrocinio della Regione Piemonte. Nel 1993 aveva aderito all’Unione di centro di Raffaele Costa. Mentre nel 2000, Lauzi aveva sostenuto il cosiddetto Polo laico, un movimento promosso da Giovanni Negri, unitamente ai Riformatori Peppino Calderisi e Marco Taradash e al liberale Giuseppe Benedetto, insieme ad altri esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo. Ancora, nel 2002 il cantautore era stato l’animatore di Liberalismo popolare – Casa del cittadino, nato da un’iniziativa di Alfredo Biondi e da Raffaele Costa. Negli anni Novanta Lauzi era stato tra i sostenitori di un’iniziativa contro il Governo Prodi che avrebbe permesso ai centri sociali di far ascoltare la musica e proiettare film senza corrispondere i diritti alla Siae. Nell’ottobre del 1996, Lauzi aveva sottoscritto un documento nel quale si condannava questo decreto che, “oltre a violare palesemente le convenzioni internazionali in materia di difesa della proprietà intellettuale, renderebbe legale la pirateria, consentendo un'evasione incontrollata delle norme di legge in materia di difesa del diritto d'autore”.

(Lanfranco Palazzolo) 25 ott 2006 16:40

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