venerdì 12 maggio 2006

Il silenzio di Walter sulla Juve

Calcio: quando Veltroni poteva intervenire e non lo fece
--IL VELINO--12 maggio 2006


Roma, 12 mag (Velino) - Il sindaco di Roma Walter Veltroni ha sempre avuto un buon rapporto con il calcio. La Juventus è la sua squadra del cuore. E nel giorno in cui i bianconeri vivono il loro momento peggiore, a causa delle inchieste sul mondo del calcio e delle dimissioni del cda, il sindaco di Roma ricorda di aver lanciato l’allarme su quello che stava accadendo: “Sono anni che dico che c’è una malattia profonda del calcio e che bisognerebbe mettersi attorno al suo capezzale per trovare una soluzione. Altrimenti il rischio può essere la distruzione di questo sport. Credo che questa sia, di tutte le crisi, la più grave. La soluzione non deve indicarla uno che fa il mio mestiere, ma quelli che sono nel mondo del calcio”. Le parole del sindaco di Roma suscitano qualche perplessità. Veltroni è stato il “medico curante del calcio” come ministro dello Sport nel governo Prodi e la legge Veltroni-Melandri porta, appunto, la firma del sindaco di Roma. Questa legge ha impresso una svolta storica ai club calcistici come spiega Italo Cucci, uno dei giornalisti sportivi più apprezzati d’Italia: “La legge Veltroni-Meandri andava in una direzione precisa: trasformare le squadre in macchine per far soldi. Tutto questo sarebbe stato sostenibile adeguando le regole del calcio, adattando il nuovo status giuridico delle società a un nuovo quadro regolamentare che impedisse le degenerazioni del sistema, quelle che sono sotto gli occhi di tutti” (Il Secolo d’Italia, 20 agosto 2003). A proposito di gridi di allarme, l’unica preoccupazione di Veltroni, nel recente passato, è stata quella della riduzione degli spettatori e non della ragione che aveva spinto il pubblico ad abbandonare gli stadi. È il 18 novembre del 2005 quando Veltroni dichiara: “Non ci si accorge che il numero degli spettatori si riduce, che la schedina praticamente non c'è più e via di questo passo? Sono segni di qualcosa che finisce col far del male al calcio. Penso che tutti dovrebbero sedersi attorno a un tavolo e pensare a cosa fare per vivere questo gioco con allegria, gioia e passione”. La tecnica di denuncia velltroniana è sempre la solita: c’è qualcosa che non va e di conseguenza bisogna sedersi tutti intorno al capezzale della vittima. Ma quando si avanzano le polemiche Veltroni fa sempre di tutto per evitare di entrare nel merito. Nel 2000 il sindaco di Roma partecipa al convegno della Quercia sullo “sport in movimento” mentre la Lazio e la Juventus si contendono lo scudetto e piovono i dubbi sulla regolarità del campionato. Il sindaco di Roma non può fare a meno di spiegare: “È un campionato bellissimo”, aggiungendo che “già diversi uomini politici hanno fatto dichiarazioni sul mondo del calcio e non mi sembra il caso di entrare in polemica su vittorie e sconfitte legate ad arbitri o complotti” (21 marzo 2000). Veltroni è ministro dello Sport nel 1998 quando la Juventus sconfigge l’Inter in modo molto discutibile con un rigore negato a Ronaldo. L’esponente di governo non denuncia nessuna “malattia” del calcio italiano: “Il problema c'è, negarlo sarebbe sbagliato e bisogna affrontarlo. Naturalmente il governo non ha una competenza diretta, questa è materia che riguarda l'organizzazione del mondo del calcio. Tuttavia il governo può dichiarare il proprio auspicio, e anche, nella misura in cui ve ne fosse bisogno, il proprio impegno, che la Figc, e tutti gli organismi competenti assumano tutte le iniziative necessarie per risolvere questo problema che è emerso in questa fase finale di un campionato da questo punto di vista particolarmente sfortunato”. E la malattia del calcio?

(Lanfranco Palazzolo) 12 mag 2006 19:53