martedì 11 luglio 2006

Perchè Blatter non ha stretto la mano agli Azzurri?

Mondiali, quella stretta di mano negata da Blatter agli azzurri.
"Il Velino", 11 luglio del 2006,
Di Lanfranco Palazzolo
(A sinistra liscio di J. Blatter dal limite dell'area).

Roma, 11 lug (Velino) - Perché il presidente della Fifa Joseph Blatter ha disertato la premiazione della nazionale italiana di calcio? Sono in molti a interrogarsi sulle ragioni che hanno spinto il numero uno della federazione calcistica internazionale a evitare di stringere la mano ai giocatori azzurri. Il presidente della Fifa è stato accusato di avere poche simpatie per l’Italia. In realtà Blatter non ha mai preso a cuore la difesa dei nostri colori. Il Corriere della Sera scriveva all’indomani della ingloriosa eliminazione della nazionale italiana in Corea del Nord: “Blatter non ha avuto un ruolo attivo nell’operazione di killeraggio nei confronti dell’Italia. Lo ha soltanto avallato: non è poco, ma non è lui l’ispiratore” (20 giugno 2002). È anche vero che Blatter non ha dimostrato grande clemenza nei confronti dell’Italia alla vigilia dei Mondiali di Germania. Basta leggere queste sue parole: “Come è possibile che il calcio italiano sia finito così in basso? E che fossero i dirigenti delle società a scegliersi gli arbitri? Questo è il più grande scandalo della storia del calcio” (Corriere della Sera, 20 maggio 2006). Il giorno dopo anche il presidente del comitato organizzatore dei Mondiali Franz Beckenbauer, grande elettore di Blatter alla presidenza della Fifa, dichiara alla trasmissione Dribbling su Rai 2: “Pagherete lo scandalo che vi ha coinvolto” (vedi La Stampa del 21 maggio 2006). Qualche giorno fa, il quotidiano Il Foglio aveva illustrato questo retroscena sull’amarezza di Blatter per l’edizione dei campionati del Mondo: “Nello schema del presidente del calcio mondiale la coppa del Mondo doveva andare così: nei quarti una squadra per ogni continente. In semifinale almeno due sudamericane” (5 luglio 2006). Il sogno del presidente non si è avverato. Ma sarebbe puerile pensare che uno di questi elementi possa da solo aver provocato la reazione di Blatter.
Non c’è dubbio che Blatter abbia una grande ammirazione per la Francia. Infatti, il 3 luglio, dopo che i francesi eliminano il Brasile, dichiara alla stampa: “Non parlerei di veterani ma di giocatori che migliorano con il tempo così come il vino francese, hanno lasciato una grande impressione e se fossi negli avversari mi preoccuperei seriamente” (Associated press, 3 luglio). Ma la chiave di lettura giusta è il fair play. Blatter ha sempre amato la correttezza tra giocatori nel calcio e l’ha sempre pretesa in una finale di coppa del Mondo. Pochi minuti prima della finale, Blatter spiega le sue sensazioni della vigilia: “Gli italiani e i francesi sono amici nel gioco, perché alcuni hanno giocato nella stessa squadra, ma oggi combatteranno con lo spirito del fair play” (Sky, 9 luglio). Ma non è andata così, come testimonia l’incidente tra Marco Materazzi e Zinedine Zidane. È probabile che nel corso dei minuti finali della partita Blatter sia stato informato delle parole pronunciate dal difensore interista all’indirizzo del giocatore francese. È forse questa la chiave di lettura più giusta se si considera che il premio come migliore giocatore del mondiale è stato confermato al giocatore francese dalla Fifa. Inoltre, alla vigilia della riconferma di Blatter alla presidenza della Fifa nel 2007, considerando il peso della federazione tedesca, avversa a quella italiana, il presidente della Federazione non ha voluto partecipare alla premiazione. E lo ha fatto anche per non voler stringere la mano a Marco Materazzi. Del resto, prima dei Mondiali il presidente della Fifa era stato chiaro: “Massima severità contro i giocatori, tecnici o accompagnatori colpevoli di atteggiamenti razzisti. Inoltre cercheremo di sensibilizzare i tifosi al problema. Prima di ogni gara le squadre porteranno in campo un cartellone con la scritta ‘no al razzismo, no alla discriminazione’. E dai quarti di finale in poi, i capitani delle nazionali leggeranno un messaggio al pubblico” (Avvenire, 9 maggio 2006). Ma dal campo il “buon esempio” non è arrivato da nessuna delle due parti.

(Lanfranco Palazzolo) 11 lug 2006 12:12