lunedì 2 ottobre 2006

Montecitorio saluta MAO

L'Italia e la Cina / Quando la Camera commemorò Mao
--IL VELINO CULTURA--2 ottobre 2006

di Lanfranco Palazzolo

Roma - In questi giorni quasi tutti i quotidiani hanno ricordato l’anniversario dei fatti d’Ungheria nel 1956. Si è parlato anche del trentesimo anniversario della morte di Mao Zedong. Ma questo secondo fatto storico è passato decisamente in secondo piano se si esclude la polemica che ha accompagnato un articolo pubblicato da Rossana Rossanda su Il Manifesto del 9 settembre dal titolo “Trent’anni dopo, onore a Mao”. Forse sono in pochi a ricordare che l’assemblea di Montecitorio dedicò un ricordo al dittatore cinese. Non solo. Tutta l’assemblea dei parlamentari si levò in piedi compreso i rappresentanti della Democrazia cristiana. La commemorazione in Aula avvenne alle 17 della seduta del 28 settembre del 1976. Il presidente della Camera Pietro Ingrao prese la parola. Il suo intervento fu breve. Appena due pagine di stenografico (pagg. 601-602). Tuttavia, in quelle parole c’era una vera e propria comparazione tra quello che era accaduto negli anni precedenti in Cina e quello che sarebbe potuto accadere in Italia. Nel suo intervento, Ingrao puntualizzò: “Non sta a me esprimere un giudizio sulla portata e sugli sbocchi di questi processi. A me preme un’altra cosa: preme sottolineare che questi fenomeni (la politica maoista, ndr) sono un altro segno importante di come stanno cambiando le dimensioni del quadro generale in cui si colloca la vita del nostro paese”. Il presidente della Camera aggiunse: “La commemorazione che noi facciamo di una figura come quella del presidente Mao non è un fatto rituale ed esteriore, perché è parte diretta della riflessione che facciamo su noi stessi e sui compiti che stanno dinnanzi all’Europa”. Al cordoglio per la scomparsa di Mao si associò anche il sottosegretario al Tesoro Antonio Mario Mazzarrino, deputato della Dc che per anni era stato dirigente del dipartimento stampa e propaganda della Democrazia cristiana. Eppure quella commemorazione, insieme alla sospensione dei lavori dell’Aula per lutto, poteva essere evitata benissimo. Mao Zedong era morto il 9 settembre quando la Camera dei deputati era chiusa. Per la verità, i deputati non si riunivano in Aula dall’11 agosto, quando era stata votata la fiducia al governo Andreotti. Va tenuto conto che lo stesso Partito comunista italiano aveva cessato di avere rapporti con il Partito comunista cinese dal lontano 1965 quando una delegazione del Pci si era recata a Pechino. In quella circostanza non fu nemmeno stilato un comunicato dell’incontro. I comunisti cinesi concessero a Giancarlo Pajetta di scrivere uno scarno comunicato stampa. Ad opporsi a un comunicato congiunto fu il segretario del Partito comunista cinese Teng Tsiao Ping, il quale era molto arrabbiato con Pietro Longo. La ragione dell’arrabbiatura era dovuta a un articolo molto critico scritto da Longo. Su "l’Espresso" del 19 settembre del 1976 è annotato che quegli articoli gli erano stati sottoposti da Kang Sheng, altro esponente di spicco del Pcc. Kang non fece altro che sventolare a Pajetta e alla delegazione del Pci l’articolo “incriminato”. Nonostante questi presupposti, allora non si poteva proprio fare nulla per evitare quella commemorazione, anche a 20 giorni dalla morte di Mao. La conferma di quel clima di depressione “spirituale” dovuta alla scomparsa di Mao si ebbe dalle parole dello scrittore Alberto Moravia che disse: “Mao è stato davvero un mestro. Egli ha insegnato che un socialismo in qualche modo rispettoso della persona umana è possibile”. Moravia si fermò un istante a riflettere su quanto aveva detto e aggiunse: “Certo, il rispetto della persona umana è una cosa in Asia e un’altra in Europa”. (pal)