lunedì 9 ottobre 2006

Cosa sognava l'Apollo rossa?

Quando i comunisti vanno su Marte
IL VELINO CULTURA del 9 ottobre del 2006

Di Lanfranco Palazzolo

Roma - Al festival cinematografico di Roma, voluto da Walter Veltroni, verrà presentato Fascisti su Marte. Si tratta di una trasposizione cinematografica di una striscia televisiva che era apparsa nel programma Il caso Scarfoglia. In questi episodi si parlava di un manipolo di arditi che si lanciava alla conquista di Marte. La trovata della striscia consisteva nel mischiare la prosopopea imperialista fascista con l’assurdità dell’arrivo di una navicella autarchica sul Pianeta rosso. È molto probabile che questa opera cinematografica diretta Corrado Guzzanti, che veste anche i panni del protagonista del film, non sia destinata a un grande successo. Ma il film è un ottimo spunto per parlare della propaganda “spaziale”. È sicuro che durante il fascismo, il regime si sia reso ridicolo per molte manifestazioni esteriori, ma è anche probabile che forse il comunismo ha fatto peggio. L’unico legame che il fascismo del ventennio ebbe con il pianeta Marte fu legato a un opera cinematografica che forse oggi avrebbe maggiore successo di Fascisti su Marte. Alla vigilia del 10 giugno del 1940, giunse nelle sale cinematografiche il film 1000 chilometri al minuto di Mario Mattioli. Anche se il film è del 1940, qui il Pnf non c’entrava proprio nulla. L’opera cinematografica narrava la storia di due amici, che seguendo una ragazza per restituirle la borsetta, capitano nel laboratorio scientifico di suo padre e sono costretti a entrare con lui nel razzo diretto su Marte. A causa di uno sbaglio, dopo poche ore finiranno di nuovo sulla Terra. È tutta qui la commedia prebellica di Mario Mattioli senza nessuna pretesa. Il comunismo ebbe invece un atteggiamento più serio sullo spazio siderale. Basterebbe guardare il significato attribuito allo spazio da Andrei Tarkovskij nel film Solaris: “Un fantastico viaggio negli spazi siderali, dove si ritrova la felicità”. Ma senza andare troppo lontano, si dovrebbero leggere le gloriose pagine del quotidiano l’Unità per capire come l’avventura dei comunisti sulla luna fosse qualcosa di maledettamente serio sul quale nessuno comico oggi si sognerebbe di fare ironia. Quando l’Urss lanciò il primo Sputnik intorno alla Terra, il quotidiano del Pci non si lasciò sfuggire l’occasione per fare un po’ di propaganda: “In tutti i Paesi del mondo, in tutti gli ambienti scientifici, benché fosse ormai di dominio comune il fatto che la scienza sovietica si era posta all’avanguardia in questo campo, questa conquista ha suscitato enorme impressione” (l’Unità, 5 ottobre 1957). Quando l’Unione sovietica lanciò il Lunik 2 nello spazio (1959), Roma venne tappezzata di manifesti del Pci nei quali veniva raffigurata la luna con una bandiera dell’Urss piantata sopra: “Il razzo sovietico sulla luna. Il mondo comunista ha aperto un’era nuova: costruiamo un’Italia al passo con i tempi”. Ma quando nello spazio arrivò Yuri Gagarin, il primo uomo in grado di solcare l’orbita intorno alla terra, la propaganda del Pci trionfò su tutto al punto che il quotidiano del Partito comunista si rivolse agli scienziati sovietici così: “Voi ci avete detto ancora una volta che il socialismo vince, e che, con il socialismo, vince l’uomo, vince la libertà” (13 aprile 1961). Palmiro Togliatti non restò indifferente a questa vittoria e scrisse un telegramma al Comitato centrale del Pcus: “Il primo volo negli spazi infiniti del cosmo, realizzato da un uomo sovietico, è impresa tale che riempie l’animo di tutti di entusiasmo e di stupita ammirazione”. Il segretario del Pci concluse il telegramma a Nikita Kruscev ricordando che la conquista “è frutto del lavoro tenace di scienziati, tecnici e operai che vivono ed operano nelle condizioni della società socialista”. Nemmeno i fascisti su Marte sarebbero stati capaci di arrivare a dire questo a proposito del fascio littorio poggiato sul Pianeta rosso. (pal)