sabato 21 ottobre 2006

La Luna che voleva Pietro Ingrao.......

"Volevo la luna": le strane omissioni della biografia di Ingrao
IL VELINO CULTURA--21 ottobre 2006

di Lanfranco Palazzolo

Roma, 21 ott (Velino) - Il modo di raccontare una storia è molto importante. Leggendo Volevo la luna di Pietro Ingrao (Einaudi) si ha l’impressione che l’autore abbia cambiato molti dei suoi ricordi sulla storia recente del nostro Paese. Il capitolo che incuriosisce di più è quello relativo all’esperienza alla presidenza della Camera. In questo capitolo dal titolo “L’assassinio di Moro”, l’autore spiega come si arrivò alla scelta del suo nome per il prestigioso incarico. Lo chiamò a casa Enrico Berlinguer mentre era in corso la direzione del partito: “Mi disse con il suo stile senza fronzoli: avevamo pensato ad Amendola, ma lui ha rifiutato, non gli va. E vorremmo proporre la candidatura tua. Abbiamo bisogno però di una risposta rapida”. L’autore racconta nel libro che in quel momento era riunita la direzione del partito che aspettava una sua risposta. Una situazione singolare visto che di quella direzione lo stesso Ingrao era membro (vedi Almanacco del Pci 1976, pagina 24). Quello che non dice l’ex presidente della Camera è come si arrivò a quella “svolta” nella riunione dei sei partiti, dei futuri cinque dell’astensione, e della Democrazia cristiana che in pratica si spartirono, nell’incontro del 3 luglio del 1976, le presidenze dei due rami del Parlamento. Il titolo del Corriere della sera di quel giorno fu eloquente: “La Dc e i comunisti si spartiranno le presidenze di Camera e Senato”. Un altro aspetto singolare del libro è il modo in cui Ingrao ha descritto la sua attività quasi come se fosse stato estraneo alla politica parlamentare: “E il Parlamento - quelle vaste stanze paludate, con i dipinti alla Maccari, dove si consumava una ciarla perenne, quei commessi in divisa severa, era pur sempre un luogo dove si prendevano decisioni cruciali sul pane e sulla vita. Quindi dissi di sì”. Leggendo queste parole è difficile capire che si tratta di riflessioni di un parlamentare che fin dal 27 settembre del 1950 era stato proclamato deputato alla Camera senza interruzione. A questo punto Ingrao racconta: “Dalla sede del gruppo comunista seguivo lo spoglio delle schede. Non ricordo se in gara c’erano altri candidati. Mi pare di sì. Lo spoglio si prolungava. E a un certo punto ebbi l’impressione di non avercela fatta: la sconfitta mi bruciava”. Il racconto non corrisponde alla realtà delle cose. Ingrao non aveva concorrenti e nessun dubbio sulla sua affermazione. Era stato deciso tutto dall’esapartito il 3 luglio. Infatti, se si guardano i risultati del voto si legge: “Presenti e votanti 613, ha ottenuto voti 488 Pietro Ingrano, schede bianche 117, schede disperse 8” (pagina 7 della seduta del 5 luglio del 1976). Nel racconto, Ingrao parla anche dell’allora vicepresidente della Camera Oscar Luigi Scalfaro che “sapeva dirigere splendidamente il lavoro dell’Assemblea: non perdeva mai la calma, conosceva bene i regolamenti”. Anche se poi questo non è vero come testimonia lo scontro tra Oscar Luigi Scalfaro e Marco Pannella durante la seduta del 3 dicembre del 1976 (dibattito sul Concordato) in cui il vicepresidente dell’Assemblea si rivolse al parlamentare radicale dicendogli che non era in aula “per la sua personale pubblicità”. Ai sensi del regolamento parlamentare Pannella chiese un giurì d’onore. Ma quello che sorprende di più è il ricordo del rapporto con i radicali: “C’era una sorta di dialogo perenne con loro”, che “però non approdava a nulla”. Ingrao dovrebbe ricordare che il gruppo parlamentare radicale, da gruppo di opposizione, non riuscì a votare per molte sedute perché i parlamentari di quel gruppo trovavano spesso i deputati del Pci nei loro scranni che impedivano il loro diritto al voto. E il più delle volte si arrivava quasi alle mani senza che Ingrao facesse nulla. In realtà qualcosa fece: a norma dell’articolo 60 del regolamento espulse l’intero gruppo parlamentare radicale nella seduta del 7 ottobre del 1976. Ma questo in Volevo la luna non c’è scritto.

(pal) 21 ott 2006 12:41