giovedì 16 novembre 2006

Le imitazioni ai tempi di Benedetto XVI

Papa e satira, in Francia a Fiorello e Crozza andrebbe peggio
--IL VELINO--16 novembre 2006
di Lanfranco Palazzolo

Roma - Il Vaticano non va molto d’accordo con la satira. Da giorni infuriano le polemiche sulle imitazioni di Benedetto XVI e lo stesso segretario personale del Pontefice, don Georg Gaenswein, è sceso in campo contro le imitazioni di Maurizio Crozza, che bersaglia il Papa su La 7, e di Fiorello, che imita lo stesso don Georg nel corso del suo programma radiofonico. Oltretevere non hanno mai accettato che si scherzasse sulle istituzioni della Città del Vaticano o su chi le rappresenta. A finire nell’occhio del ciclone sono stati anche personaggi e organi di informazione moderati. Ma la satira sul cattolicesimo non ha mai suscitato particolari traumi in Italia. I politici se la prendono molto di più per gli attacchi ai propri leader e molto spesso polemiche sulla satira che mette nel mirino le autorità religiose finiscono nel nulla. Nel 1990, il Vaticano espresse una durissima reazione all'articolo ironico che, sulla Stampa del 13 aprile, Fruttero e Lucentini avevano dedicato alle liturgie del triduo pasquale. “Un quotidiano nel giorno del venerdì santo - scrisse l’Osservatore Romano - ha offeso il mistero della Pasqua ha pensato di poter trattare umoristicamente il grande triduo dei giorni santi e la fede dei cristiani. Ha banalizzato la passione. Ha ridicolizzato il senso religioso presente nelle coscienze. Lo ha fatto in prima pagina con una volgarità tanto stupida quanto rivoltante”. Sei anni dopo, all’Osservatore non piace il paginone pubblicato il 5 giugno del 1996 dal Corriere della Sera con il titolo “Giubileo, l'anno di Brancaleone”. “Indubbio che ironia e satira - scrisse il giornale vaticano - facciano bene a tutti e che lo scandalismo moralistico non faccia bene a nessuno, ma il razzismo implicito di alcuni interventi non raggiunge la qualità della satira né tantomeno di quella ironia di cui la stessa Roma va fiera dai tempi dei sonetti del Belli”. Ma anche dai politici è arrivata talvolta qualche lamentela. Appena eletto deputato della Democrazia cristiana, Pierluigi Castagnetti scrisse una lettera di protesta al presidente della Vigilanza Andrea Borri (Dc), scandalizzato “di dover assistere nel corso degli spettacoli di varietà trasmessi da tutte e tre le reti Rai a una progressiva accentuazione di una satira che investe valori fondamentali della religione cattolica”. Ma ci sono Paesi in cui chi fa satira rischia molto di più che l’attacco del Vaticano. Per esempio la Francia. Canal Plus, che aveva ironizzato pesantemente sulle origini tedesche di Joseph Ratzinger chiamandolo “Adolfo II” e dicendo che aveva benedetto i fedeli “in nome del padre, del figlio e del Terzo Reich”, se la vide brutta. Il Consiglio superiore per gli audiovisivi (Csa) ha minacciò di multare l'emittente se questa fosse tornata a violare la norma che impone il “rispetto della sensibilità religiosa, politica e culturale degli spettatori”. Il 20 aprile del 2005, all'indomani dell'elezione al soglio pontificio, Benedetto XVI era stato messo alla berlina da "I clown dell'informazione" un programma in cui alcuni pupazzi fanno satira sulle notizie del momento. Le battute avevano irritato i cattolici francesi e i vescovi avevano stigmatizzato l'ironia che “metteva sullo stesso piano tutti i tedeschi e il più abominevole dei regimi”. La direzione di Canal Plus aveva presentato pubbliche scuse. (pal)