sabato 14 aprile 2007

La diabolike sorelle Giussani

IL VELINO CULTURA del 14 aprile del 2008
(Nella foto a destra le sorelle Giussani all'inizio degli anni '70. Angela (con la camicia chiara) e Luciana (con il maglione grigio).

Roma, 14 apr (Velino) - I lettori italiani di fumetti hanno imparato da decenni ad amare Diabolik. Il Re del terrore è uno dei personaggi più seguiti dagli amanti del genere criminale. Non tutti sono però a conoscenza della storia di coloro che hanno creato questo personaggio. Si tratta di Angela e Luciana Giussani, le sceneggiatrici che hanno dato vita a Diabolik. Queste due signore della Milano bene, conservatrice e produttiva, sono state le creatrici di un personaggio avversato da un certo mondo conformista che pretendeva di creare modelli di vita anche attraverso il fumetto. Ne Le Regine del Terrore, libro edito da BD dallo scorso gennaio, Davide Barzi, con l’auto di Tito Faraci, ha ricostruito la vita di Angela e Luciana Giussani. Barzi era interessato a scrivere una biografia delle due mamme di questo eroe dei fumetti, scomparse rispettivamente nel 1988 e nel 2001, dopo aver scoperto che “ben pochi ‘là fuori’ sanno che Diabolik l’hanno ‘creato e cresciuto’ due donne” in un’epoca in cui l’emancipazione femminile era “ancora fantascienza”. Il libro è costruito sul flash back della drammatica udienza del 1 aprile del 1969, quando il giudice istruttore del Tribunale di Milano decise di non promuovere l’azione penale nei confronti del fumetto, ordinando il dissequestro di Diabolik, accusato di essere finito nelle mani di fanciulli impreparati a leggere quelle avventure cruente. Per le sorelle Giussani fu un momento di liberazione, uno dei tanti di quegli anni difficili di affermazione della casa editrice Astorina. La casa editrice di Diabolik era nata a Milano, nell’autunno del 1962, in un ufficio di Piazza Cadorna, per una sorta di emulazione che aveva spinto Angela Giussani nei confronti di suo marito Gino Sansoni, direttore della casa editrice Astoria (CEA). Sansoni, che nel suo ufficio aveva in bella vista il busto di Mussolini, aveva pubblicato negli anni ’50 riviste vietate come Realtà proibita, e lanciato nel 1960 la prima edizione di Forza Milan, destinata ad avere un migliore avvenire nel corso delle seconda metà del decennio con la grande affermazione internazionale dei rossoneri. Gli anni ’50 erano stati difficili per il fumetto italiano. Il deputato della Dc, Oscar Luigi Scalfaro, firmò nel 1949 una proposta di legge sulla “Vigilanza e controllo della stampa destinata all’infanzia e all’adolescenza”. Nel testo della proposta si chiedeva una legge speciale contro “certa stampa eccitatrice”. Quel provvedimento portò nel 1953 a un duro scontro in aula tra Aldo Moro e Pietro Ingrao. Il primo a favore e l’altro fintamente contro il provvedimento. La pdl passò alla Camera, con i deputati del Pci assenti. La legge venne però insabbiata al Senato. Il fumetto italiano si salvò dalla censura di Scalfaro. Dunque, all’inizio degli anni ’60, Luciana Giussani decise di aprire l’Astorina. Gli inizi non furono semplici. Il primi fumetti editati dall’Astorina si chiamavano “Maciste l’uomo più forte del mondo” e “Big-Ben”. Le due avventure si rivelarono un successo modesto, ma fungeranno da veicolo pubblicitario per i fumetti successivi. A quel punto, Angela Giussani, nella sue veste di sceneggiatrice-editrice, pensò di orientarsi sul genere criminale. In questo la aiutarono un libro e un fatto di cronaca. Nel 1957 venne pubblicato il romanzo dal titolo Uccidevano di notte, nel quale l’autore, Bill Skyline, racconta la storia di un uomo che ha ancora pochi mesi di vita che passa commettendo omicidi perfetti. L’assassino si firma con il nome di “Diabolic”. L’anno successivo, un giovane operaio venne ucciso a Torino. L’omicidio fu firmato dal misterioso “Diabolich”. Angela si ispirò anche alle avventure di Fantomas trovate in un treno, decidendo di chiamare il suo eroe Diabolik. Il protagonista assunse le sembianze dell’attore americano Robert Taylor. Il fumetto, con cadenza trimestrale, venne venduto nelle stazioni di tutto il Nord Italia. L’uscita del primo fumetto dal titolo Il Re del terrore, nel novembre del 1962, non portò fortuna. Gran parte della tiratura torno indietro invenduta. A dare manforte ad Angela, pochi mesi dopo il debutto dell’Astorina, arrivò la sorella Luciana che distribuì i primi numeri dell’albo nei luoghi più disparati. Solo nel luglio del 1963 i dati di vendita furono incoraggianti. Ma è nel dicembre di quell’anno che “le regine del terrore” compresero che forse il successo di Diabolik era arrivato. Prima di Natale si affacciarono nella redazione dell’Astorina due ragazzi per chiedere quando sarebbe uscito il numero successivo per sapere come sarebbe finita. Era fatta. Ora, Angela e Luciana avrebbero dovuto sconfiggere il luogo comune che riteneva il loro fumetto diseducativo. In un documento dell’Associazione italiana editori Periodici per ragazzi era consigliato per una sana lettura: “La stampa per ragazzi non deve mai presentare le azioni criminose in modo tale da suscitare simpatia per il criminale, sfiducia nella legge e nella giustizia”. Diabolik venne criticato dai grandi settimanali. La Domenica del Corriere del 4 aprile del 1965 pubblicò la copertina con l’immagine di Diabolik citando un episodio di cronaca: Un giovane marito è stanco di non trovare a casa la cena mentre la moglie resta sfaccendata a casa tutto il giorno a leggere i fumetti di Diabolik. A questo punto, il consorte si presenta di notte al capezzale della moglie con la calzamaglia di Diabolik minacciandola. Da quel momento la consorte avrebbe promesso al marito di non leggere più quel fumetto. Nell’ottobre del 1966 La Tribuna Illustrata pubblicò un vero e proprio processo contro questi fumetti che nel corso degli anni si erano moltiplicati. Nella seconda metà degli anni ’60 erano nati i cloni di Diabolik: Satanik, Kriminal, Zakimort e Fantax tanto per citare alcuni nomi. Un delirio criminale che sarebbe sfociato nei fumetti sexy degli anni ’70. Né la magistratura, né il perbenismo riuscirono a fermare Diabolik. Ne Le Regine del Terrore viene raccontato un episodio dimenticato: Diabolik fu l’unico fumetto a schierarsi nella campagna referendaria contro l’abrogazione del divorzio in Italia. L’albo ospitò per settimane inviti a votare “no” per non abrogare la legge Baulini-Fortuna. Ironia della sorte, mentre in Italia incominciò a imperversare il terrorismo e la violenza criminale, quella vera, Diabolik divenne più buono, le sue azioni meno efferate. L’eroe delle sorelle Giussani sostenne campagne umanitarie e iniziative benefiche. In fondo, il pugnale del “re del terrore” non faceva poi così male.

(Lanfranco Palazzolo) 14 apr 2007 11:17

Carmelo Borg Pisani, vittima della propaganda fascista dimenticato da tutti

Il maltese che scelse l’Italia. Eroe o traditore?
IL VELINO CULTURA
di Lanfranco Palazzolo
(A destra Carmelo Borg Pisani nel 1941)

Roma, 14 apr (Velino) - Eroe o traditore? È questo l’interrogativo che ci propone lo storico e saggista Stefano Fabei che ha pubblicato Carmelo Borg Pisani, Eroe o traditore? (Lo scarabeo). Il libro racconta la storia di un giovane maltese che nutriva sentimenti italiani e scelse di stare dalla parte del nostro Paese nel corso dell’ultima guerra mondiale. La passione dell’irredentismo è un tema ricorrente, ma che passa spesso in secondo piano quando viene affrontato. Ne è una testimonianza il film La frontiera di Emidio Orlich (1996), drammatica narrazione della vicenda di un ufficiale istriano nell’esercito Austro-ungarico, intepretato da Raul Bova, che vuole combattere per gli italiani. Stefano Fabei è un giovane storico che ha già pubblicato saggi interessanti che hanno riscosso il successo della critica come Il fascio, la svastica e la mezzaluna, Mussolini e la resistenza Palestinese con Mursia e I Cetnici con la casa editrice LEG di Gorizia. In Eroe o traditore? Fabei riporta alla memoria degli italiani la drammatica vicenda di Borg Pisani che fu impiccato per spionaggio alla fine del 1942 nell’isola di Malta. Il libro è la tragica testimonianza della storia del nazionalismo maltese della prima metà del ‘900 e della sua corrente più radicale, quella irredentista. Ma quest'opera è anche la documentazione dell’improvvisazione con la quale l’Italia affrontò la Seconda guerra nel Mediterraneo. Nella presentazione del libro, il presidente emerito di Malta Guido De Marco precisa che “il nazionalismo maltese non era irredentista, non considerava come suo vitale obiettivo l’unione di Malta con l’Italia. Quello su cui insisteva il nazionalismo maltese era che pari passu all’avanzamento della lingua inglese, quella italiana continuasse ad essere parte della cultura dell’isola”. Tra la fine del XIX secolo e l’inizio dello scorso secolo, la politica dei britannici, che si erano insediati nell’isola dal 1800, divenne sempre più restrittiva nei confronti dell’insegnamento della lingua italiana e delle istituzioni italiane. Negli anni ’30 del XX secolo, a Malta c’era la casa del fascio e la scuola italiana Umberto I. Queste istituzioni furono chiuse con il proclama del 21 agosto del 1934 dalle autorità inglesi. Questo atto intensificò le iniziative del Partito nazionale maltese. I leader di questa formazione erano Enrico Mizzi e il suo stretto collaboratore Ugo Mifsud, che volevano difendere la cultura italiana dell’isola. Il primo fu più volte arrestato dagli inglesi, mentre il secondo morì d’infarto alla notizia della deportazione di Mizzi in Uganda. Mifsud allora ricopriva l’incarico di capo del governo maltese. Denunciò l’arresto di Mizzi in aula alla Camera nel giugno del 1940, morendo sotto gli occhi attoniti dei parlamentari maltesi. Carmelo Borg Pisani lasciò l’isola per frequentare la scuola delle belle arti di Roma e, allo scoppio della guerra contro la Gran Bretagna, si arruolò nell’esercito italiano dopo aver restituito il passaporto inglese. Ironia della sorte, Borg Pisani rimase vittima dell’improvvisazione dei vertici dell’esercito italiano che non furono in grado di mettere in piedi un piano operativo per invadere la piccola isola di Malta. Questo fu uno degli errori più grossolani commessi dal capo di stato maggiore dell’esercito italiano Pietro Badoglio, che nel 1943, da capo del Governo, fu costretto a firmare l’armistizio sulla corazzata Nelson. Proprio nelle acque maltesi che non aveva avuto il coraggio di violare tre anni prima. Nel 1942, dopo aver partecipato all’occupazione di Cefalonia, Carmelo Borg Pisani si offrì volontario per una spedizione ricognitiva a Malta propedeutica all'invasione mai realizzata dell'isola. Il 18 maggio 1942 sbarcò segretamente alle Dingli cliffs di Ras id-Dawwara divenendone la prima spia dell'Asse sull'isola. Ma il piano fallì a causa di una tempesta che lo costrinse a chiedere aiuto. Borg Pisani fu ricoverato in un ospedale militare dove fu riconosciuto dal capitano Tom Warrington, un suo amico d'infanzia, che lo denunciò alle autorità militari. Il militare italiano fu condannato per spionaggio e impiccato il 19 novembre del 1942. I maltesi hanno dimenticato questo loro cittadino, forse colpevole di stare dalla parte di chi aveva bombardato migliaia di volte la loro isola, ma anche perché si era trovato dalla “parte sbagliata”, dalla parte dei perdenti. Solo per pochi mesi, fino al luglio del 1943, la memoria di Borg Pisani fu unanimemente condivisa e celebrata dall’Italia di allora. In tanti decenni passati, nessuno è riuscito o è stato in grado di rintracciare le spoglie di Borg Pisani per riportarle in Italia, la terra che amava e per la quale fu condannato a morte. Per chi scrive oggi, Carmelo Borg Pisani può essere considerato a ragione un eroe se non altro perché il suo nazionalismo era lontano da piccoli calcoli. Non fu certo un eroe, come ricorda Fabei, “chi più o meno consapevolmente lo mandò incontro alla morte”.

(pal) 14 apr 2007 11:17

giovedì 12 aprile 2007

La donna che ha messo in ginocchio Wolfowitz

--IL VELINO AZIENDE--12 aprile 2007
di Lanfranco Palazzolo
Il momento difficile di Wolfie

Roma, 12 apr (Velino) - Il presidente della Banca mondiale Paul Wolfowitz, ex viceministro della Difesa dell’amministrazione repubblicana di Gorge W. Bush, sta attraversando un momento difficile. Il banchiere è stato duramente criticato per aver sostenuto l’ascesa professionale della sua compagna, la signora Shaha Ali Riza che, dalla Banca Mondiale, è stata assunta il 19 settembre del 2005 al Dipartimento di Stato, dove oggi guadagna quasi 200 mila dollari al mese. La notizia sorprende visto che Wolfowitz è considerato un moralista in politica e nei rapporti con il mondo bancario internazionale. La “promozione” di Riza risale dunque al lontano settembre 2005. In quel periodo, la compagna del presidente della Bm, che allora era un’alta dirigente dell’Istituto internazionale, passò al Dipartimento di Stato guadagnando inizialmente la modica somma di 132 mila dollari. In questo ultimo periodo, lo stipendio della Riza è aumentato ancora giungendo a quota 193 mila. Sul Washington Post del 28 marzo è stato sottolineato che aumenti così generosi non si erano mai visti per quel tipo di incarico. La massima “concessione” era stata di circa 20 mila dollari di aumento. La Riza oggi guadagna la stessa somma che porta a casa il segretario di Stato Condoleeza Rice. Anzi, se proprio vogliamo essere precisi, guadagna settemila dollari in più di quanto prende la Rice. L’International Herald Tribune del 10 aprile è invece convinto che la cifra che prende la Riza sia superiore di diecimila dollari rispetto ai guadagni mensili del segretario di Stato. Il trasferimento della Riza fu reso necessario dalla incompatibilità della relazione sentimentale con Wolfowitz. Il rigido regolamento della banca sui conflitti d’interesse non consente legami affettivi all’interno dell’istituto. Il quotidiano Le Monde di ieri ha avanzato l’ipotesi che gli aumenti ricevuti dalla Riza siano stati un modo per compensare il suo “sacrificio” per il trasferimento al Dipartimento di Stato. Molti sostengono che non si voglia perdonare a Shaha Ali Riza di essere una donna araba che ha raggiunto il massimo successo nella società americana e che abbia conseguito questo successo con il passaporto britannico. La Riza è una femminista convinta della democratizzazione del mondo arabo, ma nello stesso tempo si è dimostrata critica nei confronti degli Stati Uniti per la tiepida politica di democratizzazione svolta da Washington in questa area. Per molti osservatori Wolfowitz e Rice hanno idee completamente diverse sugli assetti del mondo. Ma si tratta di una opinione sbagliata. Lo stesso Gianni Riotta sosteneva sul Corriere della Sera del 27 ottobre del 2004: “La migliore amica di Paul Wolfowitz, il duro viceministro della Difesa, è la femminista araba Shaha Ali Riza, tunisina cresciuta in Arabia Saudita, educata a Oxford e oggi alla Banca Mondiale. In Europa la strana coppia Paul-Shaha sembra incredibile, il guerrafondaio numero uno e la combattente per i diritti delle donne islamiche. Nel mondo nuovo è routine, e di questo corto circuito di valori destra-sinistra si decide il 2 novembre”. Il “corto circuito” di cui parla Riotta è rimasto. Ma il giudizio di Riotta forse non era preciso. Almeno secondo quello che ha sostenuto Il Foglio del 2 marzo del 2005, dove viene spiegata la simbiosi politica tra i due: “Shaha Ali Riza è un'alta funzionaria della Banca mondiale. Shasa Ali Riza, nota per il suo impegno per i diritti civili delle donne nel mondo arabo, condivide la battaglia liberatrice del medio oriente di cui Wolfowitz è uno dei principali sponsor. Per lui, la guerra al terrorismo ha aperto la possibilità di esportare la democrazia nel mondo islamico. Riza è completamente d'accordo”. L’auspicio è siano anche d’accordo sulla somma da portare a casa. Di questi tempi non si possono fare troppi sacrifici.

(pal) 12 apr 2007 20:38