giovedì 14 giugno 2007

Chi è l'assassino a Montecitorio?

L'onorevole Pisicchio affronta il giallo
IL VELINO CULTURA, 14 giugno 2007

di Lanfranco Palazzolo

Roma - Dalla poesia alla prosa del romanzo giallo. È il passaggio letterario compiuto da Pino Pisicchio, deputato dell’Italia dei valori e presidente della commissione Giustizia della Camera, il quale dopo essersi cimentato per anni con i versi è ora passato al genere narrativo con il libro Onorevoli omicidi (Koinè). Pisicchio ha cominciato a coniugare l’impegno letterario con quello politico nel 1991, quando, deputato democristiano, pubblicò Luna di Groenlandia (Levante), un libretto di 19 poesie nel quale così descriveva un momento di vita parlamentare: “Il relatore, negli odori di legno, nei velluti rosso porpora, il relatore muove, non è formica nello zucchero, muove sillabo performativo”. Con Onorevoli omicidi, Pisicchio dipinge Montecitorio in modo totalmente differente. Utilizza la forma del giallo politico e mostra un parlamento non molto diverso da quello che raccontava Matilde Serao ne La conquista di Roma. Se la Serao raccontava, con uno stile diverso da quello di Pisicchio, l’esordio parlamentare del deputato meridionale Francesco Sangiorgi che si tuffava nella Roma umbertina alla ricerca del successo vivendo il conflitto tra passione e dovere, in Onorevoli omicidi questo conflitto non c’è. Qui i protagonisti parlamentari sono intenti nell’arte più antica delle assemblee elettive: il trasformismo. Il giallo si muove intorno all’assassinio dell’onorevole Segantini, parlamentare del centrosinistra trovato morto nel suo ufficio della Camera poco dopo aver ricevuto delle pressioni per cambiare schieramento. Il suo posto è preso da Trifone Sardanico, che aspira a diventare capogruppo parlamentare. Ma la frustrazione di questo desiderio lo spingerà ben presto a passare con il centrodestra e a diventare sottosegretario all’Ambiente per vedere assecondati i propri interessi di imprenditore del settore ecologico e quelli della mafia. Tra l’onorevole Segantini e il suo successore non c’è grande differenza. Entrambi sono dei cinici che cercano di sfruttare il loro potere di parlamentari eletti nella quota proporzionale della vecchia legge elettorale. La morte nella toilette di un bar del centro dell’assistente (senza scrupoli) dell’onorevole Segantini, Tonino Panicucci, porta alla riapertura delle indagini sul decesso del deputato. E ben presto anche Sardanico, sottosegretario incaricato di curare gli interessi della mafia, morirà in un incidente. Onorevoli omicidi è una libro semplice che fornisce anche un affresco sulla vita che gravita intorno Montecitorio. Non mancano, infatti, accenni a telegiornalisti attentissimi alle frequentazioni come Francesco Giorgino o Gigi Marzullo. E neanche le chiacchiere sul futuro politico di Marco Follini. Abbandonato lo spirito poetico, Pisicchio ci parla di deputati che assalgono le segretarie in ufficio, di trasformisti assassini e delle manovre del gruppo misto della Camera. Rispetto ai luoghi comuni della narrativa sulla politica nostrana, questo piccolo saggio sulle debolezze del Palazzo è destinato a restare. L’autore è riuscito a dosare i personaggi ricostruendoli in maniera semplice ma credibile, al punto da sembrare veri. Naturalmente Pisicchio è stato abile ad evitare ogni offesa o insulto gratuito. Anzi, il giallo è una sorta di lode al giornalismo d’inchiesta parlamentare. Anche sotto questo aspetto Pisicchio ha schivato la polemica con l’Associazione della stampa parlamentare scegliendo come protagonista positiva del suo racconto Roberta, giornalista free lance del quotidiano Liberation. È evidente, comunque, che in Onorevoli omicidi si nasconde l’istinto “assassino” di Pisicchio nei confronti della legge elettorale in vigore fino alla scorsa legislatura. Infatti, alla fine del libro, quasi a criticare questa umanità parlamentare che succede a se stessa, morte dopo morte, l’autore fa esclamare a un deputato: “Sapessi quanta gente senza arte né parte e senza manco un voto siede in queste aule! Il maggioritario all’italiana è stato una chiavica”. (pal)

lunedì 11 giugno 2007

Le ultime parole famose di Margherita Buy


Il Velino dell'11 giugno del 2007, di Lanfranco Palazzolo
(A sinistra un'immagine sfocata di Margherita Buy)

Roma, 11 giu (Velino) - Sabato notte RaiUno ha trasmesso le premiazioni della terza edizione del Golden Graal, il premio che le giovani leve consegnano ai “grandi” italiani del cinema e del teatro. Il momento più polemico della serata si è avuto durante la premiazione di Margherita Buy come migliore attrice. Alla domanda del presentatore della manifestazione Massimo Lopez sulla situazione del cinema, la protagonista del Caimano ha dato la sua ricetta sulla crisi del cinema italiano e ha spiegato cosa suggerire ai giovani attori che si apprestano a intraprendere questo mestiere. La Buy ha risposto, senza perifrasi, di provare all’estero dove le opportunità di lavoro sono maggiori e migliori che in Italia. Ecco cosa ha detto l’attrice ai giovani sulle difficoltà della sua professione: “È un lavoro difficile. Se mi metto a parlare… smettono subito di fare questo lavoro nel senso che è complicato in Italia. Io me ne andrei via dall’Italia. No, per dire. Ma, no! Voglio dire che stiamo cercando di fare tutti quanti delle leggi che proteggano questo cinema perché è un disastro… non ci sono, cioè, voglio dire… fare finta di niente. I giovani, speriamo che possano lavorare qui. Certo, non è facile. Chi può se ne va… se io potessi… se avessi potuto… ”.
Per quanto riguarda le difficoltà di Margherita Buy, in 21 anni di carriera, ha all’attivo 37 film, tre serie televisive e un documentario. La Buy non ha nulla da lamentarsi e neanche può pensare di andare all’estero. Anche se poi un film francese lo ha girato nel 1994 Le fils préféré di Nicole Garcia. Le dichiarazioni della Buy ci hanno incuriosito e siamo andati a vedere quanto hanno incassato i film nei quali ha lavorato nelle occasioni in cui questi hanno ricevuto finanziamenti pubblici. Il primo film nel quale ci siamo imbattuti è Cuori al verde (1994). Il film è andato maluccio. I finanziamenti statali sono stati di 1 milione 209 mila 25 euro per un incasso di 404 mila 297 euro. Invece, Va' dove ti porta il cuore (1995) è stato un successo di incassi. Il film di Cristina Comencini ha ricevuto 1 milione 279 mila 780 euro, ma ha incassato ben 3 milioni 694 mila 991 euro. L’insuccesso di cassetta torna con Fuori dal mondo (1998) di Giuseppe Piccioni: l’opera ottiene 1 milione 298 mila 889 di finanziamento contro 721 mila 741 di incassi. È andata peggio per Controvento (1999) di Peter Dal Monte che, con 1 milione 213 mila 157 euro ha racimolato nelle sale appena 150 mila 716 euro. Il deficit economico è confermato con Il siero delle vanità di Alex Infascelli (2003) che riceve 3 milioni 297 mila 267 contro un incasso di 646 mila 728 euro. I finanziamenti sono stati di 8 milioni 298 mila 118 euro contro 5 milioni 618 mila 473 euro di incassi al botteghino. Mancano all’appello 2 milioni 679 mila 645 euro. Con quella cifra almeno tre giovani registi avrebbero potuto realizzare un film a testa. La Buy denuncia la difficoltà di fare il cinema nel nostro Paese, ma in realtà lo Stato ha aiutato una parte della produzione in cui ha lavorato. Quindi le leggi che proteggono il cinema, anche quello che non incassa, ci sono. La Buy ha criticato un sistema, come quello del sostegno al cinema, che ha permesso all’attrice di fare alcuni film senza che questi riuscissero sempre a incassare almeno la stessa cifra del finanziamento ricevuto dallo Stato.

(Lanfranco Palazzolo) 11 giu 2007 16:37

venerdì 8 giugno 2007

Il canadese che affondò il leader degli U2

Harper, il conservatore che disse no a Bono
IL VELINO SERA, 8 giugno 2008
di Lanfranco Palazzolo

(A destra Bono depresso per il mancato incontro con Harper)

Roma - A molti osservatori che stanno seguendo il G8 di Rostock è sembrato strano il rifiuto del premier canadese Stephen Harper che ha evitato l’incontro con Bob Geldof e il cantante degli U2 Bono che si trovano nella località tedesca per parlare di Africa e di povertà. Lo statista di Ottawa e leader del Partito conservatore ha preferito risparmiarsi l’incontro con il cantante degli U2. Harper è un uomo politico molto pratico che non ama molto concedersi agli incontri con le celebrità dello spettacolo. Del resto le sue parole non lasciano spazio ad equivoci: “Se sono qui è perché voglio incontrare gli altri membri del G8. Questa è la mia priorità”. Harper è il principale esponente politico del Partito conservatore canadese e guida un governo di minoranza dopo aver vinto le elezioni federali del 2006. Harper sa benissimo di quali appoggi goda Bono negli ambienti laburisti britannici. Tutti ricordano che nel 2000 il cantante fu ricevuto da Massimo D’Alema anche grazie all’intercessione di Tony Blair. Ma di questi aspetti della politica Harper preferisce infischiarsene convinto che non debba essere la musica a risolvere i problemi dell’Africa o a proporsi come mediatrice per risolvere i problemi del mondo. Harper è un politico molto pratico che bada al sodo. Lo statista è riuscito a fare quello che Piero Fassino e Francesco Rutelli provano a fare nel centrosinistra. È riuscito a mettere insieme i due principali partiti del centrodestra: L’Alleanza e il Partito Conservatore Progressista. L’intesa tra le due forze viene ratificata nel 2003 con la nascita del Partito conservatore. I punti comuni tra Harper e Berlusconi sono diversi. Il premier canadese è convinto che la politica di riduzione della pressione fiscale sia più importante dei temi dell’ambiente. Infatti, la sua vittoria di misura alle ultime elezioni federali è giunta dai voti della comunità italiana e dai figli dell’emigrazione europea che volevano più ordine e più giustizia sociale che i governi precedenti, guidati dai liberali, non erano riusciti a garantire al Paese. La sinistra liberale è crollata politicamente anche sotto il peso degli scandali dopo 12 anni di potere. L’atteggiamento della sinistra canadese nei confronti di Harper è stata di assoluta demonizzazione: “Se vincerà lui arriveranno gli americani come Bush” dicevano i liberali canadesi e anche statunitensi come Michael Moore che aveva in serbo il sogno di andare a vivere in Canada, dove c’era un governo di sinistra. Alla severità di Harper sull’ordine pubblico, il governo di minoranza in carica, abbina una politica di apertura verso l’immigrazione. Il Canada ha problemi diversi dall’Europa e dagli Stati Uniti in questo settore ed incoraggia l’immigrazione. Sull’ambiente, Harper si è dimostrato un nemico delle associazioni ambientaliste dichiarando di non voler rispettare il protocollo di Kyoto. L’amico di George W. Bush prosegue nella sua opera di rinnovamento del Paese e lo fa anche seguendo un comportamento che non concede molto allo spettacolo. Ma a rivelare un’altra ragione che lo ha indotto a non incontrare Bono è stato lo stesso Harper: “Apprezzo molto la musica degli U2, ma la mia preferenza va verso i Beatles”. Ma i giornalisti che raccoglievano queste dichiarazioni sapevano benissimo che se a Rostock si fosse presentato Paul Mc Cartney, Harper non ci sarebbe andato. (pal)

lunedì 4 giugno 2007

Dsonline il sito più visto

Tutti i click che separano i partiti dell'Unione
IL VELINO SERA del 4 giugno 2007

di Lanfranco Palazzolo

Roma - Come se la passano i siti internet della maggioranza? Abbiamo provato a verificarlo tramite Alexa, il sito di proprietà Amazon che fornisce i dati sulle statistiche del traffico internet. Guida la classifica del centrosinistra il sito dei Ds seguito a ruota da quello dei radicali. Chiudono i “compagni” della Sinistra democratica all’ultimo posto. Alexa.org è da tempo al centro di polemiche per l'attendibilità delle sue statistiche stilate sulla base del feedback fornito dagli utilizzatori della apposita toolbar. Sono soprattutto i blogger a diffidare di Alexa, tanto da preferirlo con Technorati o, in Italia, con Blogbabel. I dati che fornisce Alexa sono comunque tendenzialmente corretti. E lo abbiamo utilizzato per verificare il traffico dei siti internet. Quello che risulta più frequentato, tra i siti dei partner dell’Unione, è quello dei Democratici di sinistra (dsonline.it) che si classifica al 165.319 posto. Il primo sito di partito del centrosinistra surclassa quello dei suoi stretti alleati della Margherita (margheritaonline.it) che si trova al terzo posto dell’Unione e al numero 268.732 della classifica assoluta. Se la passa molto peggio il sito dell’Ulivo (Ulivo.it) che invece è posizionato al nono posto e alla posizione 638.151 del ranking. Ma i Ds vincono la partita con i cugini della sinistra democratica che hanno un sito, sinistra-democratica.it, che è l’ultimo dei siti arrivati e l’ultimo in classifica nella 1.136.028 posizione nella rete, al dodicesimo posto tra i partiti del centrosinistra. Dietro i Democratici di sinistra troviamo i radicali. Il sito Radicali.it poteva contare sul primo posto nella classifica di Alexa, ma il rinnovamento del sito dei Ds ha fatto perdere una posizione al dominio radicale che occupa la 190.517esima posizione nel ranking totale. I radicali hanno i loro alleati di partito, lo Sdi (sdionline.it) che invece si trovano all’undiciesimo posto nel centrosinistra e alla posizione 935.327 nella classifica assoluta. A sorpresa, se la passa molto meglio il sito della Rosa nel Pugno che si classifica all’ottavo posto dell’Unione, e al 621.978esimo del ranking. Segno che, almeno sul web, la Rnp non è finita. I Verdi (verdi.it) hanno un posto di tutto rispetto. Sebbene il loro sito non sia il massimo della praticità, si tratta comunque del sito quarto in classifica per accessi che si colloca alla posizione 388.271. Il sito del partito di Antonio Di Pietro (Italiadeivalori.it) è al quinto posto nello schieramento e alla 420.306esima posizione totale. Il sesto e il settimo posto è tutta una questione tra comunisti. Il sito del Pdci (comunisti-italiani.it) la spunta su quello di Rifondazione comunista (rifondazione.it). Il primo è al sesto posto nella classifica dell’Ulivo e alla 493.120esima posizione assoluta, mentre il sito di Francesco Giordano è al settimo posto e alla 578.708esima posizione mondiale. Uno dei siti che se la passa peggio è quello del partito di Clemente Mastella, l’Udeur (popolari-udeur.it) che è al decimo posto dell’Unione e alla 669.415esima posizione. Almeno qui, per Mastella non c’è giustizia. (pal)