lunedì 27 agosto 2007

L'Olof Palme berlingueriano di Garzia in libreria

Servizi segreti ed eugenetica:
luci e ombre di Olof Palme
Il Velino del 27 agosto del 2007
di Lanfranco Palazzolo
(Francobollo commemorativo di Palme in Urss)

Roma, 27 ago (Velino) - Il presidente del Consiglio svedese, il socialdemocratico Olof Palme non è mai stato oggetto dell’attenzione da parte della saggistica italiana. Questa lacuna è stata colmata dal giornalista Aldo Garzia che ha pubblicato per Editori riuniti Olof Palme – Vita e assassinio di un socialista europeo. Per la verità già un laureando in scienze politiche, Stefano Politi, nel 1993 aveva pubblicato La politica estera svedese: l'esperienza di Olof Palme (1969-1986) , ma questo scritto è rimasto sconosciuto ai lettori italiani. Mentre il testo di Garzia ha ottenuto grande attenzione da parte dei mezzi di informazione e della politica. Tuttavia nessuno si è curato di dare un giudizio complessivo sul volume di Garzia dopo un’attenta lettura. L’autore è dichiaratamente un giornalista di sinistra che ha lavorato per il Manifesto e per Pace e guerra. L’impostazione dell’opera naturalmente risente di questa formazione. Il problema di “Olof Palme” è che questa militanza giornalistica non consente di analizzare la figura di questo politico con l’obiettività necessaria. Lo si vede nelle parti in cui l’autore parla del Partito democratico e dei rapporti di Palme con il Pci che sono temi marginali dei rapporti tra Palme e la politica italiana. Del resto, lo stesso Garzia ammette che il primo incontro tra il giovanissimo Palme ed Enrico Berlinguer non fu contrassegnato da una convergenza politica, ma da un grave dissidio, quando nel 1950 il giovane svedese partecipa al congresso dell’Unione internazionale degli studenti dove “per riuscire a prendere la parola dal palco degli oratori, deve condurre una trattativa con la presidenza che dura una settimana”. Garzia ricorda che “gli interventi dei giovani scandinavi sono interrotti dalla delegazione sovietica che inneggia a Stalin”.
Detto questo, si fa fatica a comprendere per quali ragioni l’autore si occupi dei rapporti tra il Pci e i socialdemocratici svedesi negli anni Ottanta. In quel periodo, i socialdemocratici di Stoccolma mantenevano una posizione di rigorosa neutralità, mentre il Pci non lo faceva affatto e neanche si poneva il problema dell’ingresso nell’Internazionale socialista. Il primo timido tentativo del genere fu affrontato dal Pci nel 1986, due anni dopo la morte di Enrico Berlinguer e poche settimane dopo la morte di Palme. Il fatto stesso che Berlinguer non abbia mai resocontato gli incontri con Olof Palme testimonia che il Pci berlingueriano guardava alla socialdemocrazia svedese solo con gli occhi interessati di un partito che intendeva sfruttare l’autonomia della politica socialdemocratica nei confronti degli Stati Uniti. Ma si trattava di un’attenzione strumentale che non portò mai a nulla. Del resto, il Pci non fece mai un atto parlamentare di grande attenzione verso la commissione Brandt e Palme nell’Internazionale socialista. Ma ci sono altri due limiti che vanno individuati nell’opera di Garzia. Il volume non svolge un adeguato approfondimento circa l’esperienza di Palme all’interno dei servizi segreti di cui fu funzionario e non si indaga abbastanza nello scandalo della “Stay behind” socialdemocratica. Nel 1973 il settimanale Folker I Bild/ Kulturfront rivelò che nella società svedese operava una organizzazione di intelligence coperta dal governo che aveva il compito di inserirsi in alcune nei gangli vitali della società svedese.
Ma il punto che lascia più perlpessi è quello relativo al tema dell’eugenetica svedese. Da alcuni anni si è venuti a conoscenza che la socialdemocrazia svedese ha praticato, con l’avallo della legge, la sterilizzazione per ottenere il prototipo del perfetto svedese. Garzia ritiene nel paragrafo dal titolo “La pagina nera dell’eugenetica” che “tutto si svolgeva democraticamente, cercando il consenso di chi accettava di sottomettersi a sterilizzazione e aborto con la certezza di contribuire a migliorare la società svedese”. La tesi di Garzia sul fatto che tutto si svolgeva “democraticamente” è confutata da Gianni Moriani che, ne Il Secolo dell’Odio (Marsilio 1999) scriveva: “Nella civilissima Svezia oltre 60mila persone, in prevalenza donne, furono sottoposte a interventi di sterilizzazione, contro la loro volontà e tutto in ottemperanza alle leggi vigenti”. Ecco, se l’autore avesse raccontato con obiettività questo aspetto della socialdemocrazia svedese oggi non avremmo l’ansia di aspettare il prossimo volume della saggistica italiana su Olof Palme.

(pal) 27 ago 2007 13:58