venerdì 28 dicembre 2007

Dossetti in Vaticano, una polemica inutile

I gesuiti contro Dossetti
IL VELINO SERA del 28 dicembre del 2007
Di Lanfranco Palazzolo
(A destra l'onorevole Dossetti ai tempi dell'Assemblea costituente, 1946-1947)

Roma - Nulla di nuovo su Dossetti. Nei giorni in cui si discute dell’anniversario della nascita della Costituzione italiana, il Corriere della Sera lo scorso 22 dicembre ha pubblicato un articolo in cui si dipinge il deputato democristiano Giuseppe Dossetti come “un fedele alleato del Vaticano” durante i lavori della Costituente. Prima di entrare nel merito su questi risvolti dell'avventura politica dell'allora vicesegretario della Dc è il caso di ricordare che Dossetti, per sua stessa ammissione, non ha conservato nessun documento che oggi possa aiutarci a comprendere compiutamente cosa abbia fatto nei due anni della Costituente. Detto questo, le rivelazioni sul padre della sinistra cattolica scaturiscono dal lavoro svolto da padre Giuseppe Sale che pubblicherà tra breve “Il Vaticano e la Costituzione”(Jaca Books). In questo libro, vengono pubblicati dei documenti appartenenti al fondo dell’ex direttore di Civiltà Cattolica Giacomo Martegani. In un appunto è rivelato il “prezioso” ruolo svolto dal giovane deputato scuudocrociato sull’articolo 7 della Costituzione. “Questa mattina - è scritto in una nota Vaticana del 19 novembre del 1946 – è ritornato in segreteria di Stato l’onorevole Dossetti. Gli ho detto che, sostanzialmente, gli articoli proposti sono stati giudicati buoni. ( ...) L'on. Dossetti si è incontrato anche con Sua Em. Rev.mo Mons. Tardini, dal quale ha avuto le opportune direttive. Si è rimasti intesi che i membri democristiani della prima sottocommissione presenteranno e difenderanno tali articoli. L'on. Dossetti ha assicurato che tempestivamente informerà la Segreteria di Stato sulle eventuali difficoltà che i membri democristiani avessero da incontrare nella discussione. All'onorevole Dossetti ho detto che si sarebbe pensato di fare avvicinare gli onorevoli (Roberto) Lucifero e (Ottavio) Mastrojanni perché sostengano i democristiani”. Simili annotazioni erano state riportate in un articolo scritto da Sergio Soave sul Foglio del 14 dicembre 2006 dal titolo “Domani l’On. Dossetti tornerà per ricevere le opportune direttive”. Quindi nulla di nuovo. Ricordiamo che il dibattito sul ruolo del Vaticano nella Costituente era stato aperto nel giugno 2006 dalla rivista 30Giorni. che aveva pubblicato l’opuscolo “La Civiltà Cattolica e la Costituzione italiana”. Nel testo veniva spiegato come la rivista dei gesuiti, su indicazione di Pio XII, avesse elaborato tre progetti alternativi riguardanti quello che sarebbe diventato l’articolo 7 della Costituzione. Il proposito più ardito dei gesuiti era che nella Carta fosse scritto: “La religione cattolica apostolica romana è la sola religione dello Stato, gli altri culti sono tollerati”. Questo progetto testimonia quale disegno ambizioso muovesse i gesuiti i quali cercavano ovunque alleati pur di ottenere il massimo vantaggio dai lavori della Costituente. In un articolo del 9 giugno 2006 su Repubblica, Filippo Ceccarelli scrisse: “Il documento venne affidato ai democristiani allora chiamati a presiedere le commissioni o designati come relatori alla Costituente: Dossetti, La Pira, Moro. Ma fu fatto anche arrivare nelle mani di parlamentari qualunquisti, liberali e soprattutto in quelle di Meuccio Ruini, presidente di quella Commissione dei 75 incaricata di elaborare il progetto di Costituzione da sottoporre all'Assemblea. Lì, poi, certo, avvenne tutto alla luce del sole. Compreso il voto del Pci sull'articolo 7, che tanto stava a cuore alla Chiesa”. In questo quadro il ruolo di Dossetti fu simile a quello di tanti altri cattolici della Dc presenti alla Costituente. In un’intervista rilasciata a Panorama il 13 aprile 1972, Dossetti rievocò i suoi primi passi nell’agone parlamentare: “Arrivai ad essere un politico per caso; rapidamente mi trovai implicato nel gioco fino al collo, senza averlo voluto realmente. Non avevo neppure un minimo di preparazione ‘tecnica’; avevo letto pochissimi libri di politica e ne ricordavo uno soltanto, di Benedetto Croce”. Non c’è dubbio che il libro di cui parla Dossetti sia “Storia d’Italia dal 1871 al 1915”, consapevole del ruolo che avrebbe svolto tra il 1946 e il 1947. Tuttavia, gli stretti rapporti tra il Vaticano e Dossetti non furono mai negati dal diretto interessato soprattutto quando questi fu defenestrato da De Gasperi il 20 aprile 1948: “Ricordo con particolare chiarezza l'incontro con Alcide De Gasperi, a casa sua, due giorni dopo il 18 aprile del '48. Stavamo seduti su un divano rosso; gli dissi che da quel momento il partito doveva cambiare rotta, preparare un programma di rinnovamento delle antiquate strutture sociali del Paese. De Gasperi fu duro: replicò che il partito doveva operare verso il progresso, sì, ma con prudenza. In sostanza indicò una linea di opportunismo politico che io ho sempre rifiutato. Per me fu la più grande delusione della mia breve vita politica e décisi di lasciare tutto”. Paolo Glisenti di Panorama gli chiese perché allora decise di non abbandonare la Dc: “Fu Giovanni Battista Montini”, rispose Dossetti, “allora sostituto alla Segreteria di Stato, che mi scrisse una lettera, di dieci pagine a macchina, invitandomi a rimanere. Capii che non ero più padrone della mia vita, e siccome ho sempre pensato che ognuno di noi deve svolgere una missione, accettai. Per la stessa ragione risposi di sì quando Giacomo Lercaro mi chiese, nel '56, di presentarmi candidato alle elezioni amministrative di Bologna”. A rileggere oggi queste parole di Dossetti si comprende la sua buona fede. Come ha scritto giustamente lo storico Alberto Melloni sul Corriere della Sera lo scorso 23 dicembre, era dal 1993 che si era a conoscenza delle visite di Dossetti in Vaticano. Ma ciò non significa che Dossetti sia stato uno strenuo alleato della Santa Sede, altrimenti il suo atteggiamento nei confronti di De Gasperi avrebbe subito dei mutamenti nel tempo. E così non fu. Un altro errore in cui cadono spesso gli studiosi è quello di considerare il dossettismo come il germe dell’attuale cattocomunismo. In difesa di Dossetti e della peculiarità del suo pensiero, il 22 giugno 2006 intervenne Francesco Cossiga che al Corriere della sera dichiarò: “Il dossettismo, ispirato filosoficamente al tomismo con forti tentazioni rosminiane, era una concezione globale della società in cui egemone era la Chiesa, intesa come comunità dei credenti, e di cui doveva essere proiezione salvifica, ma autonoma della società politica, lo Stato secondo quella che era in fondo la concezione di Jacques Maritain. Il dialogo con i comunisti non era altro che il mezzo per ricomporre l’unità spezzata dell’unico popolo, che era insieme il popolo di Dio e il popolo della società temporale”. E allora a cosa serve oggi parlare delle visite assidue di Dossetti in Vaticano? (pal)

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