martedì 2 gennaio 2007

Il capo delle guardie elvetiche e le donne

Guardia Svizzera,
quando Elmar disse “Forbidden” alle donne
--IL VELINO SERA--2 gennaio 2009
di Lanfranco Palazzolo
(A sinistra il capo delle guardie svizzere E. T. Mader)

Roma - Le guardie svizzere non hanno mai amato particolarmente il loro capo, Elmar Theodore Mader. Un (ri)sentimento che è tornato alla ribalta nei giorni scorsi quando il quotidiano britannico The Independent ha insinuato l’ipotesi di un ammutinamento delle guardie papali, le quali non avrebbero potuto partecipare alle feste di capodanno. “I militari sono furenti – ha scritto The Independent - per il fatto che la regola che vieta loro di uscire di notte per Roma dopo la mezzanotte sia stata rigidamente applicata durante le giornate di festività, mentre lo stesso capitano Mader è spesso fuori dal Vaticano per partecipare a feste fino alle prime ore dell'alba”. Mader non ha preso bene questi pettegolezzi e ha minacciato immediatamente querele nei confronti di chi ha osato gettare fango sull’armonia che regna nel Corpo. Le notizie riportate dal quotidiano britannico “sono del tutto false – ha affermato -: nessuna disposizione è stata data circa il capodanno se non quella di prolungamento dell'orario di rientro in caserma”. Per questo lo stesso comandante “si riserva di adire alle vie legali contro chi ha diffuso queste notizie false che ledono il buon nome del Corpo delle Guardie Svizzere”. Tuttavia, l’eccessiva severità non è l’unica “colpa” che le reclute imputano al colonnello comandante Mader. Il risentimento della truppa elvetica nei confronti del comandante della Svizzera tedesca può essere fatto risalire al 2004, quando Mader pose un netto rifiuto alla presenza di donne nell’esercito del Papa. È stato infatti Mader a mettere la dicitura “Forbidden” alle domande giunte in Vaticano da ragazze di nazionalità elvetica che chiedevano di entrare a far parte del Corpo della Guardia Svizzera, che in quel periodo si apprestava a celebrare i 500 anni di servizio al Papa. Del resto, tra i requisiti per l’ammissione al Corpo – consultabili alla pagina http://www.vatican.va/roman_curia/swiss_guard/index_it.htm - non c’è la discriminante sessuale. Per questo anche molte ragazze avevano mandato una richiesta di ammissione. Il 4 maggio 2004, il colonnello comandante Elmar Mader espose i rischi di una scelta simile: “È difficile pensare, anche in futuro, a un servizio misto”. Secondo l'ufficiale, infatti, “sarebbero troppi gli aspetti negativi e troppi i problemi. Questa riforma non avverrà di sicuro sotto il mio comando”. Pur ammettendo che “di sicuro non sarebbe un problema adattare il costume” disegnato da Michelangelo, ai giornalisti il comandante elencava ben tre diverse ragioni per il “no”. Si trattava di ragioni logistiche e non di carattere religioso: “Primo: gli spazi limitati che abbiamo a disposizione per la caserma e per gli alloggi. Se entrassero le donne dovremmo prevedere un doppio standard, ma per far questo bisognerebbe allargare il Vaticano. Secondo: ci sarebbero altissimi costi di ristrutturazione. Abbiamo appena finito di ristrutturare gli alloggi e sappiamo bene quanto è costato. Se entrassero le donne dovremmo ricominciare tutto da capo. Terzo: avremmo problemi di natura disciplinare. Immaginiamo di far vivere sotto lo stesso tetto 110 guardie sotto i 30 anni. Ci sarebbero gelosie, problemi che disturberebbero il nostro servizio. Non voglio dare la colpa alle donne, ma la realtà è questa e dobbiamo tenerne conto”. Le guardie svizzere allora non la presero molto bene cercando di “consolarsi” con la “dolce vita” romana. Ma anche su questo fronte devono rispondere al comandante Mader. (pal)