sabato 10 febbraio 2007

Gay, la "tolleranza" del Pci

POL - *Gay /
Quando per la sinistra erano dei "viziosi"
--IL VELINO CULTURA-- 10 febbraio 2007
di Lanfranco Palazzolo
(A sinistra Renzo Laconi - Pci)
Roma, 10 feb (Velino) - Di nuovo polemiche dopo l’ultima battuta di Silvio Berlusconi. “I gay stanno tutti dall’altra parte” ha detto martedì scorso il leader della Cdl durante un comizio a Monza, dopo aver lodato l'intuito femminile. E giù un profluvio di dichiarazioni e critiche con il vicepremier Francesco Rutelli in testa che giudica le parole di Berlusconi “offensive e inopportune”, mentre il leghista Roberto Calderoli spiega che “se fossero tutti lì prima o poi finirebbero in un ghetto”. “È una battuta di spirito non spiritosa” dice il regista Franco Zeffirelli, amico di lunga data del numero uno di Forza Italia, in un’intervista al Corriere della Sera, che aggiunge: “Che i gay siano appoggiati dalla sinistra è innegabile, le fanno gola”. Il punto è che la presenza degli omosessuali è sempre stata molto dibattuta e combattuta, nella stessa sinistra che oggi critica Berlusconi. L’omofobia, insomma, appartiene all’intera storia della democrazia italiana. Dovrebbero ricordarlo pure coloro che tutti gli anni si recano a rendere omaggio a Palmiro Togliatti. Proprio per il Migliore, l’etichetta dell’omosessualità era uno strumento efficace di lotta politica. In un articolo del 24 settembre del 2005 sul Giornale, Ruggero Guarini ricordava che all’inizio degli anni Cinquanta Togliatti “volle confutare le rivelazioni di Andrè Gide sull’Urss invitandolo ad occuparsi di pederastia”. Ai tempi del Pci togliattiano vigeva la stessa regola che era norma non scritta a Hoollywood: “Quella parola” non doveva essere pronunciata. Per i comunisti, la “diversità” era un vizio borghese. La logica rivoluzionaria non poteva tollerare certe deviazioni. Nel Pci, l’omosessuale era tollerato solo se non aveva responsabilità politiche. Nel 1949, il settimanale Il Mondo pubblicò un’inchiesta sui quadri del Pci. Tra gli altri, un contadino raccontava la negazione della sua precedente esperienza omosessuale dalla quale si era “liberato” dopo aver acquisito “la coscienza di classe”.
Tutti sanno perfettamente che il responsabile dell’ufficio quadri del Pci, Edoardo D’Onofrio, vegliava sui dirigenti del partito “entrando” anche nelle abitudini della camera da letto. Ma l’omosessualità era anche l’efficace mezzo per distruggere qualcuno. Palmiro Togliatti ci provò con Pietro Secchia, facendo girare la voce che aveva dei gusti sessuali particolari. In realtà il partito non gradiva l’appoggio che Secchia aveva dato al compagno Giulio Seniga, capo dell’Ufficio sicurezza del Pci. Renzo Laconi era invece un brillantissimo parlamentare del Pci sardo. L’onorevole Laconi riuscì anche a diventare segretario di Presidenza della Camera a Montecitorio. L’esponente del Pci aveva una grande capacità oratoria. La periferia del partito se lo contendeva. Per Togliatti quel deputato era scomodo. Così furono fatte girare strane voci sul suo conto. La “colpa” di Laconi era quella di vivere da solo con la madre e di fare una vita ritirata. I dirigenti del partito gli fecero il vuoto intorno. E Laconi fu nominato segretario del Pci in Sardegna per toglierlo dal circolo della grande politica romana.
La situazione non è cambiata negli anni Settanta. Il corsivista dell’Unità Fortebraccio, il 4 ottobre del 1977, criticava il Corriere della Sera, reo di mettere in prima pagina dei pederasti. La discriminazione ha anche colpito quella che chiamiamo comunemente come la sinistra illuminata. Durante la celeberrima Biennale del dissenso, il giornalista cecoslovacco Antonin Liehm incontra il leader del FUORI Angelo Pezzana, da poco espulso dall’Urss. Non appena Pezzana si presenta al cospetto di Liehm, grande sostenitore dell’eurocomunismo, gli rivolge la parola dicendo: “Lei ha già fatto il suo numero a Mosca. Cosa cerca qui?”. Morale: sarà anche vero che gli omosessuali sono più vicini alla sinistra che alla destra. Però quanta fatica a stare da quella parte negli anni passati.