martedì 13 febbraio 2007

Quando la famiglia Mussolini si aggrappò a Gandhi

I diari di Mussolini e la capretta di Gandhi
IL VELINO SERA 13 febbraio del 2007
Di Lanfranco Palazzolo

(Dicembre del 1931, Gandhi abbraccia i balilla nel corso della sua visita a Roma)

Roma, 13 feb (Velino) - Chissà per quanto tempo si continuerà ancora a parlare dei diari di Benito Mussolini. Dalle prime anticipazioni di quelli entrati nella disponibilità di Marcello Dell'Utri, e nell'attesa di verificarne la veridicità, si è appreso che il duce non voleva la guerra nel 1939 e che era dispiaciuto della morte di Pio XI. Un ritratto che corrisponde parzialmente a quello dei Diari di Galeazzo Ciano che ci raccontano di un Mussolini indifferente alla scomparsa di Achille Ratti e poco propenso a entrare in guerra dopo l’invasione della Polonia da parte dei tedeschi. Basterebbe soltanto leggersi il preziosissimo L’orecchio del regime, libro edito da Mursia nel lontano 1973, nel quale il duce viene visto attraverso le intercettazioni telefoniche del ministero dell’Interno. In queste intercettazioni, Mussolini definisce Hitler “un pazzo”, un “criminale!” aggiungendo che “quello bisognerebbe mandarlo in un campo di concentramento!” (trascrizione della telefonata tra Mussolini e Ciano al Brennero il 13 agosto del 1939, pagina 161). Tuttavia, occorre riflettere sull’ondata di scetticismo che ha riguardato questa scoperta. Nel secondo dopoguerra i parenti di Mussolini hanno fatto di tutto per dimostrare che l’immagine del capo del fascismo era diversa da quella che avevano fatto credere gli antifascisti, al punto da ricordare qualcosa che non era mai accaduto. Il caso dell’incontro con il Mahatma Gandhi del dicembre 1931 ne è l’esempio più lampante. Mussolini e Gandhi si incontrarono nel pomeriggio del 12 dicembre a Palazzo Venezia per venti minuti. L’incontro fu una specie di monologo del duce che lasciò parlare pochissimo l’ospite. Negli anni successivi alla morte di Mussolini, invece, incominciò a girare la notizia che il duce aveva avuto con il leader politico indiano un incontro segreto, che però non era stato ripreso da nessun mezzo di informazione. Nel 1948 Rachele Mussolini nel libro La mia vita con Benito (Mondadori) raccontò di una surreale apparizione di Gandhi a villa Torlonia con una capretta. “Il mahatma - scrisse la moglie del duce - si presentò tenendo al guinzaglio la sua inseparabile capretta. Aveva un fascino straordinario e strano allo stesso tempo, il mahatma, e una dolcezza di modi veramente eccezionale. Di lui, dopo il ricevimento, Benito ebbe a dire, tra l’altro: ‘È un santone, un genio, che, cosa rara, usa la bontà come arma’”. Nel 1957 Vittorio Mussolini confermò questa versione in Vita con mio padre (Mondadori), dove è ricordato tra gli ospiti di villa Torlonia Gandhi “con la capretta”. Nel volume Due donne nella tempesta (periodici Mondadori) del 1961, Vittorio tornò sull’episodio scrivendo: “Quell’incontro e la stima che quella grande figura (Gandhi, ndr) gli aveva con tanta semplicità confermato (a Mussolini, ndr) lo avevano commosso: ‘Quest’uomo e la sua capra fanno tremare l’impero britannico’”. Nel 1973, nuovamente Rachele ricordò nel volume Mussolini sans masque (Fayard): “Quando Gandhi entrò nel salone al guinzaglio con la sua capretta; si fece un gran silenzio…”. Autorevoli studiosi hanno sostenuto per anni la visita a sorpresa di Gandhi, come ha fatto Ivone Kirchpatrick in Mussolini, study of a demagogue (Odhams) del 1964. E lo hanno fatto senza tenere conto dei giudizi sferzanti di Mussolini contro Gandhi, come quando il duce definì le idee del mahatma simili a quelle di Tolstoj, una sorta, cioè, di “puerile cristianesimo” (Nino D’Aroma, Mussolini segreto pagina 102-103). Ma soprattutto, al di là dei racconti dei parenti di Mussolini, non vi sono altre testimonianze riguardanti l’episodio della capretta a Villa Torlonia. Non esiste nulla che attesti che Gandhi fosse accompagnato dal quadrupede nei giorni della sua visita in Italia; nessun esponente della nobiltà romana o qualche gerarca ha mai citato questo episodio; lo stesso Mahatma non lo ha mai fatto; dai fascicoli del ministero dell’Interno non risulta nessuno spostamento di Gandhi verso villa Torlonia. Solamente rileggendo attentamente Mussolini sans masque viene alla luce, di nascosto, la verità di Rachele. “Si ha un bel dire che Mussolini è stato un violento, un dittatore da strapazzo, un uomo che non valeva niente. Ammettiamolo”. Allora, aggiunge Rachele, dovevano essere come lui tutti quelli che lo avevano incontrato e “tra loro figurano i personaggi più importanti del tempo”. Chissà se nei diari nella disponibilità di Dell'Utri è annotato l'episodio della capretta di Gandhi. Potrebbe essere un indizio non secondario di autenticità.

(pal) 13 feb 2007 19:59