giovedì 3 maggio 2007

Il '68 non si seppellisce

Sarkozy e il '68, gli ex (e non solo):
La storia non si cancella
IL VELINO SERA-- 3 maggio 2008
di Lanfranco Palazzolo

Roma, 3 mag (Velino) - La storia non si cancella. È questa l’opinione unanime degli esponenti politici nostrani interpellati dal VELINO riguardo le dichiarazioni di Nicolas Sarkozy, il quale nei giorni scorsi ha attaccato duramente il Sessantotto proponendosi come becchino di quella stagione: “Da allora”, ha affermato il candidato dell’Ump alla presidenza della Repubblica francese “non si può più parlare di morale in politica. Il “maggio francese” ci ha imposto il relativismo morale e intellettuale. Gli eredi del ’68 ci hanno imposto che non c’è alcuna differenza tra bene e male, tra bello e laido, tra vero e falso, che l’allievo e il maestro si equivalgono, che non bisogna dare voti, che si può vivere senza una gerarchia dei valori”. Le parole di Sarkozy non hanno raccolto un grande successo in Italia né tra i reduci del ’68 né tra quelli del ’77, appendice della prima contestazione studentesca. Gaetano Pecorella negli anni Sessanta era uno studente universitario di sinistra. Oggi, parlamentare di Forza Italia, dichiara che voterebbe il candidato dell’Ump Nicolas Sarkozy seppure non condivida le sue parole sul “maggio francese”: “Sono dichiarazioni di tipo populista. Sono parole che vengono dette quando si deve convincere una parte del paese che magari risente ancora di certe deviazioni legate ai fenomeni del ’68. La storia non si cancella e il ’68 ha portato in tutto il mondo, a partire dagli Stati Uniti passando per la Francia e l’Italia, cambiamenti importanti, situazioni di rinnovamento della politica, di valori morali e alcune libertà fondamentali. Ma Pecorella non salva tutto: “Se vediamo il ’68 dal punto di vista degli epigoni, dei gruppi terroristici, dei gruppi armati, della violenza, dei pestaggi e così via, è chiaro che questi aspetti vadano cancellati. Il terrorismo che oggi sta prendendo fiato in Italia è svincolato dalle grandi battaglie popolari delle università. In quegli anni ero iscritto all’università e ho vissuto in prima persona le lotte dei lavoratori. Come in tutte le cose vi è un ’68 molto positivo e uno negativo. Se quello che si vuole cancellare è l’effetto violento del ’68 non si può che essere d’accordo con Sarkozy. Credo che quello del candidato dell’Ump sia stato un messaggio di tipo elettorale con la consapevolezza che quello che la storia doveva cancellare sia già stato cancellato”. Per il deputato dei Verdi Marco Boato, quella di Sarkozy “è una frase molto sciocca”. Alla fine degli anni Sessanta, Boato fondò, assieme ad Adriano Sofri, Mauro Rostagno, Guido Viale, Giorgio Pietrostefani e Paolo Brogi, il movimento politico di estrema sinistra “Lotta continua”. Per l’attuale esponente dei Verdi, la frase di Sarkozy “è banale per un uomo che banale non è. Non so se il leader dell’Ump vincerà le elezioni presidenziali anche se le sue probabilità sono buone. La sua campagna elettorale è stata molto efficace. Sarkozy ha neutralizzato l’estrema destra e ha catalizzato su di sé dei consensi trasversali che un anno fa sarebbero stati inediti. Per questa ragione non mi sarei mai aspettato da lui una banalità del genere. È ovvio che non si può cancellare la storia e nemmeno il ’68 che ha lasciato dei segni tangibili. Quindi la pretesa di Sarkozy è stata sciocca”. Boato individua un preciso parallelo: “Ho trovato quelle parole come una sorta di dichiarazione di identità gollista rispetto allo scontro politico molto forte che si è verificato in Francia. Non dimentichiamoci che, a differenza del ’68 italiano che durò a lungo, oltralpe quella stagione ebbe una propria peculiarità. In Francia, il presidente della Repubblica in carica – lo ha rivelato recentemente il generale Wojciech Jaruzelsky (vedi Repubblica del 30 aprile) – si recò personalmente a Baden Baden dal generale Jacques Massu, che era stato esiliato in Germania, per chiedere la fedeltà delle truppe francesi lì dislocate nel caso si fosse arrivati a una emergenza dell’ordine pubblico. Questo fu un episodio al limite dell’eversione istituzionale. Questi fatti in Italia non si sono verificati. Sarkozy, a distanza di quarant’anni, vuole prendere questa bandiera gollista che è una bandiera ideologica alquanto mummificata”. Boato torna a sottolineare che il "maggio francese" durò appena un mese e che “nell’immediato venne sconfitto con un referendum da De Gaulle e dalla destra francese di allora. Però – prosegue l’esponente verde -, se c’è un pregio che la Francia ha avuto è stato quello di avviare una serie di riforme dell’università e del sindacato. Questa è stata l’altra faccia della repressione. La Francia ha saputo innovare e rinnovarsi. Oggi è banale immaginare di cancellare con una dichiarazione elettorale tutta quella fase storica”. Per l'esponente diessino Luciano Violante, che nel 1968 era un giovane magistrato alle prime armi, quella di Sarkozy “è una frase sbagliata e anche pericolosa perché i pezzi della storia non si cancellano. La pericolosità sta nella visione molto ideologica di quel processo. Trovo che il ’68 sia stato un grande processo di liberazione della scuola, della medicina, della psichiatria, dell’università e del giornalismo. Le libertà che abbiamo oggi nascono proprio da là. È innegabile che ci siano stati anche deragliamenti drammatici. Però schiacciare la libertà sul fronte del terrorismo credo sia un’operazione francamente reazionaria e da combattere”. Per il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco, studente universitario a Berkley nel ’68, non ci sono dubbi: “Sarkozy cerca di prendersi i voti di Le Pen. Questa è la verità. Concordo con quanti in questi giorni hanno sostenuto che quella stagione fu un grande momento di liberazione, di evoluzione della nostra società. Ci fu anche un elemento di confusione che permane ancora adesso. Ma questa è la storia. Fare polemica su quella vicenda mi sembra una forma di infantilismo e di strumentalismo applicato alla situazione attuale”. Su cosa debba essere cancellato del ’68, Visco si arrabbia e dice: “Ho già detto cosa penso su tutte e due le cose!”. Secondo il sottosegretario all Economia Paolo Cento, “il tentativo, oggi, di ridiscutere quella stagione è alquanto patetico perché gli eventi ci hanno lasciato un’eredità profonda nelle cose positive e anche in quelle negative. Il ’68 non va salvaguardato come un’icona, ma come una parte della storia contemporanea”. Sui cattivi maestri, Cento spiega: “Se io guardo a come è andato il mondo, l’unico elemento non soddisfacente del ’68 è che a un certo punto i protagonisti di quella stagione si sono seduti pensando di aver acquisito un ruolo nella società. E questo ruolo di rilievo aveva risolto le contraddizioni per le quali era nato il ’68. Semmai il limite è stato di non essere andati avanti…”. In merito all’insuccesso politico delle forze eredi di quel periodo, il sottosegretario all’Economia ricorda: “Bisogna vedere se tra queste forze politiche vadano inseriti anche i socialisti francesi che oggi sono al ballottaggio. È sempre molto difficile parlare di un’eredità culturale e confonderla con quello che è stato il '68. Probabilmente il suo limite fu che venne interrotto a metà. Quella che era una rivoluzione indispensabile e necessaria si è fermata senza andare avanti. In Italia, in un contesto diverso, dopo il ’68 c’è stato il ’77. Questo in Francia non è accaduto. Questa è anche una delle ragioni della debolezza politica della sinistra transalpina”. Per il deputato dell'Ulivo Gerardo Bianco, eletto a Montecitorio per la prima volta nel 1968, questi temi vanno affrontati “con spirito storico e scientifico analizzando le specifiche situazioni: abbiamo visto un ’68 americano, uno francese e uno italiano tutti con storie diverse. Io penso che il problema non sia quello di cancellare, perché ciò che è avvenuto non si può eliminare. Piuttosto oggi dobbiamo capire. Io non sono uno di quelli che esalta il ’68. In quegli anni ci fu un processo di liberazione, ma anche l’esaltazione dell’ignoranza, l’idea che bastasse affermare alcuni slogan per essere promossi nelle università. Il lassismo fu una parte di questa operazione di liberazione. Oggi è bene ricordare questo capitolo della nostra storia per i limiti che tale processo si portò dietro”.

(pal) 3 mag 2007 20:16